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Reintegro sanitari no vax: vergogna politica o necessità? Il dibattito che divide l'Italia

Reintegro sanitari no vax: vergogna politica o necessità? Il dibattito che divide l'Italia

La Redazione ·14 luglio 2026 23:37

La storia recente dell'Italia ha un nuovo capitolo da scrivere, ma non tutti sono pronti a rileggere le pagine con la stessa interpretazione. L'approvazione di un emendamento che consente il reintegro nell'Albo dei professionisti sanitari radiati durante la pandemia per non essersi vaccinati ha scoperchiato un vaso di Pandora politico e morale. La norma, a prima firma della deputata di Fratelli d'Italia Alice Buonguerrieri, introduce un articolo 7-bis nel Ddl sulla responsabilità professionale sanitaria, offrendo ai professionisti interessati la possibilità di chiedere la reiscrizione senza che sia riconosciuto alcun risarcimento per il periodo della radiazione. La richiesta dovrà essere presentata alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie entro 60 giorni dall'entrata in vigore della legge, un meccanismo che, nella sua apparente semplicità, riaccende le tensioni su un tema che l'Italia aveva creduto di aver archiviato.

Il provvedimento non è solo una questione burocratica, ma un precedente pericolosissimo che, secondo le opposizioni, riscrive la memoria di una fase drammatica del Paese. Mentre migliaia di operatori sanitari rischiavano la vita per curare i pazienti e mentre il Paese piangendo migliaia di morti, oggi si premia chi si è sottratto a quell'obbligo. I gruppi di Pd, M5s, Avs, Iv, Azione e +Europa hanno lanciato una nota congiunta in cui definiscono l'accaduto una "vergogna senza precedenti", sostenendo che si riabilita chi si è sottratto alle proprie responsabilità, legittimando ancora una volta i no vax. La ferita aperta non è solo politica, ma profonda nel tessuto sociale, perché tocca il sacrificio di chi ha servito la sanità pubblica nel momento più difficile della storia recente.

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La reazione è stata immediata e durissima, soprattutto da chi ha il compito di tutelare la salute individuale e collettiva. Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, ha espresso un giudizio netto: "È una vergogna. Così si toglie l'autorevolezza a chi durante il Covid si è speso per la salute degli italiani". Per Anelli, il provvedimento è un affronto a chi ha perso la vita, tra cui i 383 medici e odontoiatri che hanno sacrificato la loro vita per continuare a curare. La Federazione si dichiara sconcertata, amareggiata e delusa, poiché aprire una finestra per la reiscrizione immediata di medici che hanno diffuso terapie antiscientifiche è una delegittimazione del ruolo degli Ordini professionali. L'autonomia degli Ordini non è un privilegio, ma una garanzia per la collettività, e indebolirla significa minare il rapporto di fiducia tra cittadini, professionisti e istituzioni.

Non si tratta, dunque, di un semplice atto di chiusura della emergenza, ma di una scelta che ha il sapore di una battaglia politica indecente. Le opposizioni affermano che non permetteranno che si cancelli, con un colpo di spugna, il sacrificio di chi ha operato nella sanità pubblica. Firmatari dell'emendamento, oltre a Buonguerrieri, sono le parlamentari Vietri e Morgante, che si assumono la piena responsabilità politica di aprire questa ferita. La maggioranza, nel tentativo di superare le resistenze, ha escluso persino ogni forma di risarcimento, come se nulla fosse accaduto, un gesto che per molti suona come un silenzio assordante sulle sofferenze vissute. La politica, in questo caso, rischia di usare il Covid per fini elettorali, riabilitando chi si è irresponsabilmente sottratto alle proprie responsabilità, mentre le vittime del virus e i loro familiari restano a guardare, con la sensazione che il loro dolore non sia stato abbastanza riconosciuto.

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