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Liste d'attesa, il nuovo piano 2026-2028 è in vigore: CUP unico, richiami automatici e ticket per i "furbetti" delle disdette
Foto: Serena Koi / Pexels
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Liste d'attesa, il nuovo piano 2026-2028 è in vigore: CUP unico, richiami automatici e ticket per i "furbetti" delle disdette

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 agosto, il nuovo PNGLA cambia le regole su prenotazioni, tempi di attesa e sanzioni per chi non disdice.

La Redazione ·1 settembre 2026 15:07 ·4 min di lettura

Quasi sei milioni di italiani, nel 2024, hanno rinunciato a una visita o a un esame diagnostico. Troppo lunga l'attesa, troppo alto il costo di andare dal privato. È su questo sfondo che entra in vigore il nuovo Piano Nazionale di Governo delle Liste d'Attesa (PNGLA) per il triennio 2026-2028, adottato con decreto del Ministero della Salute il 26 giugno scorso e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 24 agosto 2026. Un documento atteso, che aggiorna e sostituisce il piano precedente — quello 2019-2021 — e si innesta su un percorso normativo già avviato con il decreto-legge n. 73 del 2024, convertito nella legge 107 del 29 luglio 2024.

Il cuore della riforma è la gestione centralizzata delle prenotazioni. Il Centro Unico di Prenotazione — il CUP — dovrà d'ora in poi gestire tutte le agende: non solo quelle del Servizio Sanitario Nazionale, ma anche quelle del privato accreditato e della cosiddetta intramoenia, cioè l'attività libero-professionale svolta dai medici all'interno delle strutture pubbliche. L'obiettivo è far sì che il cittadino abbia un unico punto d'accesso e una visione reale di tutta l'offerta disponibile, senza dover telefonare a più sportelli o navigare tra portali diversi.

Una delle novità più concrete per chi prenota una visita è l'obbligo di richiamo automatico: il sistema CUP dovrà inviare un promemoria dell'appuntamento e permettere al paziente di confermarlo o disdirlo da remoto, con almeno due giorni lavorativi di anticipo. Una misura che guarda anche all'altro lato del problema: i cosiddetti no-show, cioè le persone che non si presentano senza avvisare, bloccando slot che potrebbero essere assegnati ad altri. Chi non si presenta senza aver disdetto e senza una giustificata causa di forza maggiore sarà tenuto a pagare il ticket, anche se esente. Una sanzione che solleva già discussioni: c'è chi la considera necessaria per responsabilizzare i cittadini, e chi teme che penalizzi le fasce più vulnerabili o meno digitalmente attrezzate.

Cambiano anche le regole quando il sistema non riesce a rispettare i tempi previsti. Finora, se una prestazione non era disponibile entro i termini della propria classe di priorità, era il paziente a doversi arrangiare — cercando un'alternativa, privata o altrove. Con il nuovo piano, sarà il sistema sanitario ad attivarsi, attraverso i cosiddetti percorsi di tutela: l'ASL o la struttura competente dovrà trovare una soluzione nei tempi stabiliti. Vengono inoltre introdotte le «preliste» o «liste di tutela», registri dove far confluire le richieste quando non è immediatamente possibile assegnare un appuntamento compatibile con la priorità, con l'impegno di ricontattare l'assistito non appena si libera uno spazio adeguato.

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Sul fronte dei tempi, il piano conferma le classi di priorità già in uso per le prestazioni ambulatoriali: urgente (U) entro 72 ore, breve (B) entro 10 giorni, differibile (D) entro 30 giorni per le visite e 60 per gli esami diagnostici, programmata (P) entro 120 giorni. Per i ricoveri programmati, le classi vanno da un massimo di 30 giorni (classe A) fino a 12 mesi (classe D). L'approccio dei Raggruppamenti di Attesa Omogenei — uno strumento per rendere più uniforme l'attribuzione delle priorità tra medici e strutture diverse — viene ora esteso anche ai ricoveri.

Tra gli strumenti indicati dal piano per ampliare l'offerta senza necessariamente aumentare le strutture fisiche, spicca la telemedicina: televisite e teleconsulti sono esplicitamente incentivati, in particolare per chi ha problemi di mobilità o necessita di controlli frequenti. Anche le farmacie — pubbliche e private — vengono indicate come «nuovi attori del sistema di erogazione e progettazione dell'assistenza». Il monitoraggio dell'intero sistema sarà affidato alla Piattaforma Nazionale delle Liste d'Attesa, già operativa presso Agenas, che interopererà con le piattaforme regionali e i CUP locali.

Regioni e Province autonome avranno 120 giorni dall'entrata in vigore del decreto per adottare i propri piani regionali, da aggiornare poi ogni anno. Un dettaglio non secondario: il piano non prevede risorse aggiuntive. Dovrà essere realizzato con quelle umane, finanziarie e strumentali già disponibili — il che, secondo i critici del provvedimento, resta la contraddizione di fondo di un sistema che soffre strutturalmente di sottofinanziamento e carenza di personale. Nei primi sei mesi del 2026 le strutture pubbliche e private accreditate hanno erogato 1,6 milioni di prestazioni in più rispetto allo stesso periodo del 2025, un segnale incoraggiante. Ma la distanza tra le regole scritte e la loro applicazione concreta — specie nelle Regioni con i sistemi più in difficoltà — resta la vera scommessa dei prossimi tre anni.

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