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A Nettuno solo il 10% della costa è davvero libero: i numeri che fanno discutere
Foto: Marco / Pexels

A Nettuno solo il 10% della costa è davvero libero: i numeri che fanno discutere

La Redazione ·27 luglio 2026 3:04

Duecentonovanta metri. Tanto misura, in concreto, la spiaggia libera, accessibile e balneabile di Nettuno — un comune affacciato su quasi tredici chilometri di litorale nel Lazio meridionale. Lo rivela un'analisi presentata il 26 luglio 2026 da Legambiente durante la tappa laziale di Goletta Verde, la campagna ambientalista giunta alla sua quarantesima edizione, che ha scelto proprio il litorale pontino per accendere i riflettori su un problema che riguarda tutti i 24 comuni costieri della regione.

I numeri, letti in sequenza, restituiscono un quadro impietoso. L'analisi ha preso in esame 3.335 metri di litorale sabbioso — escludendo i 9,6 chilometri compresi nel poligono militare di Torre Astura, in gran parte inaccessibili — per un totale di 26,2 ettari di arenile. Di questi, 1.965 metri (il 59%) sono occupati da stabilimenti o strutture balneari. I restanti 1.370 metri risultano formalmente classificati come spiagge libere, ma la classificazione è in larga parte solo sulla carta: 500 metri sono inaccessibili per la chiusura di varchi e discese al mare, altri 580 metri — situati a est del porto, in prossimità della foce del canale Loricina — ricadono in un'area non idonea alla balneazione. Ciò che rimane sono appunto quei 290 metri, suddivisi in tre piccoli tratti discontinui: 170 metri tra il porto e Torre Astura, 70 metri vicino al confine con Anzio, e 50 metri destinati anche agli animali domestici, posizionati di fronte al depuratore, sul lato del poligono militare. In termini di superficie, le spiagge effettivamente fruibili rappresentano appena 2,02 ettari, il 7% dell'arenile complessivo esaminato.

Legambiente ha accompagnato la presentazione dei dati con un flash mob sulla spiaggia di Levante, srotolando lo striscione «Giù le mani dalla costa» e chiedendo al Comune di Nettuno — e agli altri municipi costieri laziali — di garantire una quota di arenile realmente fruibile. Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio, ha ricordato che esiste già una norma di riferimento: la legge regionale del Lazio n. 8 del 2015, all'articolo 7, comma 5, stabilisce che i comuni debbano riservare alla pubblica fruizione almeno il 50% dell'arenile di propria competenza. «Non basta classificare un arenile come libero», è la posizione dell'associazione: deve essere anche raggiungibile, balneabile, decoroso e dotato di accessi chiaramente riconoscibili.

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Mentre Legambiente parlava di percentuali, dalla magistratura amministrativa è arrivato un segnale ancora più diretto. Il 25 luglio 2026 — il giorno prima della tappa di Goletta Verde — il TAR del Lazio ha accolto un'istanza cautelare monocratica presentata da Codacons, Comitato dei Mille e associazione Dialogo, ordinando al Comune di Nettuno di garantire l'accesso in sicurezza a un tratto di arenile. Il ricorso era nato dal silenzio-inadempimento del Comune, della Capitaneria di Porto di Anzio e della Regione Lazio, tutti accusati di non aver risposto a una diffida inviata il 19 gennaio 2026. Nel ricorso è stato richiamato anche un episodio in cui un intervento di soccorso era stato rallentato dalla chiusura dei varchi, con esiti tragici. Il TAR ha rilevato che l'inerzia delle istituzioni «si pone in contrasto con l'interesse pubblico e con il diritto dei cittadini a utilizzare il demanio marittimo in condizioni di sicurezza». La decisione potrebbe portare all'apertura immediata di tre accessi al mare; quella definitiva sul ricorso è attesa per il 4 settembre 2026.

Il Comune, da parte sua, non è rimasto fermo. Il 5 maggio 2026 la Giunta aveva deliberato l'organizzazione delle spiagge libere per la stagione in corso, prevedendo l'affidamento dei servizi tramite convenzioni: 16 lotti di spiaggia libera saranno messi a bando, con obbligo per i gestori di garantire assistenza e salvataggio, servizi igienici accessibili anche ai disabili, pulizia quotidiana e percorsi fino alla battigia per persone con disabilità. Il Comune ha spiegato di non disporre di personale qualificato e risorse adeguate per gestire autonomamente questi servizi. Al 25 luglio risultavano attive 43 concessioni demaniali marittime nel territorio comunale; il 29 maggio una sentenza aveva invece decretato la decadenza della concessione dello stabilimento Le Sirene, che risulta chiuso.

Il caso di Nettuno si inserisce in un dibattito nazionale tutt'altro che risolto: quello sulle concessioni balneari, sul rapporto tra gestione privata e accesso pubblico al mare, e sulle responsabilità dei comuni nel garantire che la costa non diventi, di fatto, un bene riservato a chi può permettersi di pagare l'ingresso. I dati presentati da Legambiente fissano un punto di partenza difficile da ignorare: quando il libero accesso si riduce a 290 metri su oltre tre chilometri esaminati, il confine tra classificazione formale e realtà quotidiana è già stato attraversato da un bel po'.

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