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Spin Time, quattro notti in strada dopo l'incendio: 400 persone in attesa di risposte
Foto: Artem Makarov / Pexels
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Spin Time, quattro notti in strada dopo l'incendio: 400 persone in attesa di risposte

L'edificio occupato all'Esquilino è sotto sequestro dopo il rogo del 29 luglio. Famiglie, anziani e oltre 90 minori ancora senza casa.

La Redazione ·2 agosto 2026 12:06 ·3 min di lettura

Quattro notti sul marciapiede, sotto il sole di agosto, con tende e brandine montate davanti all'ingresso del palazzo che fino a mercoledì sera era casa loro. La situazione dei residenti di Spin Time Labs, l'ex edificio INPDAP di dieci piani all'Esquilino occupato dal 2013, non si è ancora sbloccata: circa 400 persone — famiglie con bambini, anziani, soggetti fragili provenienti da 27 etnie diverse — restano fuori dallo stabile dopo l'incendio divampato nella notte tra il 29 e il 30 luglio 2026.

Le fiamme si sono sviluppate intorno alle 22 di mercoledì in un locale ai piani bassi dell'edificio. Alcuni residenti hanno tentato di domare il rogo con un idrante prima dell'arrivo dei Vigili del Fuoco. Non si sono registrati feriti gravi, ma alcune persone sono state soccorse per lievi intossicazioni da fumo. Le cause restano ancora da accertare: tra le ipotesi al vaglio c'è il cortocircuito di un quadro elettrico. I Vigili del Fuoco hanno dichiarato l'edificio temporaneamente inagibile, pur non avendo rilevato danni strutturali evidenti. Subito dopo, la Digos ha disposto un doppio sequestro: uno legato all'occupazione, l'altro funzionale alle indagini sull'incendio.

Da allora, i residenti possono rientrare solo uno alla volta, scortati dalle forze dell'ordine, e unicamente per recuperare beni di prima necessità e medicinali. Gli attivisti del movimento Action, che gestisce lo spazio dal 2013, hanno denunciato che le porte degli appartamenti sono state forzate durante le perquisizioni e gli alloggi lasciati in disordine, nonostante avessero messo a disposizione le chiavi. La Protezione Civile ha allestito un campo di emergenza davanti all'edificio, distribuendo acqua e pasti. Le persone considerate più fragili — tra cui circa 50 minori — sono state trasferite in strutture vicine: il Polo civico Esquilino, il Centro servizi per il volontariato, il Centro anziani e la palestra della scuola Di Donato. La CGIL ha messo a disposizione la propria sede a Porta Maggiore. Save the Children ha lanciato un allarme sulle condizioni dei minori, esposti a sistemazioni precarie in piena ondata di calore.

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Sul fronte istituzionale, giovedì 30 luglio si è tenuta una riunione in Prefettura con il Prefetto Lamberto Giannini, il Sindaco Roberto Gualtieri, il Cardinale Vicario Baldo Reina, il Questore Roberto Massucci, l'Assessore capitolino al Patrimonio e alle Politiche abitative Tobia Zevi e i rappresentanti della proprietà dell'immobile, il fondo Investire SGR. Il Comune ha ribadito la propria proposta di acquisto dello stabile, già avanzata prima dell'incendio, come strumento per consentire il rientro delle persone e trovare una soluzione strutturale. I rappresentanti della proprietà hanno manifestato disponibilità a collaborare. Il tavolo è stato aggiornato a lunedì per esaminare la proposta e individuare percorsi praticabili, con la consapevolezza — sottolineata dagli stessi partecipanti — che esistono vincoli giuridici non facili da aggirare nel breve periodo.

La vicenda ha riacceso lo scontro politico. Una parte delle opposizioni insiste sulla natura illecita dell'occupazione e chiede che si proceda allo sgombero definitivo, considerando l'incendio un ulteriore motivo per non prorogare una situazione già irregolare. Altri, dentro e fuori dalle istituzioni, chiedono invece di ripristinare l'agibilità al più presto e di avviare un percorso di regolarizzazione che salvaguardi quella che negli anni è diventata una realtà di welfare comunitario: Spin Time ospita decine di associazioni e offre servizi sociali e culturali a una platea ampia di persone. Il Comune di Roma si è collocato su questa seconda linea, dichiarando di voler tutelare i residenti e preservare l'esperienza di inclusione costruita in tredici anni.

Mentre le trattative procedono, i residenti hanno indetto un presidio permanente davanti all'edificio e un'assemblea pubblica per chiedere solidarietà e risposte concrete. La raccolta fondi avviata in loro sostegno ha superato i 24 mila euro. Per chi vive all'Esquilino e passa davanti a quei marciapiedi occupati da tende e materassi, la domanda è semplice e urgente: quando potranno rientrare a casa?

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