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"Il Grande Freddo" funziona, ma per arrivarci bisogna sfidare il caldo peggiore
Foto: Azizi Co / Pexels

"Il Grande Freddo" funziona, ma per arrivarci bisogna sfidare il caldo peggiore

La Redazione ·24 luglio 2026 10:16

C'è un paradosso al cuore del piano estivo del Campidoglio contro il caldo: i cinema climatizzati aperti gratuitamente ai romani sono accessibili quasi esclusivamente nelle ore in cui le autorità sanitarie raccomandano di non uscire di casa. È questa la critica che in questi giorni si è levata intorno a Il Grande Freddo, l'iniziativa promossa dal Sindaco Roberto Gualtieri e dall'Assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio, attiva dal 23 luglio al 4 agosto 2026.

L'impianto del progetto è ambizioso. Undici sale cinematografiche, undici biblioteche comunali, la Sala Squarzina del Teatro Argentina e l'Auditorium del Palaexpo vengono trasformati in rifugi climatici: luoghi gratuiti dove trovare frescura, socialità, intrattenimento. Le proiezioni sono gratuite e replicano lo stesso film contemporaneamente in tutte le sale aderenti, con due spettacoli quotidiani. Le biblioteche offrono invece sale lettura climatizzate e distribuzione gratuita di acqua. Dietro l'organizzazione operativa ci sono Anec Lazio, il Sistema Biblioteche di Roma, la Fondazione Teatro di Roma, l'Azienda Speciale Palaexpo e la Protezione Civile capitolina, con la produzione esecutiva affidata a Zètema Progetto Cultura.

Il punto su cui si concentra la polemica è preciso: le proiezioni sono fissate tra le 13:00 e le 18:45, cioè nella fascia oraria che i protocolli sanitari nazionali e comunali indicano come la più rischiosa per anziani, bambini e persone fragili. Sono le ore del cosiddetto bollino rosso, il livello 3 di allerta caldo che segnala condizioni di emergenza in grado di avere effetti negativi anche su persone sane. Roma ha già attraversato diverse giornate di questo tipo nel luglio 2026 e altre sono attese entro i primi giorni di agosto. La stessa ordinanza firmata da Gualtieri alla fine di maggio — la numero 74, in vigore dal 1° giugno al 30 ottobre 2026 — unifica le strategie di prevenzione incendi e mitigazione delle ondate di calore, riconoscendo implicitamente l'entità del problema.

La critica non riguarda l'utilità del posto in sé — un cinema con l'aria condizionata è, una volta raggiunti, un sollievo reale — ma il percorso per arrivarci. Chi dipende dai mezzi pubblici, chi vive lontano dai Municipi coinvolti, chi appartiene alle categorie più vulnerabili deve affrontare una camminata, un'attesa alla fermata, un tragitto esposto al sole proprio nelle ore più pericolose. Il beneficio esiste, ma il costo per accedervi può vanificare parte dell'utilità.

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Chi risponde e chi solleva dubbi

I sostenitori dell'iniziativa sottolineano che non tutti i romani trascorrono le ore centrali della giornata chiusi in casa: chi lavora in centro, chi ha già programmato uscite, chi abita vicino a una delle sale coinvolte può sfruttare gli spazi senza spostamenti aggiuntivi significativi. Le biblioteche, con orari potenzialmente più distribuiti e un accesso meno vincolato a specifici turni, rappresentano forse la componente più flessibile del piano. La distribuzione gratuita di acqua è un dettaglio piccolo ma concreto.

I critici replicano che l'efficacia di un piano contro il caldo si misura sulla sua raggiungibilità, non solo sulla qualità dell'offerta una volta dentro. Un rifugio climatico è utile nella misura in cui chi ne ha più bisogno riesce davvero ad arrivarci. Spostare almeno una parte delle proiezioni in fasce serali — quando le temperature scendono e lo spostamento diventa meno rischioso — avrebbe forse ampliato la platea di beneficiari, pur cambiando la natura del servizio.

La questione rimanda a un nodo più ampio: come si progetta un servizio pubblico pensato per i fragili, senza che i fragili siano i meno in grado di usarlo? Il dibattito su Il Grande Freddo non è una critica alla buona fede dell'iniziativa — che esiste, è operativa e offre qualcosa di concreto — ma un invito a misurarne l'impatto reale sui cittadini che più ne avrebbero bisogno. Una riflessione che potrebbe tornare utile già nell'edizione del prossimo anno, se il piano dovesse essere confermato.

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