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Caldo prolungato, il vero pericolo per gli anziani non è il colpo di calore ma l'accumulo
Illustrazione generata con AI

Caldo prolungato, il vero pericolo per gli anziani non è il colpo di calore ma l'accumulo

La Redazione ·29 luglio 2026 13:05

Non è la giornata torrida isolata il pericolo maggiore per chi ha più di sessantacinque anni. È l'accumulo. Giorni e notti consecutive di calore che impediscono all'organismo di recuperare, erodendo lentamente quelle riserve fisiologiche che, negli anziani, sono già ridotte. A spiegarlo è la professoressa Patrizia Mecocci, Professore Ordinario di Gerontologia e Geriatria all'Università di Perugia e Direttore del Dipartimento di Geriatria dell'Azienda Ospedaliera Santa Maria della Misericordia dello stesso ateneo, nonché Foreign Adjunct Professor al Karolinska Institutet di Stoccolma.

La sua ricerca si concentra da anni sullo stress ossidativo e sugli aspetti clinici dell'invecchiamento, ed è da questa prospettiva che arriva la messa a fuoco: il caldo prolungato non è solo un disagio climatico, ma un catalizzatore che accelera e aggrava patologie già presenti. «Lo stress da caldo prolungato è ora il vero pericolo», sintetizza la professoressa, indicando come il problema non sia il singolo picco termico ma la sequenza di giorni senza tregua notturna che non consente al corpo di abbassare la temperatura interna.

L'invecchiamento comporta una serie di cambiamenti fisiologici che rendono la termoregolazione meno efficiente: la percezione della sete diminuisce, il sistema cardiovascolare fatica a disperdere il calore, e i meccanismi di compenso sono più lenti. A questo si aggiunge che molti anziani assumono farmaci — diuretici, antipertensivi — che alterano ulteriormente la termoregolazione o favoriscono la perdita di liquidi, amplificando i rischi. Le conseguenze più frequenti sono disidratazione, pressione bassa, rischio di cadute, inappetenza, malnutrizione e peggioramento delle patologie croniche cardio-respiratorie, renali e del diabete.

Un segnale spesso trascurato riguarda la sfera neurologica: la disidratazione negli anziani può manifestarsi non con la sete, che il corpo non avverte più in modo adeguato, ma con confusione improvvisa, sonnolenza, disorientamento e cadute apparentemente inspiegabili. Il caldo prolungato agisce anche sulla salute mentale, aumentando irritabilità, ansia e compromettendo la qualità del sonno, in un circolo che si autoalimenta.

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I dati più recenti raccontano una tendenza preoccupante. Negli ultimi vent'anni, la mortalità legata al caldo nelle persone con più di 65 anni è cresciuta del 54%. Nel periodo tra il 25 maggio e il 30 giugno 2026, l'eccesso di mortalità medio in Italia tra gli over 65 si è attestato al 3%, con un picco nella fascia degli over 85. A Roma la situazione è stata più marcata: nello stesso arco temporale sono stati registrati 2.248 decessi tra gli over 65, a fronte dei 2.126 attesi, con un eccesso del 6%, pari a 122 decessi in più. Il Ministero della Salute, al 29 giugno, ha precisato di non rilevare un picco generalizzato di mortalità per caldo oltre i 65 anni a livello nazionale, distinguendo i dati reali dai modelli predittivi.

Sul fronte delle risposte istituzionali, le nuove Linee di indirizzo 2026 del Ministero della Salute aggiornano il piano nazionale contro le ondate di calore, integrando per la prima volta la prevenzione dei danni acuti da inquinamento atmosferico e rafforzando il ruolo dei medici di medicina generale e dei servizi territoriali. La Società Italiana di Medicina di Emergenza Urgenza (Simeu) ha presentato a luglio 2026 un documento con linee guida nazionali per la gestione del colpo di calore negli over 65: l'obiettivo è abbassare la temperatura corporea centrale sotto i 39 gradi entro trenta minuti dal riconoscimento dei sintomi, iniziando il raffreddamento direttamente sul posto.

Per la prevenzione quotidiana, le indicazioni restano concrete e accessibili. Gli anziani — e chi si prende cura di loro — sono invitati a bere regolarmente almeno un litro e mezzo o due litri d'acqua al giorno senza aspettare lo stimolo della sete, a evitare di uscire nelle ore più calde tra le 11 e le 18, a preferire abiti leggeri di cotone o lino in colori chiari e a consumare pasti leggeri ricchi di frutta e verdura. Un dettaglio controintuitivo riguarda i ventilatori: quando la temperatura interna supera i 32 gradi, non abbassano la temperatura ambientale e risultano inefficaci, se non controproducenti, soprattutto per chi è allettato o ha autonomia ridotta.

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