Febbre del Nilo nell'Oristanese, quattro casi in pochi mesi: un decesso e la ASL parla di "rapida escalation"
Quattro contagi confermati in provincia di Oristano, di cui uno fatale. La ASL 5 invita anziani e soggetti fragili a proteggersi dalle punture di zanzara.
Quattro casi accertati in pochi mesi, un decesso, e una corsa contro il tempo per contenere i contagi. La provincia di Oristano è diventata il fronte più caldo d'Italia per la Febbre del Nilo — nome comune dell'infezione da West Nile Virus — con un'escalation che la stessa ASL locale ha definito, senza giri di parole, "rapida".
Il primo caso del 2026 risaliva a maggio: un ultrasessantenne, ricoverato brevemente e poi dimesso. Per settimane sembrava un episodio isolato. Il 27 luglio, invece, è arrivata la notizia del secondo contagio: una persona ultranovantenne residente in provincia, ricoverata con febbre alta e poi deceduta a causa della malattia. Il 30 luglio è stato comunicato un terzo caso, riguardante un'altra persona ultrasessantenne ricoverata all'ospedale San Martino di Oristano con sintomi febbrili e tuttora sotto osservazione. Il 31 luglio, infine, è stato registrato il quarto paziente: una persona ultraottantacinquenne, anch'essa ricoverata al San Martino con febbre alta e sintomi riconducibili al virus.
Maria Valentina Marras, direttrice del Dipartimento di Prevenzione della ASL 5 di Oristano, ha invitato la cittadinanza — con un appello rivolto in particolare agli anziani e ai soggetti fragili — a proteggersi dalle punture di zanzara. Grazia Cattina, direttrice generale della stessa ASL, ha sottolineato l'urgenza delle misure preventive, ricordando che non esiste un vaccino per l'uomo né una terapia antivirale specifica: il trattamento è esclusivamente di supporto. A ogni caso confermato, il Dipartimento di Prevenzione ha avviato l'indagine epidemiologica e disposto la disinfestazione nell'area di residenza del paziente.
Il quadro nazionale
L'Oristanese non è un'isola nel mare dell'emergenza. Al 28 luglio 2026, in Italia erano già stati segnalati 84 casi confermati di infezione da West Nile Virus nell'uomo: 37 in forma neuroinvasiva — la più pericolosa, che può manifestarsi come encefalite o meningite —, 27 come febbre, 19 identificati come asintomatici in donatori di sangue e 1 caso sintomatico. I decessi notificati a livello nazionale erano due, di cui uno relativo a un caso importato dall'estero. La circolazione del virus è stata dimostrata in 47 province distribuite su 12 regioni, Sardegna compresa.
Si tratta di numeri che non sorprendono del tutto chi segue il dossier da anni: il West Nile Virus è considerato endemico in Italia dal focolaio del 2008, ed è ormai una presenza ricorrente nelle stagioni estive, quando le zanzare del genere Culex — il vettore principale — sono più attive.
Come funziona il virus e perché gli anziani sono i più esposti
Il meccanismo di trasmissione è quello tipico degli arbovirus: la zanzara si infetta pungendo un uccello selvatico, serbatoio naturale del patogeno, e può poi trasmetterlo all'uomo con una successiva puntura. Non esiste contagio diretto tra persone. In casi rari, la trasmissione può avvenire attraverso trasfusioni di sangue, trapianti d'organo o dalla madre al feto in gravidanza; per questo nelle aree a circolazione virale il sangue dei donatori è sottoposto a screening specifico.
La buona notizia, se così si può dire, è che circa l'80% delle persone infette non sviluppa alcun sintomo. Nel 20% dei casi compaiono disturbi lievi e transitori, simili a quelli influenzali: febbre, mal di testa, dolori muscolari, talvolta eruzioni cutanee. Il rischio vero riguarda meno dell'1% dei contagiati, nei quali l'infezione può evolvere in forme neuroinvasive gravi. È in questo gruppo che gli anziani e i soggetti immunocompromessi pagano il prezzo più alto, come dimostrano purtroppo i casi oristanesi.
Le misure di prevenzione restano quelle di sempre, semplici ma efficaci: usare repellenti cutanei, indossare abiti a maniche lunghe nelle ore serali e notturne, installare zanzariere alle finestre ed eliminare qualsiasi ristagno d'acqua in giardini, terrazzi e aree comuni, dove le zanzare depongono le uova. Nessuna di queste precauzioni è tecnicamente complicata. In assenza di farmaci o vaccini, però, sono l'unico strumento disponibile.