Ferragosto in spiaggia: il diritto che pochi conoscono e che nessun stabilimento può negarti
Raggiungere la riva è gratuito e garantito per legge, anche attraversando uno stabilimento balneare. Cosa sapere prima di andare al mare.
È Ferragosto, le spiagge italiane sono affollatissime, e ogni anno si ripete la stessa scena: bagnanti bloccati all'ingresso di uno stabilimento, a cui viene chiesto di pagare o di girarsi dall'altra parte. Nella maggior parte dei casi si tratta di un abuso. La legge italiana è chiara, anche se non tutti — né i gestori, né i bagnanti — sembrano conoscerla fino in fondo.
Il punto di partenza è uno solo: le spiagge appartengono allo Stato. L'articolo 822 del Codice Civile e l'articolo 28 del Codice della Navigazione classificano il litorale come demanio marittimo, cioè un bene pubblico destinato all'uso collettivo. Non può essere privatizzato. Quando uno stabilimento ottiene una concessione, non acquista la spiaggia: ne riceve in gestione una porzione, ma l'uso pubblico rimane garantito per legge.
Il diritto che più spesso viene violato — o semplicemente ignorato — riguarda la cosiddetta battigia: la striscia di sabbia bagnata su cui si infrange l'onda, estesa generalmente per circa cinque metri dal bordo del mare. Su quella fascia chiunque può passare e fare il bagno, liberamente e gratuitamente. Lo stabilisce in modo esplicito l'articolo 11 della legge n. 217 del 2011, la cosiddetta Legge comunitaria 2010, che riconosce il «diritto libero e gratuito di accesso e di fruizione della battigia, anche ai fini di balneazione». Prima ancora, la Legge Finanziaria 2007 aveva già imposto ai titolari di concessioni l'obbligo di consentire il transito verso la battigia senza alcun costo.
In concreto, questo significa che uno stabilimento non può impedire a un passante di attraversarlo per raggiungere il mare, né può chiedergli un pagamento per farlo. Se lo fa, commette una violazione di legge. Chi gestisce la concessione può legittimamente far pagare ombrelloni, lettini, cabine e docce — i servizi, insomma — ma non il passaggio verso l'acqua. La fascia dei cinque metri dalla battigia deve inoltre rimanere sempre libera: molte ordinanze comunali vietano di occuparla con teli, sdraio o ombrelloni, anche perché serve a garantire il transito ai mezzi di soccorso. In alcune situazioni, per spiagge larghe meno di venti metri, le Capitanerie di porto possono ridurre questa fascia fino a tre metri, ma il principio non cambia.
Le Regioni, dal canto loro, hanno l'obbligo di individuare varchi e modalità di accesso nei piani di utilizzo del demanio marittimo. Nella pratica, tuttavia, i controlli non sempre ci sono e le irregolarità si moltiplicano. Nel 2026 si sono registrati casi di cancelli abusivi che sbarrano passaggi storici verso la spiaggia libera, come a Forte dei Marmi, e polemiche sui tornelli all'ingresso di alcuni stabilimenti in zone come Livorno. Il 14 agosto, a un giorno da Ferragosto, il Gruppo d'Intervento Giuridico ha inoltrato un'istanza di accesso civico per verificare se all'Isola del Giglio le attrezzature balneari rispettino la disciplina sulla battigia, dove sarebbero state segnalate strutture che arrivano fino al bordo dell'acqua.
Cosa fare se ci si vede negare il passaggio? La legge prevede strumenti concreti. Chi impedisce l'uso pubblico del demanio — ad esempio con cancelli o sbarramenti — rischia l'arresto fino a sei mesi e un'ammenda, ai sensi dell'articolo 1161 del Codice della Navigazione. Il bagnante a cui viene negato l'accesso o chiesto un pagamento illecito può chiamare la polizia locale o la Guardia Costiera, che può intervenire, verificare la situazione e redigere un verbale.
C'è anche un altro aspetto meno noto: lasciare ombrelloni o attrezzature sulla spiaggia libera per tutta la notte, «prenotando» di fatto uno spazio pubblico, è considerato occupazione abusiva del demanio e può portare al sequestro degli oggetti. E sul gioco del pallone — tema che divide ogni estate — non esiste un divieto nazionale, ma molti Comuni e Capitanerie di porto introducono limitazioni nelle zone più affollate: conviene controllare le ordinanze locali prima di litigare con i vicini di telo.
Sullo sfondo resta aperta la questione strutturale delle concessioni balneari, oggetto di un lungo braccio di ferro tra l'Italia e l'Unione Europea: la Direttiva Bolkestein impone che le concessioni vengano assegnate tramite gara pubblica, mentre fino ad oggi molte sono state rinnovate automaticamente per decenni. Il decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32 ha imposto al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di predisporre uno schema di bando-tipo nazionale, ma il tema resta controverso e politicamente divisivo, con una parte del mondo imprenditoriale che chiede tutele per gli investimenti fatti e chi invece vede nella gara pubblica l'unico modo per garantire concorrenza e accesso equo alla costa.