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West Nile in Italia, +60% di casi in sette giorni: ecco dove circola il virus e come proteggersi
Foto: Jimmy Chan / Pexels
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West Nile in Italia, +60% di casi in sette giorni: ecco dove circola il virus e come proteggersi

Al 12 agosto 2026 sono 226 i contagi confermati, distribuiti in 55 province e 16 regioni. Sette i decessi. Cosa sapere e come difendersi.

La Redazione ·19 agosto 2026 10:06 ·3 min di lettura

È piena stagione di West Nile, e i numeri lo confermano con una certa brutalità. In una sola settimana, tra il 5 e il 12 agosto 2026, i casi confermati di infezione da West Nile Virus in Italia sono passati da 141 a 226: un incremento del 60% in sette giorni. Sette le persone decedute, una in più rispetto alla settimana precedente. Il virus, favorito dalle temperature elevate e da un'estate che si allunga sempre di più, corre lungo la pianura padana, risale gli Appennini e tocca ormai anche le isole.

Il quadro epidemiologico emerge dal monitoraggio coordinato dal Ministero della Salute, dall'Istituto Superiore di Sanità e dal Centro Nazionale Sangue, che gestiscono una sorveglianza integrata — umana e veterinaria — attiva ogni anno dalla stagione calda. I 226 casi si suddividono in tre categorie: 102 hanno presentato la forma neuro-invasiva, la più grave, mentre 86 sono stati casi di febbre e 38 sono stati identificati come asintomatici in donatori di sangue. Tra i contagi confermati figurano anche due casi importati dall'estero, rispettivamente dalle Maldive e dal Burkina Faso.

La mappa della diffusione è già molto estesa. Al 12 agosto le province con circolazione accertata del virus sono 55, distribuite in 16 regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia e Sardegna. Già a metà luglio l'Organizzazione Mondiale della Sanità aveva segnalato l'Italia come il Paese con la distribuzione geografica più ampia in Europa, con 21 casi confermati in 17 aree diverse al 15 luglio.

Il confronto con l'anno passato offre una prospettiva utile, anche se non tranquillizzante. Nel 2025, nello stesso periodo, erano stati segnalati 89 casi: il trend del 2026 risulta dunque «in linea» con quello dell'anno precedente, stando ai dati delle autorità sanitarie. A fine stagione 2025 i casi totali erano stati 275, con 25 decessi. Se la progressione attuale dovesse confermarsi, il 2026 potrebbe avvicinarsi a quei numeri.

Come funziona il virus e chi rischia davvero

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Il West Nile è un arbovirus della famiglia dei Flaviviridae, isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda e oggi diffuso su più continenti. In Italia è endemico in alcune aree e circola ogni estate attraverso le zanzare del genere Culex, che si infettano pungendo uccelli selvatici — il principale serbatoio del virus — e possono poi trasmetterlo all'uomo. Il contagio diretto tra persone non avviene; esistono però percorsi di trasmissione rari ma documentati, come trasfusioni di sangue, trapianti di organi e passaggio da madre a feto durante la gravidanza. Proprio per questo, dal 1° giugno 2026 è tornata operativa la sorveglianza della Rete trapianti.

La notizia potenzialmente rassicurante — e che vale la pena sottolineare — è che circa l'80% delle persone infette non sviluppa alcun sintomo. Un ulteriore 20% manifesta una sintomatologia leggera: febbre, mal di testa, nausea, vomito, linfonodi ingrossati, sfoghi cutanei. Nella grande maggioranza dei casi si risolve in pochi giorni. La forma grave, quella neuro-invasiva, colpisce meno dell'1% degli infetti — circa una persona su 150 — e riguarda soprattutto anziani e soggetti con sistema immunitario compromesso. I sintomi in questi casi includono febbre alta, forti cefalee, debolezza muscolare, disorientamento, tremori, disturbi visivi, convulsioni e, nei casi più severi, coma. In circa uno su mille il virus può provocare encefalite letale.

Non esiste un vaccino approvato per l'uso umano né un antivirale specifico: la terapia è di supporto. L'OMS Europa ha richiamato i Paesi a potenziare la sorveglianza delle zanzare e a informare la popolazione sulle misure di protezione individuale, ricordando che le estati sempre più lunghe e calde ampliano sia i tempi sia le aree di trasmissione.

Su questo fronte, le indicazioni delle autorità sanitarie italiane sono semplici e concrete: usare repellenti cutanei nelle ore di maggiore attività delle zanzare — alba e tramonto — indossare indumenti a maniche lunghe, eliminare i ristagni d'acqua vicino alle abitazioni. E, in caso di febbre superiore a 38°C accompagnata da eruzione cutanea o altri sintomi sospetti, consultare il proprio medico senza aspettare.

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