BPCO nelle donne: la malattia scambiata per asma che arriva tardi alla diagnosi
L'affanno che sale su per le scale, la stanchezza dopo pochi passi, il fiato corto che si trascina per mesi: per molte donne questi segnali non diventano mai una diagnosi tempestiva. Restano sintomi fluttuanti, attribuiti allo stress, alla menopausa, al peso degli impegni familiari. Finché, a volte anni dopo, non arriva una parola precisa: broncopneumopatia cronica ostruttiva, BPCO. È quanto denuncia l'Associazione Nazionale Pazienti "Respiriamo Insieme APS", che da oltre dieci anni affianca persone colpite dalla malattia e che ha promosso un Advisory board dedicato alle specificità femminili della BPCO.
"Poco ascoltate, normalizzano i sintomi per anni", spiega Barbaglia dell'associazione. Il punto non è solo culturale: la BPCO si presenta nelle donne con un quadro clinico che differisce sensibilmente da quello maschile. Negli uomini, soprattutto fumatori, la malattia si manifesta tipicamente con tosse, catarro e poi dispnea. Nelle donne, invece, il sintomo dominante è spesso l'affanno isolato, senza tosse né espettorato. Questo rende molto più facile — e molto più frequente — che il medico pensi all'asma, non alla BPCO. A rendere il quadro ancora più complicato c'è il fatto che molte pazienti non sono fumatrici, o lo sono state in misura limitata: senza la storia tabagica, la BPCO viene raramente considerata tra le prime ipotesi.
La spirometria, l'esame del respiro che consente di distinguere le due patologie, è uno strumento essenziale. Gli studi disponibili indicano però che le donne hanno meno probabilità di riceverla rispetto agli uomini, e più probabilità di uscire dall'ambulatorio con una diagnosi di asma nel caso in cui l'esame non venga eseguito. Un circolo che si autoalimenta: la diagnosi sbagliata porta a terapie inadeguate, mentre la malattia avanza.
La biologia amplifica il ritardo. A parità di esposizione al fumo, le donne possono sviluppare sintomi più importanti, un declino più rapido della funzione polmonare e un numero superiore di riacutizzazioni. La BPCO femminile tende a manifestarsi più precocemente — anche prima dei quarant'anni — e le donne tra i 40 e i 65 anni mostrano un rischio di esacerbazione più elevato rispetto ai coetanei maschi. Fattori genetici, ormonali e anatomici sembrano rendere i polmoni femminili più suscettibili agli effetti del fumo di sigaretta, ma anche degli inquinanti domestici e ambientali. Non a caso, esistono donne non fumatrici che sviluppano la BPCO, senza mai riceverne una diagnosi corretta.
A confondere ulteriormente il quadro clinico intervengono ansia e depressione, che nelle patologie croniche femminili sono più frequenti rispetto agli uomini. I sintomi psicologici tendono a sovrapporsi a quelli respiratori, portando spesso il medico ad attribuire il disagio a uno stato ansioso piuttosto che ad approfondire la funzionalità polmonare. Le storie raccolte dall'associazione nell'ambito del concorso letterario Scritture in Rosa — la cui prima edizione risale al 2025 — restituiscono un lessico ricorrente: vergogna, isolamento, paura del giudizio, difficoltà a chiedere aiuto.
A livello globale, la BPCO è la terza causa di morte nel mondo, con oltre tre milioni di decessi ogni anno. In Italia si stima una prevalenza del 5,6% tra gli adulti, circa 3,5 milioni di persone, ma il dato potrebbe essere sottostimato: molte diagnosi arrivano in modo quasi casuale, durante un ricovero per una riacutizzazione già grave. La prevalenza è in crescita e le proiezioni indicano che la maggioranza dei nuovi casi riguarderà proprio le donne.
Il ritardo diagnostico ha conseguenze che spesso non si possono recuperare. Ogni mese in più senza terapia appropriata significa funzione polmonare che decade, qualità della vita che peggiora, opportunità di intervento precoce che si chiudono. L'Italia ha approvato nel 2018 una legge che promuove l'integrazione della medicina di genere nel Servizio Sanitario Nazionale, ma tra la norma e la pratica clinica diffusa resta ancora molta distanza. I dati sull'aderenza terapeutica confermano il divario: l'uso dei farmaci inalatori nelle donne con BPCO è inferiore rispetto agli uomini, con le differenze più marcate nel Sud Italia.
Chiedere al proprio medico di valutare la funzione polmonare — soprattutto in presenza di affanno persistente, anche senza tosse — è il primo passo che le associazioni di pazienti indicano come prioritario. Non aspettare che il fiato corto trovi da solo il suo nome.