Con l’approvazione definitiva del nuovo Piano di Utilizzazione degli Arenili, Ostia entra in una fase diversa. Non si tratta soltanto di un aggiornamento tecnico, ma di una scelta che ridisegna il rapporto tra la città e il suo mare: più spazi pubblici, accessi più diffusi, regole più chiare per chi opera sul litorale. Dopo anni segnati da proroghe e incertezze, il Campidoglio punta a chiudere una stagione lunga e confusa, aprendo la strada alla messa a gara delle concessioni e a una gestione più strutturata della costa.
Il piano interviene su 11,3 chilometri di spiagge di competenza comunale, all’interno di un tratto complessivo di 16,8 chilometri. La quota destinata alla pubblica fruizione arriva al 57,6%, pari a 6,5 chilometri, superando il minimo previsto dalla normativa regionale. Se si somma anche l’arenile di Castelporziano, interamente pubblico, la costa liberamente accessibile sale al 64% del totale, cioè 8,4 chilometri di spiagge gratuite. È questo il cuore della riforma: restituire continuità e presenza pubblica a un litorale che per troppo tempo è apparso frammentato, difficile da attraversare, spesso percepito come chiuso.
La trasformazione riguarda anche le 66 concessioni balneari esistenti, che verranno riordinate in Unità Minime di Intervento. Di queste, 50 saranno assegnate tramite gara: 35 stabilimenti balneari, 11 esercizi di ristorazione, 3 aree ricreativo-sportive e 1 attività di noleggio imbarcazioni. Le restanti 31 spiagge a pubblica fruizione saranno affidate in convenzione, con 11 di esse abbinate in gestione unica a un esercizio di ristorazione per garantire i servizi essenziali. L’obiettivo dichiarato è tenere insieme accessibilità, qualità dei servizi e prospettive di investimento più stabili per gli operatori.
La riforma si regge su alcuni principi molto netti. Il primo è la fine del lungomuro: il Piano impone almeno un varco pubblico ogni 300 metri, per un totale di oltre 38 accessi lungo tutto il litorale, ciascuno largo almeno 3 metri e fruibile liberamente, senza limiti di orario e per tutto l’anno. Il secondo è la distribuzione più regolare delle spiagge libere, con una spiaggia pubblica ogni 300 metri di costa. Il terzo è la riapertura visiva del mare: ogni concessione dovrà lasciare libero almeno il 50% del proprio fronte verso l’orizzonte, con separazioni basse, non superiori a 1,10 metri. Anche le strutture dovranno cambiare volto, con un’altezza massima di 5 metri e materiali naturali, reversibili, meno invasivi nel paesaggio.
Dentro questo quadro si inseriscono anche le tutele speciali. Gli edifici balneari storici dovranno essere conservati e valorizzati, mentre ogni stabilimento sarà chiamato a garantire accessibilità piena. È prevista inoltre una spiaggia dedicata alle persone con gravi disabilità, attrezzata con passerelle in legno fino alla battigia, ombrelloni ad apertura automatica e carrozzine da spiaggia. Il piano apre poi a nuove destinazioni d’uso: aree riservate agli animali da compagnia, spazi per il turismo naturista e, per la prima volta, un luogo pensato per la celebrazione di matrimoni civili sul mare. C’è infine la destagionalizzazione, uno dei passaggi più significativi: i concessionari potranno estendere l’attività da ottobre ad aprile, non solo con i servizi tradizionali, ma anche con eventi culturali, sport, proposte enogastronomiche e iniziative di educazione ambientale. In cambio, dovranno assicurare alcuni servizi minimi, così che il mare non resti un luogo vivo soltanto per pochi mesi all’anno.







