Messaggio promozionale Creativo di test
mercoledì, 29 luglio 2026
Ultimo aggiornamento alle 01:35
Il Plurale Quotidiano
Sanità
Schermi vietati fino a 3 anni: al Senato un ddl bipartisan (e senza sanzioni per i genitori)
Foto: Lisa from Pexels / Pexels

Schermi vietati fino a 3 anni: al Senato un ddl bipartisan (e senza sanzioni per i genitori)

La Redazione ·24 luglio 2026 11:16

Niente smartphone, tablet né televisione per i bambini fino a tre anni di età. Non come raccomandazione generica, ma come principio scritto in una legge dello Stato. È questo il cuore del disegno di legge S.1949, depositato al Senato il 2 luglio 2026 e presentato pubblicamente il 23 luglio nel corso di un incontro a Palazzo Madama. Prima firmataria è la senatrice del Partito Democratico Simona Malpezzi, ma la proposta ha già raccolto il sostegno di parlamentari di tutti i gruppi politici, compresa Licia Ronzulli di Forza Italia, che ha sottolineato l'importanza di fare fronte comune sui temi che riguardano i bambini.

Il titolo completo del testo è eloquente: Disposizioni per la regolamentazione dell'esposizione ai dispositivi digitali nei bambini e nelle bambine da zero a tre anni a tutela del loro sviluppo neurocognitivo, fisico e relazionale e per la promozione di un graduale accesso al loro utilizzo durante la minore età. La proposta è stata elaborata in collaborazione con la Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Fondazione Terre des Hommes Italia Ets, e si presenta — secondo la stessa Malpezzi — come la prima in Italia specificamente dedicata alla fascia 0-3 anni, nonché «unica in Europa» per questo focus.

Cosa prevede concretamente il disegno di legge

L'impianto del ddl si regge su tre pilastri principali. Il primo è la definizione di linee guida nazionali sull'esposizione agli schermi, da adottare dal Ministero della Salute di concerto con i Ministeri dell'Istruzione e della Famiglia: queste dovranno stabilire non solo il divieto assoluto entro i 36 mesi, ma anche i tempi massimi giornalieri e le modalità di utilizzo graduale e consapevole dei device per le fasce di età successive, fino ai 18 anni.

Il secondo pilastro riguarda la formazione. Il disegno di legge prevede un percorso informativo che inizia ancor prima della nascita: ostetriche, corsi preparto, punti nascita e consultori dovranno trasmettere ai genitori indicazioni chiare su cosa evitare. Il lavoro proseguirà poi con i pediatri, durante i bilanci di salute. «Dal momento in cui inizia una gravidanza e c'è una presa in carico», ha spiegato Malpezzi, «ci può essere un accompagnamento di natura formativa». I servizi educativi pubblici e privati per i bambini da zero a tre anni, inoltre, dovranno essere strutturalmente senza schermi.

Il terzo elemento è istituzionale: sarà istituito un Tavolo tecnico nazionale permanente per la salute digitale dei minori presso il Ministero della Salute, con il compito di monitorare l'attuazione della legge e aggiornare le linee guida almeno ogni tre anni.

Messaggio promozionale Pubblicità

Un punto che vale la pena sottolineare per chi teme misure punitive: il ddl non prevede sanzioni per i genitori che in casa fanno uso di dispositivi digitali con i propri figli. L'accento è tutto sulla prevenzione e sull'informazione, non sul controllo domestico.

Le evidenze scientifiche dietro la proposta

La SIP raccomanda già oggi di evitare gli schermi sotto i due anni e di limitarne l'uso a un'ora al giorno tra i due e i cinque anni, con contenuti di qualità e la presenza di un adulto. Nei primi anni di vita, spiegano i pediatri, il cervello dei bambini si costruisce attraverso esperienze reali: relazione, contatto fisico, movimento, gioco, interazione con l'adulto. Gli schermi, se sostituiscono queste esperienze, possono interferire con processi che non si ripetono.

Gli studi citati a sostegno del provvedimento indicano che l'esposizione precoce agli schermi è associata a un rischio aumentato di ritardi nel linguaggio — anche soli trenta minuti in più al giorno possono raddoppiare il rischio sotto i due anni — oltre che a disturbi del sonno, irritabilità, ansia, difficoltà di apprendimento, ADHD, obesità e ipertensione pediatrica. Si tratta di correlazioni su cui la letteratura scientifica è in crescita, anche se il dibattito accademico non è del tutto chiuso.

A livello europeo, la Commissione sta discutendo proposte per limitare l'accesso ai social media per i minori: tra le raccomandazioni circolate figura anche il divieto di esposizione agli schermi prima dei tre anni, con eccezioni per le videochiamate, e un uso limitato e supervisionato tra i tre e i dodici anni. Il ddl italiano si inserisce dunque in una tendenza più ampia, anticipando o accompagnando il dibattito comunitario.

Malpezzi ha auspicato un iter legislativo rapido, contando sulla natura trasversale della proposta e sulle consultazioni già avviate con le categorie professionali interessate. L'obiettivo dichiarato è calendarizzare il ddl in tempo utile per inserire il finanziamento delle campagne informative nella prossima Legge di Bilancio.

Potrebbe interessarti anche…