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Snorkeling nelle riserve marine italiane: dove il mare vale davvero il tuffo
Foto: Bastian Riccardi / Pexels
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Snorkeling nelle riserve marine italiane: dove il mare vale davvero il tuffo

Dalle AMP liguri alle isole siciliane, una guida alle aree marine protette dove fare snorkeling e incontrare la biodiversità del Mediterraneo.

La Redazione ·22 agosto 2026 12:07 ·4 min di lettura

Maschera, boccaglio, pinne e un tuffo nel blu. Lo snorkeling è forse l'attività estiva più democratica che esista: non richiede brevetti, non impone attrezzature costose, eppure apre le porte a un mondo che la maggior parte delle persone non ha mai visto davvero. E l'Italia, con le sue migliaia di chilometri di costa e una rete di Aree Marine Protette tra le più ricche del Mediterraneo, offre scenari che farebbero invidia a destinazioni ben più celebrate. Il punto è sapere dove andare.

Le Aree Marine Protette — le cosiddette AMP — sono tratti di costa e fondale sottoposti a tutela e regolamentati con diversi gradi di protezione, dove la pesca è limitata o vietata. Il risultato, nel tempo, è un'esplosione di biodiversità che si vede a occhio nudo appena si infila la testa sott'acqua. Praterie di Posidonia oceanica, cernie e saraghi, polpi, anemoni, stelle marine, e con un po' di fortuna anche una tartaruga caretta caretta di passaggio: il catalogo è lungo, e varia da regione a regione.

Tra le mete più sorprendenti c'è l'Area Marina Protetta di Miramare, nel Golfo di Trieste. Istituita nel 1986 e gestita dal WWF da oltre quarant'anni, è tra le prime AMP istituite in Italia e rimane un riferimento per la conservazione marina nel Mediterraneo settentrionale. Piccola per estensione — trenta ettari di zona a protezione integrale, novanta di zona parziale — ma straordinariamente ricca, offre itinerari snorkeling lungo un sentiero subacqueo poco profondo ai piedi del Castello di Miramare, a pochi metri dalla riva. Si incontrano corvine, blennidi, spigole, nudibranchi, e l'area è anche habitat di tartarughe marine e cetacei.

Scendendo verso il Tirreno, l'AMP di Portofino — istituita nel 1999 tra Camogli, Santa Margherita Ligure e Portofino — è considerata una delle aree marine più ricche del Mediterraneo. La baia di Paraggi, all'interno del perimetro protetto, è interdetta al traffico nautico: niente barche a motore, solo nuotatori in un acquario naturale tappezzato di Posidonia oceanica. Un'altra location esclusiva è Punta Giasso, sulla costa meridionale del Promontorio, nota anche come Punta Vitrale.

Nel mare Adriatico, le Isole Tremiti meritano un discorso a parte. L'arcipelago pugliese, circa tremila ettari di terra emersa e quasi millecinquecento di area protetta, fa parte del Parco Nazionale del Gargano e ha ottenuto la protezione nel 1989. Le acque sono tra le più trasparenti dell'Adriatico e i fondali — rocciosi, con grotte sommerse e una fauna variegata — risultano ideali anche per i principianti, grazie alle profondità contenute. Vengono organizzate escursioni guidate da biologi marini, il che trasforma l'uscita in qualcosa di più di una semplice nuotata.

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Il Sud e le isole: biodiversità allo stato puro

In Sicilia ci sono almeno due AMP da segnare in agenda. Ustica ospita una delle aree marine protette istituite per prime in Italia, anch'essa nel 1986: barracuda, murene, polpi, salpe e crostacei popolano fondali modellati da una morfologia vulcanica unica, con grotte accessibili dalla superficie come la Grotta di San Bartolomeo, e persino un itinerario archeologico subacqueo con antichi reperti sommersi. Cala Sidoti, sul lato occidentale dell'isola, è indicata come uno dei migliori punti di snorkeling. Più a est, a pochi chilometri da Siracusa, il Parco Marino del Plemmirio si estende per dodici chilometri intorno alla Penisola della Maddalena: fondali rocciosi, acqua con eccellente visibilità e grotte come la Grotta delle Stalattiti e la Grotta del Formaggio, accessibili nella Zona B dove è consentita anche la balneazione.

In Sardegna, invece, l'AMP Tavolara Punta Coda Cavallo — circa quindicimila ettari da Capo Ceraso a Capo Coda Cavallo, gestita dal 1997 — unisce acque cristalline, scogliere imponenti, calette di sabbia bianca e punti di interesse come le piscine naturali di Molara e il relitto della nave Chrisso. Lo snorkeling è gratuito, anche se raggiungere alcune zone richiede il traghetto o un'imbarcazione a pagamento. A completare l'offerta sarda c'è il Parco Nazionale dell'Arcipelago della Maddalena, dove all'Isola di Spargi, nella baia di Cala Corsara, sono visibili anche resti di relitti sommersi.

Per chi preferisce la terraferma e un approccio più avventuroso, la Baia di Ieranto, sulla Penisola Sorrentina in Campania, si raggiunge a piedi da Nerano e offre acqua limpida, fondali ricchi e una grotta sommersa da esplorare, in un contesto di natura incontaminata lontano dalle rotte turistiche più frequentate. E poi ci sono le Isole Pelagie — il punto più meridionale d'Italia — dove a Lampedusa calette come Cala Pisana, Cala Creta e Cala Galera garantiscono un'ottima visibilità già dalla superficie, con pesci e flora acquatica fin dai primi metri.

Il denominatore comune di tutte queste destinazioni è uno solo: la protezione funziona. Dove la pesca è regolamentata e il fondale è lasciato in pace, la vita marina torna e si moltiplica in modi che stupiscono ogni volta. Basta infilare la testa sott'acqua per accorgersene.

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