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Incendio al GRA, una settimana dopo il fumo non si ferma: diossine nell'aria al Laurentino
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Incendio al GRA, una settimana dopo il fumo non si ferma: diossine nell'aria al Laurentino

Dal 26 luglio il quadrante sud di Roma respira aria inquinata. ARPA Lazio ha rilevato diossine oltre soglia OMS, la Procura indaga per incendio doloso.

La Redazione ·2 agosto 2026 7:05 ·3 min di lettura

Sono passati sette giorni e l'aria al Laurentino sa ancora di bruciato. Dal 26 luglio 2026, quando un vasto incendio ha divorato campi e vegetazione incolta nella zona di Vallerano — tra via Laurentina e lo svincolo 25 del Grande Raccordo Anulare — i residenti di un intero quadrante di Roma Sud vivono con le finestre chiuse, la gola che brucia e una domanda senza risposta definitiva: cosa stavano respirando?

Quella domenica le fiamme, alimentate dal caldo e dal vento, avevano raggiunto la carreggiata interna del GRA, costringendo alla chiusura temporanea del tratto tra le uscite Laurentina e Pontina in entrambe le direzioni. Anche via Laurentina era stata bloccata verso fuori Roma. Il fumo denso e nero aveva ridotto la visibilità al punto da spingere decine di automobilisti a fermarsi o fare inversione di marcia. L'intervento era stato massiccio: Vigili del Fuoco, Protezione Civile, due elicotteri regionali, un velivolo dei Carabinieri e uno dell'Esercito. Le fiamme sembravano domate. Ma non era finita.

Il 31 luglio il rogo ha ripreso a bruciare nella stessa area, all'altezza del civico 998 di via Laurentina, richiedendo un nuovo intervento dei pompieri. Nel frattempo, i quartieri Laurentino, Vallerano, Castel di Leva, Spinaceto e Torrino continuano a fare i conti con un odore acre che non si dirada. Bruciore alla gola, mal di testa, nausea: sono i disturbi segnalati da molti abitanti nelle ultime settimane.

Cosa dicono i dati sull'aria

L'ARPA Lazio — l'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale — ha attivato il monitoraggio della qualità dell'aria già il 27 luglio, installando un campionatore in via Laurentina 980. Il primo campione, prelevato tra il 27 e il 28 luglio, ha rilevato una concentrazione di diossine pari a 0,39 picogrammi per metro cubo. È un valore che supera la soglia di 0,3 pg/m³ indicata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità come segnale di una fonte emissiva localizzata: in altri termini, una conferma che l'incendio ha immesso nell'aria sostanze tossiche. Il secondo campione, tra il 28 e il 29 luglio, ha mostrato un calo a 0,12 pg/m³, un dato incoraggiante ma non ancora risolutivo. Sono ancora in corso le analisi per rilevare benzo(a)pirene e policlorobifenili (PCB), altre sostanze potenzialmente pericolose che potrebbero essere presenti.

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Il punto critico, su cui si interrogano sia i tecnici sia chi indaga, riguarda proprio la natura di ciò che ha bruciato. L'ipotesi che circola — e che non è ancora confermata — è che tra la vegetazione potessero trovarsi rifiuti o materiali non identificati, il che spiegherebbe la presenza di composti tossici nelle concentrazioni rilevate. La Procura di Roma ha aperto un'indagine, al momento a carico di ignoti, per accertare se il rogo abbia avuto origine dolosa.

Le raccomandazioni e le pressioni politiche

Roma Capitale ha diffuso indicazioni precauzionali per i residenti del Municipio IX: non sostare nelle vicinanze dell'area interessata, tenere le finestre chiuse quando si percepisce presenza di fumi, lavare accuratamente frutta e verdura coltivate o conservate all'aperto. Misure di buon senso, ma che dopo una settimana pesano sulla quotidianità di migliaia di famiglie.

Sul fronte politico, consiglieri capitolini e municipali del partito Azione hanno formalmente sollecitato il Sindaco di Roma ad adottare provvedimenti urgenti e a garantire un'informazione trasparente e continua ai cittadini sui rischi per la salute pubblica. La richiesta, in sostanza, è che le istituzioni non lascino i residenti a raccogliere notizie frammentate, ma assumano un ruolo attivo di comunicazione nella gestione dell'emergenza.

Sette giorni dopo l'innesco, dunque, il quadro rimane aperto su più fronti: ambientale, sanitario e giudiziario. I dati sull'aria mostrano un miglioramento rispetto al picco iniziale, ma le analisi non sono complete e il fumo — in forma attenuata — non ha ancora smesso di alzarsi. Per chi vive al Laurentino, aprire la finestra è ancora una scelta che si fa con cautela.

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