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Batterie a bottone e bambini: a Roma già 7 ricoveri gravi nel 2026, più del triplo del 2025
Illustrazione generata con AI
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Batterie a bottone e bambini: a Roma già 7 ricoveri gravi nel 2026, più del triplo del 2025

Al Bambino Gesù di Roma sette bambini ricoverati con gravi lesioni nei primi sette mesi del 2026, contro i due dell'intero 2025. Cosa fare in caso di ingestione.

La Redazione ·11 agosto 2026 10:07 ·3 min di lettura

Sette bambini ricoverati con gravi conseguenze cliniche in sette mesi, sei dei quali solo tra maggio e luglio: sono i numeri che l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma ha registrato nel 2026 per ingestione di batterie a bottone. L'anno scorso, nell'intero arco dei dodici mesi, i casi analoghi erano stati due. Un'accelerazione che gli specialisti del polo pediatrico romano definiscono allarmante, e che si inserisce in una tendenza di crescita degli incidenti di questo tipo negli ultimi cinque anni, parallelamente alla diffusione di dispositivi elettronici sempre più piccoli e alimentati da questo tipo di pile.

A rendere la situazione particolarmente seria è la natura stessa del rischio. Ingerire una batteria a bottone non è come ingerire una moneta o un altro corpo estraneo: si tratta di un'emergenza medica tempo-dipendente. Se la pila si blocca nell'esofago, il contatto con i tessuti umidi innesca immediatamente una reazione elettrochimica. In appena due ore può provocare ustioni profonde della parete esofagea. Il danno, se non si interviene, si propaga ai tessuti circostanti: perforazioni, stenosi, fistole tra esofago e trachea o tra esofago e grandi arterie, con il rischio di emorragie potenzialmente fatali anche a giorni o settimane dalla rimozione. I sei bambini ricoverati al Bambino Gesù tra maggio e luglio presentavano tutti gravi lesioni dell'esofago e hanno richiesto cure multispecialistiche; alcuni hanno avuto bisogno della terapia intensiva.

Le batterie più pericolose sono quelle al litio di diametro pari o superiore a 20 millimetri, come la comunissima CR2032 da tre volt. Si trovano ovunque: nei telecomandi, negli orologi, nelle bilance, nei giocattoli, nei piccoli dispositivi elettronici. Un dettaglio che molti genitori ignorano è che anche una batteria apparentemente scarica mantiene una carica residua sufficiente a causare danni gravi: va quindi trattata con le stesse cautele di una pila nuova, fin dal momento in cui viene rimossa da un apparecchio.

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Il quadro nazionale conferma la tendenza. Il Centro Antiveleni dell'ASST Papa Giovanni XXIII di Bergamo ha gestito 42 consulenze per ingestione di batterie negli ultimi diciotto mesi, fino a luglio 2026. Di queste, 12 riguardavano pile al litio ad alto voltaggio, quelle a più alto potenziale lesivo.

Uno degli aspetti più insidiosi di questo tipo di incidente è che il bambino potrebbe non dare segnali chiari. I sintomi iniziali — difficoltà a deglutire, salivazione eccessiva, vomito, tosse improvvisa, alterazione della voce, dolore toracico o addominale — sono poco specifici e facilmente scambiabili per altro. Oppure possono mancare del tutto nelle prime ore. Ecco perché il principio guida è uno solo: in caso di ingestione certa o anche solo sospetta, bisogna recarsi immediatamente al pronto soccorso, senza aspettare che compaiano sintomi e senza somministrare nulla al bambino nel frattempo. Non si tratta di una precauzione eccessiva: è il tempo che fa la differenza tra una lesione trattabile e un danno permanente.

Al Bambino Gesù l'emergenza viene gestita da un'équipe multidisciplinare in grado di affrontarne la complessità clinica, dal gastroenterologo al chirurgo, fino all'intensivista. Ma la prevenzione resta lo strumento principale. Gli esperti indicano tre misure concrete: controllare che i vani batteria degli apparecchi domestici siano chiusi e, dove possibile, bloccati con una vite o un sistema di sicurezza; conservare le batterie nuove e usate fuori dalla portata dei bambini piccoli; smaltire tempestivamente le pile esaurite, senza lasciarle in giro o nei cassetti. Una batteria usata non è un rifiuto innocuo: finché non è smaltita correttamente, rimane un pericolo.

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