Vaccino anti-HPV a Roma: arriva nei camper e nelle Case di comunità, gratis fino a 26 anni
La ASL Roma 1 estende la campagna vaccinale contro il Papillomavirus con truck itineranti e nuovi punti di accesso. Copertura gratuita dagli 11 ai 26 anni.
Un poliambulatorio su quattro ruote che si sposta nei quartieri periferici, si ferma, apre le porte e somministra gratuitamente il vaccino contro il Papillomavirus. Non è un esperimento: è una delle novità concrete annunciate da Giuseppe Quintavalle, direttore generale della ASL Roma 1, che ha presentato l'estensione della campagna anti-HPV alle Case di comunità e ai cosiddetti truck itineranti. L'obiettivo dichiarato è portare la prevenzione lì dove i servizi tradizionali faticano ad arrivare, abbassando le barriere di accesso per chi vive in aree disagiate o non ha familiarità con i percorsi sanitari ordinari.
Il piano di prevenzione è gratuito per la fascia d'età compresa tra gli 11 e i 26 anni. Nella Regione Lazio, nel dettaglio, l'offerta copre tutte le ragazze fino a 26 anni e i ragazzi nati dal 2006 in poi fino alla stessa soglia; per i ragazzi nati prima del 2006, la gratuità si estende fino ai 19 anni. Per chi rimane fuori da queste fasce, i centri delle ASL offrono comunque un ciclo di tre dosi con uno sconto del 65% sul prezzo di listino. Il vaccino resta disponibile anche presso consultori e centri vaccinali già attivi sul territorio.
Le Case di comunità sono strutture introdotte dal PNRR e dal decreto ministeriale 77 del 2022: punti fisici riconoscibili, aperti ventiquattro ore su ventiquattro, sette giorni su sette, pensati per integrare assistenza sanitaria, sociosanitaria e sociale in un unico luogo. Affidarsi a questi spazi per la campagna HPV significa inserire la vaccinazione in un contesto di prossimità già familiare ai cittadini, senza obbligarli a cercare un centro dedicato. I truck itineranti, invece, sono camper attrezzati che la ASL Roma 1 impiega per raggiungere le aree più distanti o difficili: veri ambulatori mobili che si adattano al territorio invece di aspettare che sia il territorio ad adattarsi a loro.
La Regione Lazio si è posta un traguardo ambizioso: contribuire all'eradicazione del carcinoma della cervice uterina, seguendo il modello di alcuni Paesi del Nord Europa dove una copertura vaccinale del 70-75% della popolazione ha già permesso di raggiungere questo risultato. La strada è ancora lunga: la ASL Roma 1 ha quasi raddoppiato il numero di vaccinazioni effettuate negli ultimi anni, ma punta a incrementare ulteriormente la copertura. Sono previsti open day regionali durante i quali il vaccino viene offerto gratuitamente a chiunque ne faccia richiesta, oltre a campagne di informazione nelle scuole e nei consultori. A febbraio 2026 un evento di promozione della salute si è svolto all'Auditorium Parco della Musica, e il 27 aprile un'iniziativa analoga ha coinvolto la Sapienza Università di Roma.
C'è anche una componente spesso trascurata nel dibattito pubblico sul Papillomavirus: il rischio per gli uomini. Il virus, causato da circa duecento ceppi di cui alcuni ad alto potenziale oncogeno, si trasmette prevalentemente per via sessuale e può provocare nei maschi tumori della lingua e della laringe, oltre ad altre lesioni. La vaccinazione è raccomandata e utile indipendentemente dal sesso, ma gli uomini tendono ancora a sottovalutare il problema. La campagna della ASL Roma 1 punta esplicitamente a correggere questa asimmetria culturale.
Un fronte su cui la Regione Lazio sta investendo con attenzione riguarda i migranti: sono previste sedute vaccinali gratuite presso il Centro Samifo, struttura regionale dedicata all'assistenza sanitaria delle persone immigrate. L'accesso è garantito anche tramite il codice STP — Straniero Temporaneamente Presente — che consente a chi non ha ancora una piena copertura assicurativa di ricevere le stesse vaccinazioni previste per età e sesso. Un segnale di inclusione che risponde a una vulnerabilità reale: le popolazioni migranti sono spesso le più distanti dai servizi di prevenzione e le più esposte a lacune vaccinali.
I numeri sullo screening confermano che qualcosa si sta muovendo: nel 2024 la Regione Lazio ha erogato 123.000 esami per il tumore del collo dell'utero, contro i 101.000 del 2021. Un incremento significativo, che però mostra anche quanta strada resta da fare per avvicinarsi ai livelli di copertura che permetterebbero di parlare davvero di eradicazione. Il vaccino, ricordano i medici, è uno strumento efficace di prevenzione anche per chi ha già avuto una lesione: non è mai troppo tardi, almeno entro i limiti di età previsti dal piano regionale.