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Mario Tozzi e l’appello pasquale: lasciate vivere gli agnelli

Mario Tozzi e l’appello pasquale: lasciate vivere gli agnelli

La Redazione ·4 aprile 2026 11:29

Mario Tozzi non risparmia parole dure alla vigilia di Pasqua. Con la schiettezza che lo contraddistingue, il conduttore di Sapiens – Un solo pianeta lancia un appello netto: «Lasciamoli vivere in pace, e non solo a Pasqua». Non si tratta di un invito blando alla moderazione. È una presa di posizione radicale che lega il desco festivo a questioni ben più profonde: l’impatto ambientale dell’allevamento, i benefici per la salute umana e un’etica primordiale che ci richiama alle nostre origini di prede, non di predatori indiscriminati.

Immaginate la tavola imbandita, il profumo di erbe aromatiche, il calore familiare. Eppure, Tozzi sposta lo sguardo oltre il piatto. Gli agnelli, definisce lui, sono «animali inventati dai sapiens, trasformati in merce». Ma restano uno ciascuno, individui. Come noi. Questa frase, tagliente come una lama, dissolve l’astrazione. Non più simboli pasquali o ingredienti anonimi, ma esseri senzienti. Qui il messaggio si fa divisivo, perché non attacca solo una ricetta, ma interroga il nostro rapporto con la natura addomesticata.

La Pasqua italiana pulsa di tradizioni radicate. L’agnello evoca riti religiosi, memorie d’infanzia, l’essenza stessa del convivio. Per questo, ogni anno, un intervento come questo accende scintille. Da un lato, chi difende l’eredità culturale con passione; dall’altro, voci che spingono per una consapevolezza nuova, attenta al benessere animale e agli squilibri ecologici. Tozzi non è un estraneo: da anni, attraverso il suo programma su RaiPlay, esplora i confini tra uomo e pianeta, denunciando i limiti del nostro modello di sviluppo. Il suo appello non è un capriccio pasquale, ma un capitolo coerente di una narrazione più ampia.

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Tre pilastri reggono il suo ragionamento, intrecciati con maestria. Innanzitutto, l’ambiente: optare per il vegetale alleggerisce la pressione su risorse idriche e suoli esausti dall’industria zootecnica. Poi, la salute: abbandonare la carne promette un corpo più leggero, meno esposto a rischi noti. Ma è l’etica il cuore pulsante, quella leva che tocca corde universali. Chi paga il prezzo di questa scelta? Non basta interrogarsi sul cosa mangiamo; urge chiedersi del chi ne soffre. Così, Tozzi parla a un pubblico vasto: ambientalisti convinti, salutisti pragmatici, dubbiosi morali che sentono il disagio ma esitano a cambiare.

La polemica non si spegnerà con le campane pasquali. Nessun decreto muterà le norme, nessuna legge imporrà menu alternativi. Eppure, il seme è piantato nel clima culturale della festa. Un volto televisivo di tale calibro sposta equilibri, costringe al confronto. La tavola diventa arena di scelte consapevoli. Alcuni resteranno fedeli al rito antico. Altri, forse solo per questa occasione, opteranno per pietanze verdi. In mezzo, cresce una schiera di indecisi, stanchi di slogan vuoti, assetati di comprendere il vero peso di ciò che acquistano e consumano.

La vera forza di Tozzi risiede nel timing. A ridosso della Pasqua, il suo grido penetra il cuore della sensibilità collettiva: quel fragile equilibrio tra usi secolari, libertà individuale e un’etica nascente. In Italia, dove famiglia e fede tessono l’identità, reazioni forti sono inevitabili. Ma il dibattito matura. La domanda – fino a che punto una consuetudine resiste al cospetto di nuove coscienze su animali, pianeta e senso del nutrimento? – non si aggira più. Tozzi risponde senza compromessi. E in questa nettezza risiede il potenziale di un cambiamento duraturo.

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