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Radiologi e tecnici sanitari in piazza il 19 settembre: "Stessi rischi, diritti diversi"
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Radiologi e tecnici sanitari in piazza il 19 settembre: "Stessi rischi, diritti diversi"

A Roma, a Piazza Santi Apostoli, il Movimento Nazionale delle Professioni Sanitarie scende in piazza per chiedere equità fiscale e riconoscimento contrattuale.

La Redazione ·26 agosto 2026 14:07 ·3 min di lettura

Sabato 19 settembre, dalle 12 alle 14, Piazza Santi Apostoli a Roma si trasformerà nel palcoscenico di una protesta che parla di buste paga, rischi professionali e riconoscimenti mancati. A scendere in piazza saranno radiologi e professionisti dell'area tecnica, della riabilitazione e della prevenzione — categorie che, nei corridoi degli ospedali e dei laboratori, lavorano fianco a fianco con medici e infermieri ma che, secondo i promotori, restano indietro quando si tratta di diritti e tutele economiche.

L'iniziativa è promossa dal Movimento Nazionale delle Professioni Sanitarie (MOPS) e coinvolge le figure afferenti all'Ordine dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle Professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione — il cosiddetto Tsrm-Pstrp. A sostenere la mobilitazione anche UNPISI, che raggruppa i Tecnici della Prevenzione, e il Gruppo Nazionale Professione Sanitaria Tecnici di Laboratorio Biomedico. L'evento è stato regolarmente comunicato alla Questura.

Al centro delle rivendicazioni c'è una parola sola: equità. I professionisti che scenderanno in piazza chiedono innanzitutto l'estensione delle agevolazioni fiscali sul lavoro straordinario, già applicate ad altre categorie del comparto sanitario, anche alle loro figure professionali. Una disparità che non è nuova: nel dicembre 2025, gli Ordini TSRM e PSTRP del Veneto avevano inviato una lettera formale ai vertici regionali per denunciare gli effetti discriminatori della manovra di bilancio 2025, che aveva previsto sgravi fiscali per la sola categoria infermieristica, escludendo di fatto altre 22 professioni sanitarie.

Insieme alla questione fiscale, la piattaforma rivendicativa tocca temi ancora più strutturali. I manifestanti chiedono il riconoscimento del rischio chimico e biologico per chi lavora nei laboratori biomedici e in altri ambienti ad alta esposizione, una maggiore trasparenza nell'attribuzione delle indennità e un compenso commisurato alle responsabilità reali — soprattutto nei servizi di emergenza e urgenza, dove la presenza di queste figure è costante ma il loro peso contrattuale resta spesso marginale. Sullo sfondo, c'è una richiesta più ampia: più rappresentanza, più dignità, e diritti che non vengano erosi ogni volta che si apre una trattativa contrattuale.

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I numeri aiutano a capire la posta in gioco. In Italia sono iscritti agli albi professionali 27.200 Tecnici Sanitari di Radiologia Medica, una categoria che rappresenta solo una parte del bacino più ampio che si mobiliterà il 19 settembre. Lo stipendio medio annuo di un tecnico radiologo si attesta intorno ai 21.060 euro — circa 1.755 euro lordi al mese — con margini di variazione legati all'esperienza, alla zona geografica e al tipo di struttura. Cifre che, secondo i promotori della protesta, non rispecchiano né la complessità delle mansioni né l'esposizione ai rischi.

Il contesto normativo offre qualche riferimento utile. La Legge 49/2023 ha rafforzato il principio dell'equo compenso per tutti i liberi professionisti iscritti agli Ordini, prevedendo compensi proporzionati alla prestazione e vietando clausole vessatorie. Una riforma delle professioni sanitarie discussa nel marzo 2026 ha invece aperto la strada a un tavolo tecnico interministeriale per la definizione di parametri di equo compenso, oltre ad aver menzionato la possibile costituzione di un Ordine autonomo per le professioni della riabilitazione. Segnali di movimento, ma che i promotori della manifestazione giudicano ancora insufficienti rispetto alle urgenze del settore.

Sul piano sindacale, il Sindacato Italiano Autonomo Professioni Sanitarie (SIAPS), nato nel giugno 2026, ha già messo a fuoco le criticità principali: turni gravosi, carichi assistenziali crescenti, stress lavoro-correlato e carenze di organico che si scaricano sui professionisti rimasti. Una fotografia che, dicono i promotori, non ammette ulteriori rinvii. Il 19 settembre, sotto la spinta del MOPS, si proverà a tradurla in pressione politica concreta.

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