Era una struttura criminale solida, costruita per muoversi in silenzio e colpire ovunque ci fosse domanda. Al vertice c’era un 29enne romano che da tempo viveva in Spagna e, proprio dalla penisola iberica, coordinava gli approvvigionamenti, i contatti e la gestione complessiva del gruppo che per anni ha fatto arrivare a Roma hashish e marijuana in quantità ingenti. A interrompere quel flusso è stata un’indagine del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma, condotta con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia della Procura capitolina, che ha portato a una serie di arresti e a un sequestro rilevante di stupefacente.
Il cuore operativo della banda era nella Capitale. Un appartamento nel quartiere Alessandrino veniva usato come base di stoccaggio, un luogo in cui la droga veniva nascosta prima di essere redistribuita nelle piazze di spaccio del Centro e della periferia. La rete non si fermava a un solo quartiere: San Lorenzo, Tor Bella Monaca, Torre Maura, Quarticciolo, Torresina, Monteverde, Tor Pignattara, Eur, Primavalle, Quadraro, Massimina e Tor Tre Teste erano solo alcune delle aree finite nella mappa degli investigatori. E quando Roma non bastava, la merce prendeva altre direzioni, raggiungendo anche città diverse. Il sistema era flessibile, capace di adattarsi alla pressione e di sfruttare ogni canale disponibile, dai corrieri alle spedizioni postali.
Le indagini, andate avanti per tre anni, hanno permesso agli specialisti del Gico del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di ricostruire passo dopo passo il funzionamento della rete. Intercettazioni telefoniche e ambientali hanno mostrato una macchina criminale divisa con rigore: chi procurava la droga, chi la trasportava, chi la custodiva, chi la vendeva e chi si occupava di far rientrare i proventi illeciti. I carichi arrivavano soprattutto via terra, occultati in auto con doppi fondi, una soluzione semplice ma efficace per eludere i controlli. Le comunicazioni avvenivano su piattaforme di messaggistica istantanea, usate non solo per organizzare la logistica ma anche per parlare con i clienti. Accanto a questo sistema moderno resisteva il metodo più tradizionale: la piazza di spaccio fisica, nei parcheggi dei supermercati e nei punti più frequentati della movida.
Nel corso dell’operazione, le Fiamme Gialle hanno eseguito misure cautelari nei confronti di dodici persone complessivamente coinvolte nell’organizzazione. Tra queste, cinque hanno ricevuto un’ordinanza di custodia cautelare, con tre arresti in carcere e due ai domiciliari; altre sette sono state fermate in flagranza mentre cedevano droga. Per due indagati, invece, la decisione è stata rinviata in attesa dell’interrogatorio preventivo. Il bilancio finale parla anche di un sequestro di quasi 200 chilogrammi di stupefacente, considerato solo una parte di quanto sarebbe stato immesso sul mercato nel tempo. Un traffico ampio, radicato, costruito per durare. Fino al momento in cui l’inchiesta ne ha spezzato la continuità.







