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Tumore al seno, all'Isola Tiberina la prima crioablazione mammaria di Roma: addio bisturi
Illustrazione generata con AI
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Tumore al seno, all'Isola Tiberina la prima crioablazione mammaria di Roma: addio bisturi

Il 4 agosto 2026 l'Ospedale Isola Tiberina ha eseguito la prima crioablazione mammaria della sua storia: niente chirurgia, solo freddo estremo.

La Redazione ·4 agosto 2026 11:07 ·3 min di lettura

Una sonda delle dimensioni di un ago, anestesia locale, e poche ore dopo la paziente era già a casa. È in sintesi quello che è accaduto il 4 agosto 2026 all'Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola di Roma, dove è stata eseguita per la prima volta nella struttura una crioablazione mammaria: una tecnica mininvasiva che distrugge il tessuto tumorale non con il bisturi, ma con temperature fino a -190 gradi Celsius. La protagonista è una donna di 80 anni, accolta in ospedale nella tarda mattinata, trattata nel pomeriggio e dimessa senza ricovero.

La procedura funziona così: una sottile criosonda viene inserita direttamente nel tumore, guidata dall'ecografia, e rilascia un agente refrigerante — gas argon o azoto liquido — che genera una vera e propria sfera di ghiaccio attorno alla massa. Il freddo estremo congela e distrugge le cellule tumorali e i loro margini, risparmiando il tessuto sano circostante. Nel tempo, il materiale ablato viene gradualmente riassorbito dall'organismo. Non si tratta di un'alternativa all'intero percorso oncologico: radioterapia e terapia endocrina, quando previste, continuano a essere valutate secondo gli stessi criteri applicati alle pazienti operate. Cambia, in sostanza, solo la fase chirurgica.

L'intervento è stato eseguito dalla Dottoressa Antoinette Moscone e dal Dottor Jacopo Scaggiante, dell'équipe della UOS Radiologia Senologica, in collaborazione con la Radiologia Interventistica e la Breast Unit diretta dalla Dottoressa Patrizia Frittelli. Il monitoraggio post-procedura ha confermato il pieno successo del trattamento. «L'introduzione della crioablazione rappresenta un traguardo importante per l'ospedale e per la Radiologia Interventistica», ha dichiarato il Professor Ettore Squillaci, Direttore della UOC Diagnostica per Immagini, definendola «una tecnica innovativa, sicura e mininvasiva che preserva la qualità di vita della paziente, evita il ricovero e riduce l'impatto della terapia». Il Direttore Generale, Ing. Giovanni Arcuri, ha aggiunto che questo primo intervento «conferma la volontà dell'ospedale di essere all'avanguardia nell'offerta di cure innovative e meno invasive».

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Non è una tecnica nata ieri: la crioablazione viene utilizzata da oltre un decennio per trattare i fibroadenomi e tumori mammari selezionati, con tassi di successo che vanno dall'85% al 100% per i carcinomi duttali invasivi fino a 2 centimetri di diametro, e del 100% per quelli inferiori a 1 centimetro. Le indicazioni cliniche sono però precise: la procedura è indicata per tumori piccoli e localizzati, generalmente fino a 15 millimetri, in fase iniziale, con positività ai recettori ormonali, in donne dai 50 anni in su. Rappresenta un'opzione particolarmente preziosa per chi non può sottoporsi all'anestesia generale a causa dell'età avanzata o di importanti patologie concomitanti. La crioablazione può anche essere ripetuta in caso di recidiva.

In Italia la tecnica si sta diffondendo con gradualità. L'Istituto Europeo di Oncologia di Milano la esegue nell'ambito dello studio clinico PRECICE per tumori in stadio precoce; il Policlinico di Milano l'ha introdotta tra le opzioni terapeutiche a luglio 2026; interventi analoghi sono stati effettuati a Pescara nel febbraio 2026 e a Forlì nel luglio 2025. Alcuni studi privati in Piemonte la offrono già, ma la procedura non è ancora inclusa nei trattamenti rimborsati dal Servizio Sanitario Nazionale, in parte per ragioni di costo. «Le tecniche percutanee come la crioablazione aprono nuove prospettive di trattamento conservativo», ha commentato Franco Orsi, Direttore della Radiologia Interventistica dello IEO, sottolineando «una migliore qualità di vita e un minor impatto psicologico» per le pazienti.

Il contesto in cui si inserisce questa novità è quello di una patologia che in Italia pesa in modo significativo: il carcinoma mammario è la neoplasia più frequente nella popolazione femminile, con circa 55.900 nuove diagnosi stimate nel 2023 e quasi un milione di donne vive dopo una diagnosi. La sopravvivenza a cinque anni si attesta all'87%, tra le più alte in Europa, grazie alla diffusione dello screening e ai progressi terapeutici che, come questa prima a Roma dimostra, continuano ad avanzare.

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