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BPCO, un allarme in rosa: la malattia polmonare che colpisce le donne in modo diverso e più grave
Foto: www.kaboompics.com / Pexels

BPCO, un allarme in rosa: la malattia polmonare che colpisce le donne in modo diverso e più grave

La Redazione ·27 luglio 2026 16:07

La Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva, la BPCO, è una malattia respiratoria progressiva che nelle donne rivela un volto inaspettato e preoccupante. Quella che per lungo tempo è stata considerata una patologia prevalentemente maschile, legata al fumo, mostra nelle pazienti un quadro clinico diverso, spesso più grave e difficile da diagnosticare in tempo.

Nelle donne, infatti, i sintomi della BPCO tendono a presentarsi in modo differente rispetto agli uomini. Mentre in questi ultimi la malattia è spesso caratterizzata da tosse cronica e abbondante espettorazione, nelle pazienti il segnale predominante è la dispnea, ovvero la sensazione di affanno o "fame d'aria". Questa peculiarità può indurre in errore, portando a scambiare la BPCO per asma o ad attribuire il disagio a cause meno gravi. Non è raro che le donne normalizzino questi sintomi per anni, ritardando la ricerca di aiuto medico.

Questa maggiore suscettibilità femminile non è casuale. Fattori biologici giocano un ruolo significativo: le donne hanno vie aeree e volumi polmonari inferiori, e l'assetto ormonale, insieme a predisposizioni genetiche come il deficit di alfa-1 antitripsina, può influenzare la gravità. A parità di esposizione a fumo e inquinanti (domestici e ambientali), le donne sviluppano sintomi più importanti, dispnea più marcata, un declino più rapido della funzione polmonare e più riacutizzazioni, rendendo la malattia più severa. La BPCO nelle donne tende inoltre a manifestarsi più precocemente, a volte anche prima dei 40 anni.

A complicare il quadro si aggiungono fattori sociali e culturali. La percezione storica della BPCO come malattia maschile ha contribuito a una minore attenzione diagnostica verso le donne, con una minore prescrizione della spirometria, esame fondamentale per la diagnosi. Inoltre, le donne tendono a chiedere aiuto più tardi, spesso a causa dei ruoli familiari e assistenziali. Questo ritardo diagnostico ha conseguenze pesanti: la malattia progredisce indisturbata, causando compromissione irreversibile della salute, limitazioni nella vita quotidiana e un aumento di riacutizzazioni e ricoveri evitabili. Nelle patologie croniche, le donne presentano più frequentemente ansia e depressione, elementi che possono confondere il quadro clinico.

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Le differenze non si fermano alla diagnosi. Anche la risposta alle terapie può variare: gli uomini sembrano rispondere meglio ai corticosteroidi inalatori, mentre le donne commettono più frequentemente errori nell'utilizzo degli inalatori e mostrano minore aderenza alla cura. Tutto ciò si traduce in un rischio maggiore di esacerbazioni e un tempo mediano alla prima esacerbazione più breve.

L'incidenza della BPCO nel sesso femminile è in costante aumento, così come il numero di ospedalizzazioni e decessi correlati. Le proiezioni sono chiare: nei prossimi 25 anni la prevalenza globale della BPCO aumenterà fino al 23%, con la maggior parte dei nuovi casi nelle donne. Ciò sottolinea l'urgenza di un cambio di prospettiva.

Fortunatamente, l'attenzione su questo tema sta crescendo. L'Italia ha una legge del 2018 che promuove la medicina di genere nel Servizio Sanitario Nazionale. Iniziative come l'Advisory board (con pneumologhe e donne affette da BPCO) e progetti come "Scritture in rosa" (che ha raccolto storie di pazienti evidenziando vergogna e isolamento) stanno contribuendo a rompere il silenzio. L'Associazione Nazionale pazienti "Respiriamo Insieme APS" conferma le diagnosi tardive, ribadendo la necessità di maggiore consapevolezza.

È fondamentale che medici e cittadini siano informati su queste differenze. Riconoscere i sintomi atipici, superare i pregiudizi di genere nella diagnosi e promuovere un accesso più tempestivo alla spirometria sono passi cruciali per garantire alle donne affette da BPCO una diagnosi precoce, cure più efficaci e una migliore qualità di vita. La salute respiratoria delle donne non può più essere un "allarme in rosa" ignorato.

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