Il super El Niño e l'allarme Onu: il limite di 1,5 gradi è ormai destinato a essere superato
La WMO prevede un El Niño eccezionalmente forte fino a febbraio 2027. L'UNEP certifica: superare 1,5°C è inevitabile.
C'è una grande macchina termica accesa nel Pacifico e, stando agli ultimi rapporti delle Nazioni Unite, qualcuno ha appena girato la manopola verso destra — e non sembra intenzionato a tornare indietro. L'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha dichiarato con una probabilità eccezionalmente alta, quasi del 100%, che l'attuale fenomeno El Niño persisterà almeno fino a febbraio 2027, rafforzandosi ulteriormente nei prossimi mesi fino a raggiungere un'intensità «molto forte» o «eccezionalmente forte», con un picco atteso verso la fine del 2026. Alcune previsioni si spingono ancora oltre: questo episodio potrebbe rivelarsi il più intenso degli ultimi mille anni, o comunque da quando, quattro decenni fa, sono iniziate le rilevazioni comparabili.
Per capire perché la notizia conta, è utile ricordare il meccanismo. El Niño è un riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico equatoriale centro-orientale che si ripete in modo ciclico, alterando i modelli atmosferici su scala planetaria: piogge e siccità si spostano di migliaia di chilometri, le temperature medie globali salgono. Gli effetti più pronunciati si manifestano tipicamente nell'anno successivo allo sviluppo del fenomeno. Questo significa che il conto più salato potrebbe arrivare nel 2027, un anno che le proiezioni indicano già come potenzialmente il più caldo mai registrato nella storia della meteorologia moderna.
I numeri degli ultimi anni rendono il quadro ancora più nitido. Gli ultimi undici anni, dal 2015 al 2025, sono stati gli undici anni più caldi mai misurati. Il 2024 ha stabilito il record assoluto; il 2025 si è classificato terzo, soltanto 0,13°C al di sotto. Soprattutto, i tre anni 2023-2025 hanno superato in media la soglia di 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali — la prima volta che un triennio consecutivo varca quella linea. La temperatura media globale degli ultimi dodici mesi (luglio 2025 - giugno 2026) si è attestata a 1,43°C sopra la media preindustriale del periodo 1850-1900.
Ed è qui che entra in campo il rapporto pubblicato a settembre 2026 dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), che non usa mezze parole: il superamento stabile di 1,5°C è ormai inevitabile. Non è una previsione catastrofista, ma la registrazione di una traiettoria già in atto. Il documento descrive uno scenario cosiddetto di overshoot: le temperature globali supereranno il limite «nei prossimi anni», raggiungeranno un picco — che non dovrebbe eccedere circa 1,8°C per conservare una possibilità di rientro — e poi, idealmente, si raffredderanno gradualmente al di sotto di 1,5°C entro la fine del secolo. Un percorso a gobba, non una caduta libera, ma un percorso che richiede tagli drastici alle emissioni che al momento non sono in programma.
L'Accordo di Parigi del 2015 aveva fissato l'obiettivo di contenere il riscaldamento «ben al di sotto dei 2°C», puntando a 1,5°C. Il Rapporto Speciale dell'IPCC del 2018 aveva avvertito che raggiungere quel traguardo era ancora possibile, ma avrebbe richiesto «profonde riduzioni delle emissioni» e «cambiamenti rapidi, di vasta portata e senza precedenti in tutti gli aspetti della società». Quelle riduzioni non sono arrivate nella misura necessaria, e oggi le stesse Nazioni Unite riconoscono che la Terra ha perso la possibilità di prevenire alcuni dei peggiori danni del riscaldamento globale.
Le conseguenze più immediate del super El Niño in corso riguarderanno soprattutto le fasce più vulnerabili del pianeta. Siccità severa è prevista in Africa meridionale, nel sud-est asiatico e nel nord del Sud America; inondazioni e tempeste più intense colpiranno alcune zone dell'Africa orientale e del sud degli Stati Uniti. Il rischio di incendi aumenta in Amazzonia, nel sud-est asiatico, in Australia e in Canada. Il Programma Alimentare Mondiale ha già lanciato l'allarme ad agosto 2026: l'El Niño potrebbe spingere circa 50 milioni di persone verso la fame acuta.
Per chi vive alle latitudini temperate — Italia compresa — gli effetti saranno meno diretti ma non assenti: estati più torride, eventi meteorologici estremi più frequenti, pressioni migratorie crescenti dai paesi più colpiti. La soglia di 1,5°C non è un simbolo astratto. È il punto oltre il quale i modelli climatici indicano un'accelerazione dei rischi per gli ecosistemi, per la sicurezza alimentare e per la stabilità geopolitica. Superarla — anche temporaneamente, anche con l'intenzione di tornare indietro — significa navigare in acque inesplorate, con tutte le incertezze che questo comporta.