Nel cuore del Mediterraneo, a centinaia di miglia nautiche da Israele, si è consumata un’operazione che molti definiscono pirateria internazionale. La Global Sumud Flotilla, una spedizione umanitaria composta da circa sessanta imbarcazioni e oltre mille volontari di varie nazionalità, navigava verso la Striscia di Gaza per sfidare il blocco navale e portare aiuti medici e alimentari a una popolazione devastata da anni di assedio, bombardamenti e carestia. Sumud, termine arabo che evoca fermezza e resilienza, simboleggiava la tenacia di questa missione.
Stanotte, al largo di Creta, le navi militari israeliane hanno circondato la flotta. Motoscafi si sono avvicinati rapidamente, identificandosi con laser puntati e armi d’assalto semiautomatiche. Gli attivisti, colti di sorpresa in acque sostanzialmente europee, hanno ricevuto l’ordine di spostarsi a prua, mettersi in ginocchio o a quattro zampe. Soldati armati sono saliti a bordo, interrompendo ogni comunicazione. Ventidue delle sessanta barche – tra cui diverse con bandiera italiana, partite da Augusta in Sicilia solo quattro giorni prima – sono state intercettate e sequestrate. Circa centosettantacinque persone, ora dirette verso Israele, raccontano di un’irruzione surreale e violenta.
La portavoce della flottiglia descrive la scena con parole cariche di indignazione: due navi da guerra si sono presentate, ordinando la fermata e il ritorno. Dopo l’abbordaggio, silenzio radio. “È vergognoso”, afferma, “sequestrare civili con aiuti umanitari in alto mare, a oltre novecento chilometri da Gaza”. Gli organizzatori parlano di un’escalation pericolosa, un rapimento di civili sotto gli occhi del mondo, in spregio al diritto internazionale. L’inviato israeliano alle Nazioni Unite ribatte definendo l’operazione un intervento professionale contro una “flottiglia provocatoria” guidata da elementi ostili, mirata a sabotare il piano di pace in fase di transizione.
Il ministero degli Esteri israeliano contesta le intenzioni umanitarie, liquidando la missione come una “trovata pubblicitaria” legata a gruppi radicali, volta a ostacolare la roadmap per un’amministrazione transitoria a Gaza. Eppure, la crisi umanitaria nella Striscia è innegabile: decine di migliaia di vittime, in maggioranza donne e bambini, feriti e una carenza cronica di beni essenziali, nonostante tregue intermittenti.
In Italia, la Farnesina si attiva immediatamente. Il ministro Antonio Tajani ordina all’Unità di Crisi e alle ambasciate a Tel Aviv e Atene di raccogliere informazioni e tutelare i connazionali. Reazioni politiche infiammano il dibattito: esponenti come Nicola Fratoianni denunciano un atto di pirateria, chiedendo garanzie per l’incolumità di tutti e misure contro l’impunità. La domanda riecheggia: quanto ancora si tollereranno interferenze così gravi in acque internazionali? La flottiglia, simbolo di resistenza, ora attende risposte dal mondo.







