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Osteopati, dal 14 settembre aperte le iscrizioni all'ordine: cosa cambia per pazienti e professionisti

Dal 14 settembre 2026 gli osteopati potranno iscriversi agli elenchi speciali della FNO TSRM e PSTRP. Si chiude un iter normativo avviato nel 2018.

La Redazione ·1 agosto 2026 12:06 ·3 min di lettura

Otto anni dopo la legge che ne ha riconosciuto formalmente l'esistenza, la professione di osteopata compie un passo concreto verso la piena regolamentazione. Dal 14 settembre 2026 sarà possibile presentare le domande di iscrizione agli Elenchi speciali ad esaurimento riservati agli osteopati, gestiti dalla Federazione Nazionale degli Ordini delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione — la FNO TSRM e PSTRP. È la tappa più attesa di un percorso normativo lungo e tortuoso, che ha impegnato governi, ministeri e rappresentanze di categoria per quasi un decennio.

Il punto di partenza è la cosiddetta Legge Lorenzin, la Legge 3/2018, che ha inserito l'osteopatia tra le professioni sanitarie riconosciute in Italia. Da lì in poi si è aperta una lunga stagione di decreti attuativi: nel 2021 il DPR 131 ha definito le funzioni caratterizzanti della professione; nel 2023 un decreto interministeriale ha disciplinato la formazione universitaria; infine, il 22 maggio 2026, è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il DPCM del 25 marzo 2026, che fissa i criteri per valutare l'esperienza professionale pregressa e riconoscere l'equipollenza dei titoli conseguiti prima dell'istituzione della laurea abilitante. Con quel decreto, l'iter si è formalmente chiuso.

Chi può iscriversi e a quali condizioni

Gli Elenchi speciali ad esaurimento non sono l'Albo professionale, e la distinzione è importante. Si tratta di una fase transitoria pensata per chi ha già maturato un percorso formativo e lavorativo in osteopatia prima che esistesse un corso di laurea universitario abilitante. Possono accedere i professionisti che, entro il 31 agosto 2026, risultino iscritti a un corso di formazione in osteopatia di almeno tre anni, lo abbiano completato e posseggano i requisiti previsti. Per chi non ha completato le mille ore di tirocinio clinico richieste, esiste una via alternativa: documentare almeno trentasei mesi di esperienza lavorativa, anche non continuativi, maturati a partire dall'11 gennaio 2018.

L'iscrizione all'elenco speciale non è però un traguardo definitivo. I professionisti ammessi avranno un massimo di sei anni per sostenere l'esame di abilitazione professionale presso un ateneo che ha attivato il Corso di Laurea in Osteopatia. Chi non si sottoporrà all'esame o non lo supererà entro quel termine rischia la cancellazione dall'elenco. Un meccanismo che, nelle intenzioni del legislatore, deve spingere verso una progressiva omogeneizzazione dei titoli e degli standard formativi.

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Sul fronte della formazione, il cambiamento è già in atto: dal 1° settembre 2026 i nuovi corsi di studio in osteopatia potranno essere attivati esclusivamente dalle università, previo accreditamento del Ministero dell'Università e della Ricerca. Le scuole private che finora hanno formato la maggior parte dei professionisti italiani vedono dunque esaurirsi il loro ruolo — almeno per i nuovi ingressi nella professione — a favore di percorsi accademici strutturati e riconosciuti.

Cosa cambia per i pazienti, cosa resta in sospeso

Il presidente della FNO TSRM e PSTRP, Diego Catania, ha descritto l'apertura degli elenchi come la chiusura «di un lungo percorso che ha decretato il pieno riconoscimento dell'osteopatia nel SSN», sottolineando l'obiettivo di «accompagnare gli osteopati durante questa transizione, garantendo loro le stesse tutele, la stessa dignità e responsabilità riconosciute alle altre professioni sanitarie».

Per i cittadini, il riconoscimento formale della professione porta con sé garanzie concrete: sapere che il professionista a cui ci si rivolge è iscritto a un registro, soggetto a regole deontologiche e a potenziali sanzioni disciplinari, è una tutela che finora mancava. Restano però aperti nodi non secondari. Le prestazioni osteopatiche non rientrano nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e non sono rimborsate dal Servizio Sanitario Nazionale: il costo della seduta, in altre parole, rimane interamente a carico del paziente. L'integrazione dell'osteopatia nella rete sanitaria pubblica è un obiettivo dichiarato, ma non ancora tradotto in misure operative.

Per la comunità degli osteopati italiani — stimata in decine di migliaia di operatori attivi, molti dei quali provenienti da percorsi formativi privati di diversa durata e qualità — il 14 settembre rappresenta comunque una data attesa da anni. L'iscrizione all'elenco speciale è il primo passo verso una posizione regolamentata. I prossimi mesi diranno quanti sceglieranno di percorrerlo.

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