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Roma cambia le regole urbanistiche: approvate le nuove norme del piano regolatore
Foto: Tom D'Arby / Pexels

Roma cambia le regole urbanistiche: approvate le nuove norme del piano regolatore

La Redazione ·23 luglio 2026 23:15

Diciotto anni senza una revisione organica. Poi, il 23 luglio 2026, l'Assemblea Capitolina ha approvato le nuove Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore Generale di Roma, aggiornando un impianto rimasto sostanzialmente immutato dall'adozione del PRG nel 2008. Il voto finale ha registrato 31 favorevoli, 6 contrari e 5 astenuti: un esito che riflette un consenso largo ma non unanime, con alcune fratture significative all'interno dello stesso centrodestra.

Hanno votato a favore le forze di maggioranza insieme ad Avs e Azione. Contrari Fratelli d'Italia e un consigliere di Forza Italia; astenuti Noi Moderati, un altro consigliere di Forza Italia e il Movimento 5 Stelle. La delibera era stata proposta dall'Assessorato all'Urbanistica e il suo percorso ha richiesto circa tre anni: due passaggi in Assemblea, il lavoro delle commissioni consiliari, audizioni pubbliche e l'esame di oltre mille osservazioni. Nei giorni immediatamente precedenti il voto, la Regione Lazio aveva chiesto una sospensione per ulteriori verifiche, ma un tavolo interistituzionale tra le strutture tecniche di Roma Capitale e della Regione si è concluso il 21 luglio, sbloccando l'iter.

Cosa cambia, concretamente

Le disposizioni modificate sono 67, più della metà di quelle attualmente in vigore. La riforma tocca ambiti molto diversi tra loro, e vale la pena fermarsi sui contenuti perché è lì che si misura l'impatto reale sulla vita dei romani.

Sul fronte del patrimonio, le nuove norme rafforzano la tutela del patrimonio storico, architettonico e ambientale. Sul fronte abitativo, introducono misure per il diritto alla casa e l'housing sociale, con azioni esplicite di contrasto all'overtourism per preservare la funzione residenziale nei quartieri centrali — un tema sempre più urgente in una città che vede il proprio centro svuotarsi di residenti stabili a favore degli affitti brevi. Le norme prevedono anche il recupero degli immobili degradati e la rigenerazione urbana delle periferie, insieme alla protezione del sistema ambientale e delle aree agricole. Il tutto viene accompagnato da una semplificazione delle procedure urbanistiche, pensata per rendere più rapida l'attuazione degli interventi. L'impostazione strategica del PRG del 2008 — contenimento del consumo di suolo, policentrismo, sviluppo della mobilità su ferro — viene confermata e non stravolta.

Il sindaco Roberto Gualtieri ha parlato di «giornata storica per Roma», descrivendo il lavoro compiuto come «lungo, rigoroso e profondamente condiviso» e anticipando «un nuovo e fortissimo impulso al processo di trasformazione» della città, orientato da principi di giustizia sociale. Ha anche ringraziato la Regione Lazio per il «fondamentale confronto» e la «leale collaborazione». La presidente dell'Assemblea Capitolina, Svetlana Celli, ha sottolineato la natura partecipata dell'iter consiliare.

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Le critiche: periferie, centro storico e interessi privati

Non mancano le voci critiche, e sarebbe sbagliato ignorarle. L'ex assessore all'Urbanistica Paolo Berdini ha sollevato obiezioni di merito: a suo avviso, alcune delle modifiche approvate favorirebbero gli investimenti privati nel centro storico e nei quartieri più pregiati, con possibili ricadute negative sui villini storici, mentre le periferie rischiano di restare indietro. Berdini ha anche citato specifiche norme sui parcheggi per grandi impianti sportivi — come quello previsto a Pietralata — e misure sul controllo degli affitti brevi, come punti di possibile ambiguità.

Dall'opposizione di centrodestra è arrivata una critica di segno diverso. Fratelli d'Italia ha definito Roma «condannata all'immobilismo per ragioni di bottega», sostenendo che le norme approvate rappresentino «il prezzo politico che il PD paga al cosiddetto campo largo». Una lettura che contesta la direzione politica complessiva più che i singoli contenuti tecnici.

Due critiche di natura opposta, dunque: da un lato chi teme che le nuove regole aprano troppo agli interessi privati nel centro, dall'altro chi accusa la maggioranza di bloccare lo sviluppo per calcolo politico. È una polarizzazione che dice qualcosa sulla complessità di riscrivere le regole di una città grande e stratificata come Roma, dove ogni norma urbanistica tocca equilibri economici e sociali difficilmente separabili.

Ciò che è certo è che le nuove NTA entrano ora nell'ordinamento urbanistico della capitale, dopo un iter che — tra commissioni, audizioni e mediazioni istituzionali — ha attraversato quasi un lustro. I suoi effetti, tanto quelli auspicati quanto quelli temuti, si misureranno nei cantieri, nelle concessioni edilizie e nei quartieri nei mesi e negli anni a venire.

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