"Il Grande Freddo": Roma apre cinema e biblioteche come rifugi climatici contro il caldo
Cinema gratis nel pomeriggio, biblioteche aperte senza registrazione, acqua distribuita all'ingresso. Roma ha deciso di usare la cultura come scudo contro il caldo, e da oggi — 23 luglio — il piano è operativo. Si chiama "Il Grande Freddo", e trasforma 24 strutture cittadine in quello che il Campidoglio definisce rifugi climatici: luoghi dove chiunque può entrare, stare al fresco e, se vuole, anche imparare o godersi un film.
L'iniziativa è stata presentata in Campidoglio dal sindaco Roberto Gualtieri e dall'assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio, ed è parte integrante del cosiddetto "Piano Caldo" della città. Resterà attiva fino al 4 agosto 2026. Il perimetro è ampio: 11 sale cinematografiche, 11 biblioteche comunali, la Sala Squarzina del Teatro Argentina e l'Auditorium del Palaexpo. Strutture distribuite in più municipalità — dal centro storico a Ostia, da Corviale a Lunghezza — proprio per garantire una copertura territoriale che non si limiti alle zone più turistiche.
Il cuore del programma sono le proiezioni cinematografiche, tutte gratuite e fino a esaurimento posti. Ogni giorno sono previsti due spettacoli: il primo tra le 13:00 e le 14:45, il secondo entro le 18:30 o le 18:45, a seconda della sala. Il film è lo stesso in tutte le sale aderenti, e si comincia con C'è Ancora Domani, il dramma comico di Paola Cortellesi del 2023. Tra i cinema coinvolti figurano il Cinema Adriano nel Municipio I, il Lux nel Municipio II, The Screen Cinemas di Ottavia, l'UCI Maximo di via Laurentina e l'UCI Roma Est a Lunghezza.
Le biblioteche comunali, invece, sono accessibili liberamente — senza tessera né iscrizione preventiva — e dalle 10:00 alle 12:00 distribuiscono acqua fresca gratuitamente. Tra le sedi partecipanti ci sono la Renato Nicolini a Corviale, la Vaccheria Nardi, la Joyce Lussu e la sede sostitutiva della Elsa Morante al Porto Turistico di Ostia. Chi preferisce un contesto più teatrale può invece riparare alla Sala Squarzina del Teatro Argentina, aperta per la consultazione di volumi legati alla stagione teatrale. All'Auditorium del Palaexpo, infine, l'accesso libero si accompagna alla mostra di Emergency Revelation. Lorenzo Meloni, con ingresso gratuito anche allo spazio Fontana al piano zero.
L'iniziativa nasce in risposta a un'estate che, nei dati, è già da record. Il Ministero della Salute aveva emesso un bollino rosso — il livello massimo di allerta — per il 21 e 22 luglio. Il 22 luglio le temperature a Roma hanno toccato i 36°C, con una percezione termica oltre i 40°C. Nei primi dodici giorni del mese, la città ha registrato dieci giornate con massime uguali o superiori a 35°C, con un picco assoluto di 40,1°C già il 29 giugno. Una tregua parziale è attesa tra il 23 e il 24 luglio, ma secondo le previsioni una nuova ondata — descritta come più intensa — è prevista a partire dal 30 luglio.
Il contesto climatico di lungo periodo rende l'urgenza ancora più evidente. Il 2024 è stato l'anno più caldo a Roma dal 1991, con una temperatura media giornaliera di 19,7°C, superiore di 2,5°C alla media storica del periodo 1991-2020. Il 2025 ha fatto registrare zero giorni di gelo, 101 notti tropicali e 41 giorni torridi. Estate dopo estate, quello che un tempo era considerato un picco eccezionale tende a diventare la norma.
Il progetto è realizzato in collaborazione con ANEC Lazio, l'Istituzione Biblioteche di Roma, la Fondazione Teatro di Roma, l'Azienda Speciale Palaexpo e la Protezione Civile di Roma. Gualtieri ha sottolineato il duplice valore dell'iniziativa — climatico e culturale insieme — e la sua volontà di rendere più accessibile l'offerta della città proprio nei momenti in cui uscire di casa è più difficile per le fasce più vulnerabili della popolazione: anziani, bambini, persone senza fissa dimora.
Sul piano simbolico, il nome "Il Grande Freddo" strizza l'occhio a una storia di piani di emergenza romani: lo stesso titolo è stato usato in passato per i dispositivi invernali di assistenza ai senzatetto. Stavolta il nemico è opposto, ma la logica è la stessa: usare le strutture pubbliche come rete di protezione quando il clima diventa una minaccia.