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Cinquanta notti tropicali a Roma da maggio: un'estate che non si raffredda mai
Foto: emphedocle From Agrigento / Pexels
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Cinquanta notti tropicali a Roma da maggio: un'estate che non si raffredda mai

Dalla terza decade di maggio al 30 luglio, la capitale non ha trovato sollievo nemmeno di notte. I dati, la siccità, gli incendi e cosa rischia chi lavora all'aperto.

La Redazione ·30 luglio 2026 12:07 ·4 min di lettura

Cinquanta notti in cui il termometro non è mai sceso sotto i venti gradi. È il bilancio che Roma porta con sé all'alba del 30 luglio 2026, una soglia che non ha precedenti recenti e che racconta un'estate eccezionale non solo per i picchi diurni, ma per l'assenza quasi totale di refrigerio notturno. Una notte tropicale — così la definisce la meteorologia — è quella in cui la temperatura minima rimane sopra i 20°C: in teoria un evento estivo non raro, in pratica un accumulo di cinquanta in poco più di due mesi che segna un aumento del 33% rispetto alla media del periodo 1991-2020.

Di queste cinquanta notti, quindici sono state classificate come super tropicali, con minime che non sono scese sotto i 25°C. Un dato che colpisce ancora di più se si guarda alla sequenza dal 17 giugno al 12 luglio: ventisei notti consecutive senza che la capitale riuscisse a tirare un respiro fresco. Nel frattempo, il mese di luglio si è chiuso con una temperatura media mensile di 27,5°C, tre gradi e due decimi in più rispetto alla norma storica di 24,5°C. Il picco assoluto del mese è stato il 21 luglio, con 35,3°C, ma già il 29 giugno il termometro aveva toccato i 40,1°C. Oggi, 30 luglio, Roma è sotto bollino rosso con massime percepite attorno ai 39°C.

L'Italia è entrata nella quarta ondata di calore dell'estate, spinta da un anticiclone di origine subtropicale che, secondo le previsioni del meteorologo Lorenzo Tedici, potrebbe tenere il paese nella morsa almeno fino a Ferragosto. Le temperature sfiorano i sette gradi in più rispetto alla media, in alcune aree quasi dieci gradi sopra la norma stagionale di luglio. Il climatologo Mario Tozzi ha ricordato che questa escalation non è casuale: l'attività umana ha alterato un equilibrio climatico sempre più fragile, e l'Italia si sta riscaldando a un ritmo superiore alla media mondiale. Roma, in particolare, ha visto la sua temperatura media salire di circa tre gradi dall'inizio degli anni Ottanta — un grado in più rispetto a capitali europee come Berlino, Madrid e Parigi.

Siccità e incendi: la doppia emergenza

Il caldo non arriva da solo. A giugno, su Roma sono caduti appena 6,1 millimetri di pioggia, l'86% in meno rispetto alla media storica; nei primi dodici giorni di luglio, altri 1,8 millimetri. Nel distretto idrografico dell'Appennino centrale le precipitazioni sono calate in media del 48%, e l'indice che incrocia piogge e temperature segnala siccità severa o estrema in 126 dei 129 bacini monitorati. Il Lazio è tra le regioni più esposte: il 34% del suo territorio è già a rischio desertificazione, contro il 21% della media nazionale. Massimo Gargano, direttore generale di Anbi, ha sottolineato che la stagione calda si è ormai estesa ben oltre i tre mesi estivi tradizionali, mettendo a dura prova la salute dei cittadini e la tenuta delle reti idriche — che in Italia disperdono il 42,4% dell'acqua immessa, pari a 3,4 miliardi di metri cubi all'anno.

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La siccità alimenta gli incendi. Dalla partenza della campagna antincendio boschivo del Lazio, il 15 giugno, fino al 26 luglio la Protezione Civile regionale ha gestito 569 incendi, di cui 112 boschivi. La provincia di Roma è la più colpita con 259 eventi, quasi la metà del totale regionale; seguono Latina con 166, Frosinone con 94, Viterbo con 33 e Rieti con 17. Sono stati necessari 56 interventi di supporto alla flotta aerea nazionale. La Regione ha schierato oltre 700 mezzi di spegnimento, sette elicotteri e più di 2.700 squadre di volontari. Il 27 luglio la pericolosità incendi a Roma era classificata arancione; il 28 e il 29 luglio è salita al rosso.

Le misure per chi lavora fuori

Di fronte a questi numeri, le istituzioni hanno cominciato a muoversi. Il sindaco Roberto Gualtieri ha firmato l'ordinanza n. 74, in vigore dal 1° giugno al 30 ottobre 2026, per la prevenzione degli incendi e la mitigazione delle ondate di calore. Il 29 luglio ha aggiunto una direttiva specifica per i lavoratori all'aperto, raccomandando idratazione frequente, rimodulazione degli orari, pause in zone ombreggiate e uso di dispositivi di protezione individuali. La Regione Lazio aveva già anticipato le mosse con un'ordinanza del 22 maggio, integrata il 14 luglio, che vieta il lavoro sotto il sole diretto dalle 12:30 alle 16:00 nei giorni di rischio alto per i settori più esposti: agricoltura, florovivaismo, edilizia, cave, logistica di piazzale e consegne.

Resta sullo sfondo una tendenza strutturale che i dati dell'ultimo ventennio rendono difficile ignorare: tra il 2006 e il 2023, le notti tropicali nei capoluoghi di regione italiani sono aumentate di undici unità all'anno in media, e Roma è il primo comune d'Italia per numero di eventi meteo estremi censiti dall'Osservatorio Città Clima di Legambiente — 93 dal 1993 al 2025. L'effetto isola di calore urbana, amplificato dalla densità edilizia e dalla scarsa vegetazione, fa sì che la città accumuli e trattenga il calore in modo più acuto rispetto alle aree circostanti. Cinquanta notti tropicali in due mesi non sono solo un record stagionale: sono la fotografia di una città che cambia strutturalmente il suo rapporto con il clima.

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