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Saxa Gres in liquidazione: 200 lavoratori in bilico tra cassa integrazione e futuro incerto
Foto: Bence Szemerey / Pexels
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Saxa Gres in liquidazione: 200 lavoratori in bilico tra cassa integrazione e futuro incerto

Il Tribunale di Roma ha dichiarato la liquidazione giudiziale del gruppo ceramico. A Roccasecca assemblea dei dipendenti, con la cassa integrazione in scadenza.

La Redazione ·31 luglio 2026 13:06 ·3 min di lettura

Davanti ai cancelli dello stabilimento Saxa Grestone di Roccasecca, in provincia di Frosinone, questa mattina i lavoratori si sono riuniti in assemblea. Non è una scena nuova per chi segue da anni la vicenda del gruppo ceramico, ma stavolta c'è una novità che pesa: il 29 luglio scorso il Tribunale Ordinario di Roma ha dichiarato la liquidazione giudiziale unitaria dei tre stabilimenti del gruppo, e per circa duecento persone l'orizzonte occupazionale non è mai stato così incerto.

La procedura, che ha sostituito l'istituto del fallimento, prevede la nomina di commissari liquidatori con il compito di inventariare gli asset, soddisfare i creditori — con priorità per lavoratori e INPS — e procedere alla vendita. Il Tribunale ha però disposto l'avvio con esercizio provvisorio, una clausola che consente la prosecuzione dell'attività aziendale nel frattempo: un margine di respiro, seppur stretto, che tiene aperta almeno in teoria la porta a soluzioni industriali.

I tre siti coinvolti sono Saxa Grestone a Roccasecca, Saxa Gres ad Anagni e Saxa Gualdo a Gualdo Tadino, in Umbria. Quest'ultimo era rimasto fermo per circa tre anni a causa dell'esplosione dei costi energetici; solo nel giugno 2025 era stato riacceso un forno e una parte dei dipendenti era tornata al lavoro a rotazione. Lo stabilimento di Anagni, invece, era stato ceduto nell'estate 2025 a DR Automobiles, seguendo una traiettoria produttiva del tutto diversa. Il sito più simbolico resta quello di Roccasecca: Saxa Gres aveva rilevato l'ex Ideal Standard puntando su un modello di economia circolare — piastrelle in gres porcellanato prodotte con ceneri da termovalorizzatori — che all'epoca della fondazione, nel 2015, sembrava una scommessa vincente.

L'assemblea di oggi, promossa da Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil, è anche un campanello d'allarme sul fronte degli ammortizzatori sociali. Per quattordici lavoratori la cassa integrazione straordinaria scade a brevissimo; per gli altri la scadenza è fissata al 16 settembre 2026. I sindacati chiedono una proroga di un ulteriore anno prima che i dipendenti accedano alla Naspi, e hanno già convocato una seconda assemblea per il 4 agosto. Il tempo stringe.

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A complicare il quadro c'è una storia recente fatta di scelte strategiche che oggi vengono messe in discussione. Nel settembre 2025 il controllo degli stabilimenti di Roccasecca e Gualdo Tadino era passato alla britannica Xeta Investments, collegata al gruppo Anchorage, che aveva annunciato un piano di ristrutturazione da circa 15 milioni di euro. Pochi mesi dopo, però, l'azienda aveva rinunciato al concordato preventivo e tentato la strada dell'amministrazione straordinaria, istanza che il Tribunale non ha accolto perché il numero dei dipendenti nel sito di Roccasecca era nel frattempo sceso sotto la soglia dei duecento richiesti dalla legge. Il risultato è la liquidazione giudiziale.

Il sindaco di Roccasecca, Giuseppe Sacco, non ha usato mezzi termini: la decisione del Tribunale «certifica il fallimento del tavolo di crisi», ha dichiarato, chiedendo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy spiegazioni sulle scelte percorse — e su quelle scartate — negli ultimi mesi. Una critica che arriva mentre lo stesso MIMIT ha avviato interlocuzioni con i liquidatori nominati dal Tribunale per individuare percorsi capaci di garantire la continuità produttiva. Un nuovo incontro è fissato per il 7 settembre 2026: poche settimane, ma decisive per capire se esiste ancora uno spazio industriale oppure se la liquidazione significherà, nei fatti, la chiusura definitiva.

La vicenda Saxa Gres è uno specchio delle difficoltà che attraversano interi comparti manifatturieri nel centro Italia: aumento dei costi energetici, passaggi di proprietà ravvicinati, strumenti di tutela che non sempre si adattano alla velocità con cui cambiano le condizioni di un'azienda. Per i duecento lavoratori coinvolti, il rischio concreto è trovarsi fuori dalla cassa integrazione senza che si sia trovato un acquirente o un piano credibile. Le prossime settimane diranno se le interlocuzioni al Ministero produrranno qualcosa di tangibile o se rimarranno, come teme il sindaco di Roccasecca, un esercizio tardivo.

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