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Canada: centomila morti in dieci anni, la normalizzazione dell'eutanasia

Canada: centomila morti in dieci anni, la normalizzazione dell'eutanasia

La Redazione ·19 luglio 2026 10:56

Nel corso di un solo decennio, il Canada ha mutato il suo volto sociale fino a diventare la capitale mondiale dell'eutanasia. I dati ufficiali, che alla fine del 2024 hanno registrato 76.400 morti per iniezione letale assistita, non sono solo un numero freddo: rappresentano un trend di crescita esponenziale che, proiettato sul futuro, porta a contare centomila morti in dieci anni. Il Paese nordamericano è largamente il più ricco di suicidi assistiti al mondo, con una progressione rapida che ha visto il tasso di ricorso aumentare con ritmi superiori al 30% annuo nel quadriennio cruciale tra il 2019 e il 2022. Nonostante una lieve decelerazione nella curva percentuale, il fenomeno in termini assoluti continua a espandersi in modo costante; nel solo 2024 si sono registrati 16.499 decessi, mille in più dell'anno precedente, rendendo questa pratica una delle maggiori cause di morte a livello nazionale.

La genesi di questa trasformazione risale al febbraio 2015, quando la Corte Suprema del Canada, nel processo Carter v. Canada, ha dichiarato non costituzionale il divieto sulla morte assistita. Da quel momento, la pratica medica del fine vita è stata legittimata, diventando legale nel giugno 2016. In quel decennio successivo, l'eutanasia è esplosa in popolarità. Il quinto rapporto annuale sull'assistenza medica nella morte (MAID), pubblicato nel dicembre 2024, ha rivelato che nel 2023 15.343 persone sono state soppresse da funzionari medici su un totale di poco meno di 20.000 richieste. Quasi un decesso su 20 in Canada è ormai attribuibile al MAID, segnando una pervasività che ha scavato profondamente nella coscienza della società.

Se all'inizio il programma era presentato all'opinione pubblica come una misura di extrema ratio, limitata strettamente a malati terminali affetti da sofferenze intollerabili, l'indeterminatezza dei testi normativi ha spianato la strada a una progressiva estensione dei criteri. La metamorfosi legislativa e ideologica è avvenuta nel marzo 2021 con l'approvazione del Bill C-7, che ha rimosso il vincolo della morte naturale "ragionevolmente prevedibile". Cancellando questo pilastro, il legislatore ha slegato il fine vita dal concetto di malato terminale, spalancando le porte del programma a chiunque soffra di patologie croniche o disabilità. Il governo canadese, nel suo sesto report, si vanta di valutare più attentamente le richieste di malati non terminali, ma la misura era pensata per altro scopo e l'azione federale ha attivamente cercato di rendere le pratiche ancor più veloci e snelle.

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La direzione è ormai inequivocabile: nel 2024 è stato tentato l'inserimento delle malattie psichiche nell'elenco delle patologie per l'accesso alla misura estrema, senza altre malattie complementari. L'allora Ministro della Salute, Mark Holland, ha motivato questa apertura con l'insufficiente numero di psichiatri disponibili a partecipare al programma. Le persone affette da disturbi psichici, come la depressione cronica, non sono malati terminali ma individui che devono essere accompagnati e curati. Attorno al sistema canadese si stanno alzando le critiche non solo di chi è contrario a priori, ma di tanti specialisti e cittadini che vedono nel sistema approvato un modo facile ed economico per liberare lo Stato dal problema di molti malati, senza potenziare il servizio sanitario.

L'eutanasia, utilizzata come in Canada, ha smesso di essere una risposta medica a una condizione clinica irreversibile, per diventare una scorciatoia burocratica ed economica. È una vera e propria soluzione gestionale applicata dallo Stato di fronte alle carenze croniche della terapia del dolore, della sanità pubblica e del sistema sociale. Si configura così come un dispositivo biopolitico neoliberista che trasforma una politica compassionevole in una nota di risparmio per la società, dove la morte anticipata significa anticipare il ritorno alla vita, ai nostri agi e ai nostri progetti, tutelando un dorato egoismo. La perdita del senso della sofferenza e il fenomeno del contagio sociale, dove più se ne parla e più si pratica, hanno normalizzato sul piano morale un costume che educa il cittadino a vedere nella morte procurata una praticabilità morale semplice quanto erronea.

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