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Natalità, il dossier 2026: sei italiani su dieci rinunciano ai figli ma non per scelta
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Natalità, il dossier 2026: sei italiani su dieci rinunciano ai figli ma non per scelta

La Redazione ·28 luglio 2026 14:08

Nel 2025 in Italia sono nati 355.000 bambini. Un numero che, messo accanto ai 652.000 decessi dello stesso anno, racconta un Paese che si restringe di quasi 300.000 persone ogni dodici mesi. Ma la cifra che colpisce di più, presentata martedì 28 luglio a Roma nel Dossier Natalità 2026: Volere o Potere, non è quella dei nati: è quella dei figli che non ci sono stati pur essendo, in qualche modo, desiderati.

Il dossier è stato realizzato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con Istat e con il patrocinio dell'Inps. Il suo titolo è già una tesi: il problema non è il volere, è il potere. Tra gli italiani in età feconda che hanno dichiarato di non avere altri figli, il 62,2% afferma di averci rinunciato a causa di difficoltà economiche, lavorative o sociali. Solo il 5,5% dice che la genitorialità non rientra nel proprio progetto di vita. Il desiderio, insomma, c'è. A mancare sono le condizioni per realizzarlo.

La distanza tra intenzioni e realtà è misurabile in modo quasi brutale: se le donne italiane avessero potuto avere i figli che dichiaravano di voler avere, nel 2025 sarebbero nati circa 760.000 bambini — più del doppio di quelli venuti effettivamente alla luce. Il tasso di fecondità si è fermato a 1,14 figli per donna, un dato largamente al di sotto della cosiddetta soglia di sostituzione, fissata intorno a 2,1, necessaria per mantenere stabile la popolazione nel lungo periodo. Il calo rispetto al 2008 è del 38%: non una crisi improvvisa, ma un declino strutturale che dura da quasi vent'anni.

Chi rinuncia e perché

Oltre 2,8 milioni di italiani indicano le difficoltà economiche e lavorative come principale freno: precarietà occupazionale, paura di perdere il lavoro, redditi insufficienti. A queste si aggiunge un dato che riguarda in modo sproporzionato le donne: quasi una su due — il 49,9% — teme conseguenze negative sulla propria carriera in caso di maternità. Tra gli uomini la stessa preoccupazione riguarda il 24%. Il divario racconta una asimmetria che il mercato del lavoro italiano non ha ancora risolto: oltre 3 milioni di donne risultano inattive per motivi familiari, contro 151.000 uomini.

C'è poi una trappola demografica meno discussa: 763.000 persone dichiarano di rinunciare a un figlio anche perché devono assistere i genitori anziani. Un doppio carico di cura che schiaccia la generazione di mezzo tra i bisogni dei figli che vorrebbero avere e quelli dei genitori che invecchiano — una conseguenza, paradossalmente, dello stesso invecchiamento della popolazione che la bassa natalità contribuisce ad accelerare.

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Gigi De Palo, presidente della Fondazione per la Natalità, ha sintetizzato così il senso del rapporto: «Il vero problema è che milioni di persone non riescono a realizzare il proprio progetto di vita» e «la natalità non è una questione privata, ma la condizione da cui dipendono il futuro del welfare, dell'economia e della coesione del Paese».

La risposta politica e i suoi limiti

Il Governo Meloni ha fatto della natalità una priorità dichiarata, istituendo un Ministero dedicato e introducendo misure come l'assegno unico e universale per i figli e una serie di agevolazioni fiscali per le famiglie. Il Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha definito la denatalità «una delle principali problematiche strutturali del nostro Paese», sottolineando le implicazioni di lungo periodo per la sostenibilità del sistema previdenziale, la crescita economica e la finanza pubblica.

Se l'urgenza è riconosciuta trasversalmente, il dibattito su come affrontarla rimane aperto. Una parte del confronto politico e accademico si concentra sugli incentivi economici diretti alle famiglie; un'altra insiste sulla necessità di intervenire sul mercato del lavoro — in particolare sulla precarietà giovanile e sulla tutela delle lavoratrici madri — e sui servizi per l'infanzia, ancora disomogenei sul territorio nazionale. Il dossier non prende posizione su quale leva sia più efficace, ma i suoi numeri pesano su entrambe le letture: finché la scelta di avere un figlio comporta un rischio economico o professionale percepito come insostenibile, le politiche di incentivo rischiano di restare insufficienti.

Nel frattempo, il saldo tra nascite e morti continua a segnare il segno meno. Nel 2025, per ogni bambino nato in Italia, sono morte quasi due persone.

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