Una ondata di protesta scuote il mondo della musica: nomi del calibro di Massive Attack, Kneecap, Brian Eno, Sigur Rós, Nadine Shah, Mogwai e Hot Chip hanno unito le forze in una lettera aperta che chiama al boicottaggio dell’Eurovision Song Contest 2026. Il bersaglio? La partecipazione di Israele, vista non come un semplice evento musicale, ma come un palcoscenico che celebra un paese accusato di atrocità imperdonabili.
Gruppi come No Music For Genocide e la Palestinian Campaign for the Academic & Cultural Boycott of Israel guidano la carica, raccogliendo oltre mille firme in un appello diretto all’Unione Europea di Radiodiffusione (EBU). Chiedono l’esclusione di KAN, la radiotelevisione pubblica israeliana, dal concorso che si terrà a Vienna. “Per il terzo anno consecutivo”, recita la lettera, “Israele viene celebrato sul palco nonostante il suo genocidio in corso a Gaza, mentre la Russia resta bandita per l’invasione dell’Ucraina”. Parole che colpiscono duro, evocando un doppio standard che mina la credibilità dell’evento.
Non si tratta solo di accuse astratte. La missiva dipinge quadri vividi di sofferenza: “Rifiutiamo di tacere mentre la violenza genocida di Israele fa da colonna sonora e soffoca le vite palestinesi”. Immagini di bambini picchiati nelle prigioni israeliane per aver canticchiato una melodia, di palchi, studi, librerie e università ridotti a cumuli di macerie sotto cui giacciono corpi insepolti. È un grido che trasforma l’Eurovision da festa pop in simbolo di complicità morale.
Gli organizzatori della campagna applaudono le cinque nazioni – Spagna, Irlanda, Slovenia, Paesi Bassi e Islanda – che hanno ritirato le loro partecipazioni, insieme ai finalisti nazionali che hanno rifiutato di salire sul palco. “Riconosciamo il nostro potere collettivo, il potere del rifiuto“, affermano. “Non saremo complici. Invitiamo l’intera industria a unirsi a noi, in solidarietà con ogni sforzo per porre fine alla complicità in ogni settore”.
L’EBU difende tenacemente la sua scelta, richiamando la neutralità. Nel 2022 escluse la Russia per l’Ucraina, un ban ancora in vigore. Ma Kneecap ribatte secco: “La Russia bandita dal 2022, Israele accolto per il terzo anno. Non è neutralità. È una scelta”. Israele nega le accuse di genocidio, ma un’inchiesta ONU del settembre 2025 ha concluso diversamente, alimentando il dibattito.
L’Eurovision, colossale evento musicale che ha attirato 166 milioni di spettatori l’anno scorso, si appresta alla sua settantesima edizione controversa a Vienna, con la finalissima il 16 maggio 2026. Tra luci scintillanti e note euro-pop, si profila un’ombra: quella di artisti che scelgono il silenzio come arma più potente della musica stessa.







