Smartphone nascosto in cella: la nuova indagine su Angelo Travali e il clan Travali-Di Silvio
Un telefono cellulare, nascosto all'interno della cella, ha scatenato una nuova e approfondita indagine su Angelo Travali, figura che la Direzione distrettuale antimafia di Roma identifica ai vertici di un'organizzazione criminale radicata nel territorio pontino. L'apparecchio fu scoperto nel carcere di Benevento, dove il quarantenne era detenuto in regime di alta sicurezza, aprendo inaspettatamente un nuovo filone investigativo destinato a ricostruire i contatti mantenuti con l'esterno. Il ritrovamento, avvenuto tra la primavera e l'inizio dell'estate, ha portato alla denuncia alla Procura competente e al successivo trasferimento del detenuto in un istituto penitenziario della Sicilia, anch'esso riservato a chi è sottoposto a misure di sicurezza rigorose. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori, emerge con forza la necessità di verificare le modalità con cui il dispositivo sia stato introdotto nella struttura, un dettaglio che potrebbe svelare la rete di supporto esterna al clan.
Lo smartphone è stato immediatamente sequestrato per gli accertamenti informatici. Gli specialisti stanno analizzando il contenuto del dispositivo per acquisire il registro delle chiamate, le conversazioni presenti nelle chat e la rubrica dei contatti, con l'obiettivo preciso di individuare le persone con cui Travali avrebbe comunicato durante la detenzione. Secondo i primi riscontri investigativi, l'uomo avrebbe mantenuto rapporti con l'esterno tali da consentirgli di riorganizzare le attività del gruppo criminale attivo a Latina, dimostrando che la sua influenza non si è affievolita nonostante la prigionia. Gli inquirenti stanno verificando se le comunicazioni abbiano riguardato la gestione di traffici illeciti e i collegamenti con altre organizzazioni presenti sul territorio, in un'area dove gli equilibri criminali hanno mutato profondamente negli ultimi anni.
Travali è detenuto dal 24 agosto 2015. In primo grado, nell'ambito del processo Reset, è stato condannato a 12 anni e tre mesi di reclusione, mentre la Direzione distrettuale antimafia continua a sostenere in appello l'accusa di associazione di stampo mafioso. In precedenza era stato condannato a dieci anni nell'inchiesta Don't Touch ed era stato assolto dall'accusa di essere il mandante dell'omicidio Giuroiu. L'attività investigativa tiene conto anche dell'evoluzione degli equilibri criminali maturati negli ultimi anni nel territorio pontino, verificando l'eventuale supporto fornito da persone vicine al detenuto, compresi alcuni familiari. Tra gli elementi esaminati figura la posizione del fratello Salvatore Travali, che da circa un anno e mezzo ha lasciato il carcere e sta scontando gli arresti domiciliari in un'abitazione di Borgo Sabotino. Gli investigatori considerano inoltre il precedente arresto di Roberto Di Silvio, cugino di Angelo e Salvatore Travali, fermato dai carabinieri nel novembre scorso mentre trasportava due chilogrammi di cocaina a Latina a bordo di un'auto a noleggio.
Il contesto criminale del clan Travali-Di Silvio è rafforzato da una presenza che si estende anche attraverso le nuove leve, come evidenziato in un video rap pubblicato su YouTube e cancellato dopo poche ore, un inno ai fratelli Travali in carcere che affermava: "Latina è cosa nostra". È il regno dei fratelli Angelo e Salvatore Travali, sostenuti da Valentina e Vera con il marito Francesco Viola, ex capo ultrà del Latina Calcio. La clip pubblicata, sebbene breve, testimonia la persistenza di un'identità di gruppo che resiste alla detenzione, mentre la nuova indagine sullo smartphone nascosto potrebbe fornire le prove decisive per comprendere come questo controllo si mantenga attivo, oltre le mura del carcere.