Una cava di tufo di epoca romana, nascosta tra i laghetti di Tor Cervara, è diventata per qualche tempo il cuore di un’attività notturna abusiva: musica, prevendite online, campagne social e un format itinerante capace di spostarsi da una location all’altra della Capitale. Ma dietro l’atmosfera da evento esclusivo si celava una realtà molto diversa, fatta di assenza di autorizzazioni e di rischi concreti per chi entrava in quello spazio.
L’intervento della polizia è scattato nel corso di una delle serate programmate dagli organizzatori, quando nell’area erano già presenti circa 700 persone e altri ingressi risultavano ancora in arrivo. I biglietti venduti in prevendita online erano 765, a cui si sarebbero aggiunti ulteriori accessi acquistati direttamente sul posto. Numeri importanti, che raccontano quanto l’evento fosse stato costruito per attrarre un pubblico ampio e rapido da mobilitare, ma anche quanto fosse delicata la gestione di un luogo privo dei requisiti necessari per ospitare trattenimenti danzanti.
Proprio qui sta il punto centrale. Secondo gli accertamenti amministrativi e tecnici, il sito non era mai stato autorizzato a funzionare come locale da ballo. La Commissione comunale di vigilanza aveva già espresso parere negativo dopo un sopralluogo, segnalando la non conformità dell’impianto elettrico e l’assenza di una relazione aggiornata al 2026 sulla stabilità del fronte tufaceo. In altre parole, mancavano condizioni essenziali per garantire un uso sicuro dell’area, tanto più in presenza di centinaia di persone e di attività serali a forte afflusso.
Le criticità emerse durante il controllo non si sono fermate agli aspetti burocratici. Gli agenti hanno riscontrato diverse anomalie sul fronte della sicurezza: la scala indicata come uscita di emergenza era priva di illuminazione e non presidiata, e conduceva verso una zona completamente buia. Anche gli spazi di accesso presentavano problemi evidenti, con tavoli e sedute collocati in aree poco illuminate. A questo si aggiungevano estintori senza revisione aggiornata e varie luci di emergenza non funzionanti. Dettagli solo in apparenza minori, ma decisivi quando un luogo si riempie di persone e ogni via di fuga deve essere immediatamente riconoscibile, accessibile e operativa.
Il sequestro preventivo dell’area chiude così una vicenda che univa spettacolo, promozione digitale e uso improprio di un sito storico. La vicenda mostra come l’estetica di un evento possa mascherare, per un po’, problemi molto più concreti: la mancanza di autorizzazioni, l’assenza di verifiche strutturali aggiornate e un sistema di sicurezza insufficiente. Quando il divertimento si appoggia su basi fragili, il rischio non è solo amministrativo. Diventa, prima di tutto, fisico.






