West Nile in Italia, 84 casi e due morti dall'inizio dell'anno: Lombardia e Lazio in testa
Dall'inizio del 2026 confermati 84 contagi da West Nile Virus in 12 regioni. Trentasette i casi nella forma più grave, neuroinvasiva.
Ottantaquattro casi confermati, due decessi, dodici regioni coinvolte. Sono i numeri del West Nile Virus in Italia dal febbraio scorso al 28 luglio 2026, fotografati dall'ultimo report della sorveglianza settimanale. Un bilancio che, per ora, si mantiene in linea con lo stesso periodo del 2025 — quando i casi accertati erano 89 — ma che arriva dopo un anno record: il 2025 ha fatto segnare 773 casi confermati, il livello più alto mai registrato nel nostro paese, contro i 332 del 2023.
La regione più colpita in questa stagione è la Lombardia, con 26 casi su 84 totali. Seguono Piemonte e Veneto, tredici ciascuna, Emilia-Romagna con dodici e il Lazio con dieci. Più distante la Campania, a quota cinque. In tutto, la circolazione del virus è stata dimostrata in 47 province distribuite su dodici regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Sicilia e Sardegna. Dei due decessi registrati, uno riguarda un caso importato dalle Maldive.
Dei 84 contagi accertati, 37 si sono manifestati nella forma neuroinvasiva — la più pericolosa, che può evolvere in meningite, encefalite o meningoencefalite — mentre 27 si sono presentati come febbre West Nile, con sintomi più lievi. Altri 19 sono stati individuati come asintomatici durante donazioni di sangue, grazie alle misure di screening attive. Il primo caso del 2026 in Italia è stato registrato a metà maggio nella provincia di Oristano, in Sardegna, in una persona di oltre sessant'anni: un'insorgenza anticipata rispetto al tipico calendario stagionale, segnale che merita attenzione.
Per il Lazio, il richiamo è ancora più diretto. Il 2025 è stato un anno difficile: 218 casi nella regione, di cui 171 infezioni autoctone concentrate tra luglio e agosto, 57 forme neuroinvasive e 9 decessi. Fabrizio Maggi, direttore del Dipartimento di Epidemiologia, Ricerca Preclinica e Diagnostica Avanzata dell'Istituto Spallanzani di Roma, aveva commentato a metà luglio che il primo caso laziale di quest'anno era «abbastanza prevedibile» e che il sistema di sorveglianza «sta funzionando efficacemente».
Come si trasmette e chi rischia di più
Il West Nile Virus è un Flavivirus trasmesso dalla puntura di zanzare infette, soprattutto del genere Culex, che si nutrono di uccelli selvatici — i serbatoi naturali del virus. Non si trasmette da persona a persona per contatto diretto. Circa l'80% delle infezioni umane è del tutto asintomatico: chi viene punto, nella maggior parte dei casi, non lo sa. Un ulteriore 20% circa sviluppa la cosiddetta febbre West Nile, con febbre, mal di testa, dolori muscolari, nausea, vomito e, talvolta, un rash cutaneo. Meno dell'1% va incontro alla malattia neuroinvasiva grave, con sintomi che possono includere rigidità nucale, disorientamento, tremori, convulsioni e, nei casi più seri, paralisi o coma.
Il rischio più elevato riguarda le persone anziane e chi ha il sistema immunitario compromesso. Non esistono terapie specifiche né vaccini autorizzati per l'uomo: il trattamento è di supporto. Per questo la prevenzione individuale rimane lo strumento principale: repellenti per zanzare, abiti che coprano braccia e gambe nelle ore serali, ed eliminazione dei ristagni d'acqua vicino alle abitazioni — vasi, sottovasi, secchi — dove le zanzare depongono le uova.
Sul fronte istituzionale, il Ministero della Salute e l'Istituto Superiore di Sanità (ISS) gestiscono un sistema di sorveglianza integrata — umana e veterinaria — previsto dal Piano Nazionale di Prevenzione, Sorveglianza e Risposta alle Arbovirosi. Il Centro Nazionale Sangue ha già emanato circolari per sospendere o testare i donatori nelle aree interessate. Gli esperti dell'ISS ricordano che il virus circola in Italia da diversi anni e che tutte le misure di protezione della salute pubblica sono attive, incluse quelle per la sicurezza di trasfusioni e trapianti. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha esortato i paesi europei a rafforzare la sorveglianza, notando che temperature più alte ed estati più lunghe stanno ampliando tempi e territorio a disposizione delle zanzare.