Messaggio promozionale Creativo di test
giovedì, 27 agosto 2026
Ultimo aggiornamento alle 04:52
Il Plurale Quotidiano
Sanità
Caldo in città, l'esperto: "Tetti verdi e meno asfalto, ma serve rigenerare il suolo"
Foto: Francesco Ungaro / Pexels
Sanità

Caldo in città, l'esperto: "Tetti verdi e meno asfalto, ma serve rigenerare il suolo"

Il professore del Politecnico di Milano Franco Pileri indica tre direzioni per città più vivibili: suolo vivo, tetti vegetati e meno parcheggi.

La Redazione ·8 agosto 2026 13:07 ·3 min di lettura

Agosto, asfalto rovente, condizionatori accesi a pieno regime e città che trattengono il calore come forni. Non è una novità, ma quest'estate — con le ondate di calore che si succedono ravvicinate su tutta Europa — la domanda su come rendere le città più vivibili è diventata urgente. Franco Pileri, professore al Politecnico di Milano, offre una risposta che va oltre i soliti rimedi: non si tratta di aggiungere tecnologia, ma di ripensare fisicamente lo spazio urbano.

Il punto di partenza è il fenomeno noto come isola di calore urbana. Le superfici stradali possono raggiungere temperature elevatissime nelle ore centrali delle giornate più calde: la ragione è strutturale, e risiede nel fatto che asfalto e cemento assorbono gran parte dell'irradiazione solare, trattengono pochissima acqua e non favoriscono l'evaporazione. È un dato che spiega perché camminare in certi quartieri sia diventato uno sforzo fisico, e che la letteratura scientifica sul microclima urbano descrive ormai da due secoli — il fenomeno fu documentato per la prima volta da Luke Howard nel 1818 nel suo studio sul clima di Londra.

Pileri indica tre direzioni che devono procedere insieme, non come misure isolate. La prima riguarda il suolo: «Non basta aggiungere tecnologia», sostiene il professore. Serve rigenerare un materasso di terreno vivo, spesso almeno trenta centimetri, capace di garantire drenaggio e ospitare un ecosistema in grado di abbassare le temperature. La depavimentazione — cioè la rimozione di asfalto e cemento sostituiti da suolo vegetato — non è solo un intervento estetico: la presenza di alberi e aree verdi riduce la temperatura delle superfici esposte al sole rispetto alle zone prive di vegetazione, come documentato dalla ricerca sul microclima urbano. Città come Milano e Bologna hanno già inserito approcci di questo tipo nei loro piani strategici, prevedendo interventi su ampie porzioni di superfici impermeabili. Parigi sta procedendo nella stessa direzione, trasformando parti dello spazio pubblico.

Messaggio promozionale Pubblicità

La seconda misura riguarda i tetti verdi: coperture vegetali che, attraverso ombreggiatura ed evapotraspirazione, limitano l'assorbimento di calore e contribuiscono a ridurre il fabbisogno di raffrescamento degli edifici. Tra i benefici attribuiti a queste strutture figurano anche la ritenzione idrica — che alleggerisce le reti fognarie sotto stress nei temporali estivi — e un contributo alla qualità dell'aria, sebbene l'entità di questi effetti dipenda dalla tipologia e dall'estensione dell'intervento. Tokyo, Singapore, New York e Utrecht — dove i tetti delle fermate degli autobus sono stati inerbiti — sono esempi già consolidati. I costi variano in funzione della complessità: le soluzioni estensive più semplici sono accessibili, quelle intensive con substrati profondi e specie arbustive richiedono investimenti più significativi. Pileri è comunque esplicito: i tetti verdi sono utili, ma non sono sufficienti da soli.

È qui che entra in gioco la terza leva, quella più strutturalmente impegnativa: ridimensionare strade e parcheggi e potenziare il trasporto pubblico. Le auto parcheggiate sotto il sole restituiscono calore irraggiando verso l'ambiente circostante, contribuendo ad alzare ulteriormente la temperatura dell'aria già calda nei pressi dell'asfalto. Ridurre i parcheggi sovradimensionati e restringere le strade inutilmente larghe, sostiene Pileri, significa creare porosità nel tessuto urbano: più spazio per il verde, meno superfici che irradiano calore, meno emissioni. Ma questo è sostenibile solo se si rafforza in parallelo il trasporto pubblico, altrimenti si toglie spazio alle auto senza dare un'alternativa reale ai cittadini.

Il problema non è nuovo, ma la sua urgenza è cresciuta con l'urbanizzazione e il cambiamento climatico. Per questo il Ministero della Salute pubblica ogni estate, da maggio a settembre, bollettini giornalieri sulle ondate di calore per 27 città italiane: uno strumento utile per la gestione dell'emergenza, ma che non interviene sulle cause strutturali del problema. L'Unione Europea ha riconosciuto le infrastrutture verdi urbane come priorità strategica già nel 2013, e sempre più città europee stanno sperimentando soluzioni concrete, dai rifugi climatici di Barcellona ai corridoi alberati. Il messaggio di Pileri è che le soluzioni esistono e alcune sono già testate su scala reale. Quello che manca, spesso, è la volontà politica di ripensare lo spazio urbano non come qualcosa da riempire di asfalto e cemento, ma come un sistema vivo che può — se trattato bene — lavorare per abbassare la temperatura anziché alzarla.

Potrebbe interessarti anche…