Pronto soccorso nel Lazio, Rocca rilancia: «Basta code infinite, servono piani operativi concreti»
Il presidente della Regione torna sull'emergenza attese: numeri in miglioramento dal 2023, ma il traguardo è ancora lontano.
Oltre ventidue mesi di interventi, risorse mobilitate, nuove app e reparti ristrutturati: eppure la sala d'attesa del pronto soccorso resta, per molti laziali, uno dei luoghi più temuti. Il 22 agosto 2026, Francesco Rocca è tornato sull'argomento con toni decisi, lanciando un appello per porre fine alle «code infinite» nei pronto soccorso del Lazio e rivendicando la necessità di «tempi certi e piani operativi concreti». Una dichiarazione che suona insieme come bilancio di legislatura e come riconoscimento che il problema non è ancora risolto.
Il punto di partenza, per capire la portata del percorso compiuto, è il marzo 2023: all'insediamento della giunta Rocca, il tempo medio di attesa nei pronto soccorso laziali prima del ricovero superava i 1.340 minuti — poco meno di un giorno intero — con punte che toccavano i 2.800 minuti negli ospedali principali, il dato peggiore registrato in Italia in quel momento. Rocca aveva assunto personalmente la delega alla sanità, dichiarando di voler essere giudicato dai cittadini «per quello che ho saputo fare anche per il loro diritto alla salute».
I numeri del 2024 raccontano un'inversione di tendenza parziale ma misurabile. Nei pronto soccorso del Lazio sono state trattate 1.712.897 persone, circa 159.000 in più rispetto al 2022. Rocca ha sintetizzato il percorso con l'affermazione che «in due anni gli accessi sono aumentati di 200.000 unità», una cifra che si discosta da quella ricavabile dai dati rendicontati: la differenza — verosimilmente dovuta a una base di confronto o a un arco temporale diverso — non è stata chiarita dalla Regione. Quel che è certo è che il maggiore afflusso non ha impedito un calo dei tempi: il tempo medio di permanenza complessiva — dal triage alla dimissione — è sceso dell'11,2%, passando da 560 a 497 minuti, circa un'ora in meno per ciascun accesso. Il tempo medio dall'arrivo alla visita medica è diminuito di un'ora e 44 minuti rispetto a due anni prima. Restando sui tempi di ricovero, il calo è stato del 7,5%: da 1.389 a 1.285 minuti. Ad agosto 2025 la media complessiva è scesa sotto i mille minuti. Lo stesso Rocca ha parlato di attese «dimezzate, passando da due giorni a un giorno e quattro ore»: un'affermazione ottimistica che, confrontata con le percentuali dei singoli indicatori — oscillanti tra il 7,5% e l'11,2% a seconda della metrica — descrive una riduzione significativa ma non uniforme, e non generalizzabile come un dimezzamento su tutta la linea.
Sul fronte degli investimenti strutturali, la Regione ha mobilitato risorse ingenti. È stato approvato un maxifinanziamento di 155 milioni di euro — legato anche ai fondi per il Giubileo 2025 — destinato alla ristrutturazione delle strutture di emergenza e all'acquisto di apparecchiature elettromedicali e di diagnostica. Sul tavolo anche l'apertura di un nuovo reparto di medicina d'urgenza al Policlinico di Tor Vergata e l'ampliamento del pronto soccorso pediatrico del San Camillo. Più in là nel tempo, la costruzione di un nuovo Policlinico Umberto I, finanziato con 1 miliardo di euro, e di un nuovo ospedale tiburtino da 379 milioni. Sul territorio sono già attivi 35 ospedali di comunità, 131 case di comunità e 59 Centrali Operative Territoriali.
Sul piano digitale, la Regione ha sviluppato l'app Pronto Soccorso Lazio Ospedali, che consente di visualizzare in tempo reale il numero di persone in attesa nei vari ospedali, e il servizio Con te in Pronto Soccorso, che permette ai familiari di seguire il percorso del paziente tramite QR Code. Nel 2024, il sistema di teleconsulto ha evitato almeno 7.367 trasferimenti tra strutture di diverso livello. Dal 1° febbraio 2026 sono inoltre in vigore nuove regole sulla validità delle prescrizioni, calibrate sulla priorità clinica: dieci giorni per le urgenti, trenta per le brevi, con termini più ampi per le prestazioni programmate. In caso di mancata disponibilità nei tempi previsti, i cittadini hanno diritto ai cosiddetti «pass di garanzia».
L'opposizione guarda agli stessi dati con occhi diversi. A luglio 2026, i capigruppo dell'opposizione in Regione Lazio hanno denunciato un blocco superiore alle dodici ore del sistema informatico GIPSE, che gestisce l'emergenza-urgenza in tutti i pronto soccorso della regione, chiedendo spiegazioni ufficiali. In gennaio, il Partito Democratico aveva criticato la modifica degli ambiti di garanzia per le liste d'attesa, sostenendo che il rischio fosse un impatto asimmetrico a danno delle fasce più fragili e dei cittadini residenti fuori Roma. A febbraio 2025, alcune sigle sindacali avevano accusato la Regione di aver sospeso l'indennità di pronto soccorso: accusa respinta da Rocca, che aveva imputato la situazione al rifiuto di quelle stesse sigle di firmare il contratto collettivo nazionale. Voci critiche sono emerse anche sui social media in occasione dell'inaugurazione del nuovo pronto soccorso di Civitavecchia, con segnalazioni di lunghe attese e carenza di personale.
L'obiettivo dichiarato da Rocca — costruire un sistema in cui «l'informazione circoli insieme al paziente», sapendo entro le 15 del giorno precedente quali pazienti potranno essere gestiti — rimanda a un modello integrato ancora in costruzione. La sfida è chiara: i miglioramenti ci sono, ma il punto di arrivo rimane lontano. Con il 4% delle prestazioni critiche ancora fuori dai tempi di legge — che in valore assoluto corrispondono a circa 100.000 prestazioni — e le code nei pronto soccorso che continuano a scandire le giornate di molti cittadini, la stagione degli annunci deve fare i conti con la persistenza di un disagio concreto.