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Sanità privata, 1,3 miliardi pubblici senza garanzie sui contratti: la protesta dei sindacati
Foto: Tony Zohari / Pexels

Sanità privata, 1,3 miliardi pubblici senza garanzie sui contratti: la protesta dei sindacati

La Redazione ·25 luglio 2026 9:16

Trecento mila lavoratori della sanità privata e delle RSA attendono da anni un rinnovo contrattuale che non arriva, mentre le strutture per cui lavorano si apprestano a ricevere 1,3 miliardi di euro di fondi pubblici senza che nessuno abbia imposto, almeno per ora, l'obbligo di aggiornare quegli stessi contratti come condizione per ottenerli. È questa la denuncia al centro della mobilitazione promossa il 24 luglio scorso da Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp davanti al Ministero della Salute a Roma: un presidio nazionale che ha portato i rappresentanti delle tre sigle a chiedere un incontro istituzionale e a ottenere un'udienza con il Capo di Gabinetto del Ministero, Marco Mattei. Le garanzie richieste, però, non sono arrivate.

Al centro della polemica c'è il cosiddetto decreto PA, il provvedimento in discussione al Consiglio dei Ministri — la cui approvazione era attesa tra il 27 e il 31 luglio — che prevede tra le altre misure un aumento dei valori dei DRG, i rimborsi che il Servizio Sanitario Nazionale corrisponde alle strutture private accreditate per ogni prestazione erogata. Una forma di finanziamento indiretto, ma sostanziale: 1,3 miliardi di euro destinati a cliniche e case di cura che operano in convenzione con il pubblico. Il Ministero aveva lasciato intendere in precedenza che parte di queste risorse potrebbe essere vincolata all'effettivo rinnovo dei contratti entro tempi concordati, ma quella garanzia non è stata confermata in modo esplicito per lo stanziamento complessivo, e questo è esattamente il punto contestato dai sindacati.

«I fondi pubblici non possono essere erogati senza che vengano rispettati i diritti di 300.000 lavoratori», hanno ribadito i segretari generali Federico Bozzanca per Fp Cgil, Roberto Chierchia per Cisl Fp e Rita Longobardi per Uil Fp. Il rinnovo contrattuale attende da otto anni per i lavoratori della sanità privata e da quattordici anni per quelli delle RSA — le residenze sanitarie assistenziali — un ritardo che si traduce in termini concreti in stipendi che restano fino a 500 euro al mese inferiori rispetto ai colleghi del settore pubblico a parità di inquadramento e mansioni.

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La richiesta sindacale è chiara: che il rispetto e il rinnovo dei CCNL diventi un requisito obbligatorio non solo per ricevere i finanziamenti previsti dal decreto, ma per ottenere e mantenere lo stesso accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale. Una condizione strutturale, cioè, non un incentivo una tantum. La segretaria generale della Cisl, Daniela Fumarola, ha sostenuto pubblicamente questa posizione, sottolineando che finanziamenti e accreditamenti devono marciare insieme al rispetto dei contratti collettivi. Anche il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, ha espresso solidarietà alla mobilitazione.

Sul banco degli imputati, secondo i sindacati, ci sono anche le associazioni datoriali Aiop e Aris, indicate come principali responsabili della mancata risposta concreta al tavolo del rinnovo contrattuale. Un'accusa che si fa più pesante se letta accanto ai numeri diffusi dall'Area Studi Mediobanca: nel 2024 il settore della sanità privata ha registrato ricavi per 13,4 miliardi di euro, in crescita del 22% rispetto al 2019. Un comparto in espansione, dunque, che secondo i sindacati non ha tradotto quella crescita in miglioramenti per chi ci lavora dentro.

Ulteriore motivo di malcontento è l'esclusione dei lavoratori della sanità privata e delle RSA dall'indennità di vacanza contrattuale, la misura compensativa prevista dalla legge quando un rinnovo contrattuale tarda oltre certi limiti. Un'esclusione che, a giudizio delle tre federazioni, aggrava un quadro già difficile e che rischia di restare invariato se il decreto PA dovesse passare senza modifiche. Le prossime ore — con l'attesa del voto in Consiglio dei Ministri — diranno se il governo deciderà di recepire, anche parzialmente, le istanze che il 24 luglio sono arrivate fino alle porte del Ministero.

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