Incendio a Spin Time, 400 persone in strada: Roma cerca una via d'uscita
Un principio d'incendio ha innescato il sequestro dell'ex palazzo INPDAP all'Esquilino. Famiglie, anziani e fragili fuori nella notte. La politica si divide.
Un principio d'incendio in un locale tecnico, domato in pochi minuti dagli stessi residenti prima ancora dell'arrivo dei pompieri, ha innescato una crisi che il Comune di Roma inseguiva da anni senza risolverla. Nella tarda serata di mercoledì 29 luglio 2026, intorno alle 22 e 30, le fiamme si sono sviluppate nel cortile interno di Spin Time Labs, il palazzo di dieci piani in via Santa Croce in Gerusalemme, nel cuore del quartiere Esquilino. Nessun ferito, nessun danno strutturale significativo secondo gli occupanti. Eppure quella sera circa 400 persone — tra cui 130-150 famiglie con bambini, anziani e persone fragili — si sono ritrovate in strada, costrette ad abbandonare l'immobile dopo che i Vigili del Fuoco e le forze dell'ordine lo hanno dichiarato inagibile e sottoposto a sequestro giudiziario.
Chi voleva rientrare è stato fermato. Alle famiglie è stato concesso di tornare solo uno alla volta, scortati, per recuperare medicinali e beni di prima necessità. Alcuni residenti hanno denunciato che le porte degli appartamenti sono state forzate e gli alloggi «messi sottosopra» durante le operazioni, nonostante avessero consegnato le chiavi. La Protezione Civile e i servizi sociali del Comune hanno attivato strutture di accoglienza temporanea per chi non aveva dove andare. Ma per molti la notte si è trascorsa sul marciapiede.
Spin Time Labs non è un edificio qualunque. L'ex palazzo dell'INPDAP — 21.000 metri quadrati, gestito oggi dal fondo immobiliare InvestiRE Sgr — venne occupato nell'ottobre 2013 dal movimento per il diritto all'abitare Action. Da allora è diventato qualcosa di più difficile da definire: centro culturale, osteria, coworking, auditorium, doposcuola. Dentro ci vivono persone di oltre venticinque nazionalità diverse. Nel 2019, quando corrente e acqua calda furono tagliate per un debito di circa 300.000 euro, fu il cardinale Konrad Krajewski, elemosiniere pontificio, a ripristinare personalmente la fornitura rimuovendo i sigilli — un gesto che rimase nella memoria collettiva della città. Nel febbraio 2026 il Ministero dell'Interno è stato condannato a risarcire InvestiRE Sgr per oltre 21 milioni di euro, più 206.000 euro per ogni mese di mancata liberazione, per non aver dato esecuzione a un precedente sequestro preventivo. Una sentenza che metteva Roma e lo Stato davanti a un conto sempre più salato.
Il giorno dopo l'incendio, il 30 luglio, si è tenuta una riunione in Prefettura con il prefetto Lamberto Giannini, il sindaco Roberto Gualtieri, il vicario generale della Diocesi di Roma monsignor Baldo Reina, il questore Roberto Massucci, l'assessore al Patrimonio Tobia Zevi e i rappresentanti della proprietà. Roma Capitale ha ribadito di voler trovare «soluzioni condivise» per tutelare i residenti più fragili. Zevi ha dichiarato che un rientro immediato è «impensabile», ma che la trattativa con InvestiRE Sgr è aperta, con l'obiettivo di trasformare l'immobile in alloggi popolari. La proprietà si è detta disponibile a collaborare. Nel frattempo, davanti al palazzo, un presidio permanente si è formato nel pomeriggio del 30 luglio, con un'assemblea pubblica alla quale hanno partecipato associazioni, sindacati e rappresentanti istituzionali.
La politica, prevedibilmente, si è spaccata. Il centrodestra — Fratelli d'Italia e Lega in testa — ha chiesto lo sgombero immediato. Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca ha sollecitato Gualtieri a «non consentire il rientro degli occupanti». Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha mantenuto la sua linea rigida contro le occupazioni. Dall'altra parte, il Movimento 5 Stelle e il Partito Democratico hanno accusato la destra di strumentalizzare l'incendio. Francesco Silvestri (M5S) ha definito «inaccettabile» usare le fiamme come pretesto per uno sgombero. Michela Di Biase (PD) ha chiesto «responsabilità e solidarietà, non propaganda».
Rimane sul tavolo una valutazione che risale al gennaio 2026: uno studio di Open Impact ha stimato che l'acquisto e la regolarizzazione dell'immobile da parte del Comune genererebbe 71,55 milioni di euro di valore sociale, a fronte di costi stimati in 36,7 milioni. L'assessore Zevi aveva già proposto qualcosa di simile nel Piano Casa 2023-2026, senza che l'iniziativa si concretizzasse. Ora, con 400 persone fuori e un sequestro attivo, quella finestra di trattativa si è riaperta — ma il tempo stringe e le pressioni politiche spingono in direzioni opposte. Per i residenti di Spin Time, il problema è più semplice e più urgente: stasera, dove si dorme.