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Niente smartphone ai bambini sotto i 3 anni: un ddl bipartisan vuole renderlo legge
Foto: Boris Hamer / Pexels

Niente smartphone ai bambini sotto i 3 anni: un ddl bipartisan vuole renderlo legge

La Redazione ·24 luglio 2026 0:18

Nessuno schermo per i bambini fino ai tre anni di età. Non è una raccomandazione pediatrica generica, ma l'obiettivo di un disegno di legge bipartisan che sta prendendo forma in Parlamento. A parlarne è Simona Malpezzi, senatrice del Partito Democratico, tra le promotrici dell'iniziativa: la proposta punta a vietare l'esposizione a device digitali — smartphone, tablet, schermi di ogni tipo — ai bambini al di sotto dei 36 mesi, e a farlo con una norma di legge.

Il progetto, sottolinea Malpezzi, ha carattere bipartisan: la firma non appartiene a una sola area politica, e l'auspicio delle promotrici è che questo ne faciliti il percorso parlamentare. «Speriamo possa essere calendarizzato in tempo per la legge di Bilancio», ha dichiarato la senatrice dem, indicando così la finestra entro cui si vorrebbe arrivare a un testo approvato o quantomeno discusso.

Uno degli aspetti più concreti della proposta riguarda chi dovrà farsi carico della comunicazione verso le famiglie. Secondo quanto illustrato da Malpezzi, il compito di spiegare il divieto e le sue ragioni ricadrebbe su ostetriche e pediatri: figure che già accompagnano i genitori nei momenti più delicati della prima infanzia, dal percorso nascita ai controlli di routine. L'idea è che la norma non si limiti a proibire, ma sia accompagnata da un'azione informativa capillare, affidata a chi ha già un rapporto di fiducia con le famiglie.

La soglia dei 36 mesi non è arbitraria. Le principali società scientifiche internazionali di pediatria — dall'Accademia Americana di Pediatria all'Organizzazione Mondiale della Sanità — sconsigliano da anni l'esposizione agli schermi per i bambini in questa fascia d'età, sottolineando i rischi per lo sviluppo del linguaggio, dell'attenzione e delle competenze sociali. In Italia, tuttavia, queste indicazioni sono rimaste finora sul piano delle linee guida, senza tradursi in un obbligo normativo.

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La proposta si inserisce in un dibattito più ampio che negli ultimi anni ha attraversato diversi paesi europei. Alcuni governi hanno già adottato misure restrittive sull'uso dei dispositivi digitali tra i minori — in particolare nelle scuole — mentre il tema della dipendenza digitale precoce è diventato uno dei filoni principali della discussione sulla salute pubblica legata all'infanzia. In Italia, il legislatore si è finora mosso con cautela su questo terreno, e un intervento normativo che riguardi i primissimi anni di vita rappresenterebbe una novità significativa.

Resta da vedere se il disegno di legge riuscirà effettivamente a trovare spazio nel calendario parlamentare nei tempi auspicati. La legge di Bilancio è tradizionalmente una delle sessioni più affollate e negoziate dell'anno legislativo, e l'inserimento di una norma di questo tipo richiederebbe un consenso politico ampio. Il carattere bipartisan della proposta, se confermato dai numeri delle adesioni, potrebbe rivelarsi l'elemento decisivo per superare gli ostacoli procedurali.

Per le famiglie con bambini piccoli, intanto, il messaggio che arriva da questa iniziativa è già di per sé un segnale: la questione degli schermi nella primissima infanzia non è più solo una preoccupazione da rivista di psicologia, ma sta entrando nell'agenda politica con l'ambizione di diventare diritto positivo.

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