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Sanità nel Lazio, Rocca rivendica i progressi ma l'opposizione risponde: «Case della comunità vuote»
Foto: Serena Koi / Pexels
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Sanità nel Lazio, Rocca rivendica i progressi ma l'opposizione risponde: «Case della comunità vuote»

Il presidente della Regione cita dati Agenas su liste d'attesa e 118. Le opposizioni replicano: strutture PNRR inaugurate ma prive di personale.

La Redazione ·30 luglio 2026 8:06 ·4 min di lettura

È uno scontro a colpi di numeri e di realtà vissuta quello che si consuma in questi giorni attorno alla sanità del Lazio. Da un lato il presidente della Regione, Francesco Rocca, che rivendica «miglioramenti enormi certificati» e un sistema che, a suo dire, ha recuperato credibilità dopo anni di commissariamento. Dall'altro un fronte compatto di opposizioni — PD, M5S, Italia Viva, Azione, Sinistra Civica Ecologista, Sinistra Italiana — che ha chiesto una seduta straordinaria del Consiglio regionale, denunciando una «cattiva gestione dei fondi del PNRR» e una rete territoriale che, nella pratica, stenta ancora a funzionare.

I dati che Rocca porta a sostegno della sua tesi vengono in parte dal primo Bollettino nazionale dell'Agenas, l'agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, relativo al monitoraggio del primo semestre 2026. Secondo quella rilevazione, il 91,6% delle prime visite specialistiche e l'89,7% degli esami diagnostici nel Lazio sarebbero stati garantiti entro i tempi previsti, collocando la regione sopra la media nazionale — ferma rispettivamente al 78,5% e all'84,6%. Rocca cita anche un dato sulla diagnostica oncologica: i pazienti oncologici in lista d'attesa sarebbero scesi da oltre 5.000 a 269, e le liste chirurgiche si sarebbero ridotte del 48%, con 37.000 interventi in più nell'ultimo anno.

Lo stesso Bollettino Agenas, tuttavia, registra una tendenza meno incoraggiante se si guarda all'anno precedente: il rispetto dei tempi per le prime visite è calato dal 94,6% al 91,6%, e per gli esami diagnostici dallo 0,8%. Una flessione che, per ora, non scalza il Lazio dalla parte alta della graduatoria nazionale, ma che le opposizioni leggono come un segnale da non ignorare.

Sul fronte del Pronto Soccorso, la Regione riporta una riduzione del 30% dei tempi di attesa e del 26% di quelli di dimissione. Più nel dettaglio, al Pertini i tempi sarebbero calati del 64%, al Sant'Andrea del 53%. Il servizio 118 ha visto scendere il tempo medio di intervento da 24 a 18 minuti, mentre le postazioni sono passate da 172 a 195. Per il 2026 è prevista l'internalizzazione del servizio con 25 nuove postazioni a gestione diretta. Rocca ha anche annunciato la prossima riapertura del San Giacomo, storico ospedale romano chiuso da anni.

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Il capitolo più controverso è quello delle Case della comunità, le strutture di medicina territoriale finanziate con i fondi PNRR. Rocca sostiene che 105 strutture nel Lazio risultano già conformi ai requisiti previsti dal Piano, e che tutti gli obiettivi del PNRR sono stati rispettati, in attesa della rendicontazione definitiva attesa per dicembre 2026. Ammette però che le strutture sono ancora in fase di «riempimento» per servizi e personale. Una mezza ammissione che le opposizioni trasformano in accusa: la consigliera PD Emanuela Droghei le ha definite «il vero grande fallimento della giunta Rocca», sostenendo che circa 1,7 miliardi di euro destinati alla sanità territoriale nel Lazio siano stati in larga parte sprecati. «Scenografie, non sanità», è la sintesi affidata dai gruppi di minoranza alle agenzie. A rafforzare la critica, il rilievo della Corte dei Conti, secondo cui la Regione Lazio avrebbe speso circa il 37% dei fondi PNRR assegnati.

Le opposizioni chiedono risposte precise: quante ore i medici di medicina generale saranno effettivamente presenti nelle Case della comunità, quante Aggregazioni Funzionali Territoriali sono operative, quali servizi sono già attivi. Il capogruppo PD Mario Ciarla ha portato in Consiglio un dato di contesto: il rapporto tra Fondo sanitario e PIL in Italia si attesta al 6,19%, tra i più bassi d'Europa. Il consigliere M5S Valerio Novelli ha citato un rapporto della Fondazione GIMBE secondo cui nel Lazio 685.796 cittadini avrebbero rinunciato a una prestazione sanitaria necessaria, quasi 86.000 in più rispetto all'anno precedente.

Sul versante del personale, la Regione rivendica l'inserimento di 5.000 nuove unità e annuncia altre 4.000 assunzioni entro fine 2026, oltre alla stabilizzazione di 1.900 operatori dei Centri Unici di Prenotazione. Rocca riconosce però che alcuni concorsi sono andati deserti — come i 20 posti per medici di pronto soccorso a Frosinone — rendendo ancora necessario il ricorso ai cosiddetti gettonisti, medici forniti da cooperative a costi più alti per coprire i turni scoperti. Un problema strutturale che non riguarda solo il Lazio, ma che in questa regione è diventato uno dei punti più esposti al fuoco incrociato tra maggioranza e minoranze.

Sullo sfondo, il risanamento economico: Rocca rivendica il passaggio da un disavanzo previsto di 750 milioni a un avanzo di 322 milioni, presentandolo come la precondizione di ogni altro investimento. Per i cittadini che aspettano una visita specialistica, che faticano a trovare un medico di base o che si recano in un presidio territoriale ancora senza servizi, il dibattito tra numeri aggregati e testimonianze puntuali è tutt'altro che astratto. E il Consiglio regionale, con la richiesta di seduta straordinaria ancora sul tavolo, è destinato a tornare presto sull'argomento.

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