Encefalite da zecca: il rischio reale in Italia e l'importanza della vaccinazione
La morte di una donna di 76 anni, avvenuta a un mese dal morso di una zecca, ha riportato all'attenzione pubblica la gravità della encefalite da zecca, o Tbe (Tick-Borne Encephalitis). Non è un semplice fastidio: è una grave infezione virale che colpisce il sistema nervoso centrale, capace di evolvere in meningite, encefalite o meningomielite con sequele neurologiche potenzialmente permanenti. La vittima trentina ha perso la vita proprio per questa complicanza, un destino che, in molti casi, può essere evitato con la giusta prevenzione.
In Italia, il rischio non è uniforme ma circoscritto a focolai specifici, concentrati prevalentemente nelle regioni del Nord-Est. Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Veneto, in particolare la provincia di Belluno, rappresentano le aree endemiche dove la malattia è più presente. I dati storici mostrano un trend in aumento: dai 2 casi registrati nel 1992, si è passati a 19 nel 2002, con picchi significativi in zone come Trento e Gorizia. Un recente studio dell'ASL di Reggio Emilia stima addirittura 152 casi annui nel solo Triveneto tra il 2017 e il 2020, suggerendo che il carico effettivo delle infezioni potrebbe essere superiore alle stime ufficiali.
Il virus si trasmette principalmente attraverso il morso di zecche infette, ma esiste un'altro canale di trasmissione meno noto: l'ingestione di latte crudo non pastorizzato o prodotti caseari derivati da animali infetti. Una volta entrato nel corpo, il periodo di incubazione dura generalmente 7-14 giorni e la malattia spesso si manifesta in due fasi cliniche distinte. La prima è simile a un'influenza, con febbre, malessere, dolori muscolari e nausea, che dura 2-4 giorni. Dopo una breve fase asintomatica, nel 20-30% dei casi la febbre ricompare con sintomi che coinvolgono direttamente il sistema nervoso: rigidità nucale, sonnolenza, confusione e alterazioni motorie.
Non esiste una terapia farmacologica specifica per la Tbe. Il trattamento si basa esclusivamente su cure di supporto: ricovero ospedaliero, assistenza respiratoria, idratazione e riduzione dell'edema cerebrale. In assenza di un farmaco curativo, la prevenzione diventa l'unico strumento di difesa reale. La misura più efficace, raccomandata dal Ministero della Salute e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, è la vaccinazione. Il vaccino, disponibile in Italia con procedura di mutuo riconoscimento, offre un'elevata protezione (circa 95% dopo il ciclo completo) e è ben tollerato.
Il ciclo vaccinale di base richiede tre dosi: la prima al giorno 0, la seconda dopo 1-3 mesi e la terza dopo 9-12 mesi. Per chi ha bisogno di protezione urgente, esiste un ciclo accelerato, sebbene non garantisse la stessa risposta anticorpale del ciclo classico. I richiami sono necessari ogni 3 anni per i soggetti over 60 e ogni 5 anni per gli altri. È fondamentale iniziare il ciclo nei mesi invernali, per completare la protezione prima della stagione delle zecche, che inizia in primavera.
Oltre al vaccino, le misure comportamentali sono essenziali per ridurre il rischio di morso. Durante le escursioni in aree boschive o rurali, è consigliabile indossare indumenti chiari (che facilitano l'individuazione delle zecche), pantaloni lunghi, scarpe chiuse e cappello. L'applicazione di repellenti specifici a base di DEET o permetrina sulla pelle esposta è un'altro passo cruciale. Dopo ogni attività all'aperto, ispezionare accuratamente il corpo per individuare eventuali zecche e rimuoverle immediatamente con una pinzetta, tirando con decisione, seguito da una disinfettazione accurata della zona.
La Tbe non può essere trasmessa direttamente da persona a persona, ma la sua presenza in aree endemiche richiede massima attenzione. Chi risiede, lavora o frequenta abitualmente queste zone deve considerare la vaccinazione non come un'opzione, ma come una necessità. La consapevolezza è la prima arma: conoscere i rischi, adottare comportamenti protettivi e, soprattutto, vaccinarsi, può trasformare una potenziale tragedia in un evento prevenibile.