Ergastolo definitivo per Riccardo Di Girolamo per l'omicidio di Marco Gianni
Diventa definitiva la condanna all'ergastolo per Riccardo Di Girolamo, il 35enne di Pontinia ritenuto responsabile dell'omicidio volontario di Marco Gianni. La Corte di Cassazione ha infatti respinto il ricorso presentato dai legali dell'imputato, confermando la decisione della Corte d'Assise d'Appello di Roma e chiudendo così, sul piano giudiziario, una vicenda che ha scosso profondamente la comunità pontina.
La difesa aveva chiesto una diversa valutazione della sentenza, puntando a escludere le aggravanti della premeditazione e dello stalking e a ottenere il riconoscimento delle attenuanti generiche. Ma i giudici della Suprema Corte non hanno accolto questa linea, lasciando intatto l'impianto accusatorio e rendendo definitivo il carcere a vita per l'uomo indicato come il killer del vivaio di Borgo San Donato.
Il delitto risale al 13 aprile 2023. Marco Gianni, 30 anni, si trovava nel vivaio di famiglia a Borgo San Donato, a poca distanza da Sabaudia, quando venne raggiunto dall'aggressore. Di Girolamo, secondo la ricostruzione giudiziaria, si presentò armato di due fucili, tra cui uno a canne mozze, e tese un vero e proprio agguato. Sparò i primi colpi dall'auto, poi finì la vittima a terra con un colpo alla testa. Gianni morì sul colpo. Una sequenza rapida, brutale, senza margini di fuga.
Per i giudici, il movente va cercato nella gelosia. Marco Gianni aveva infatti iniziato una relazione con l'ex moglie di Di Girolamo, un legame che l'uomo non avrebbe mai accettato e che, secondo l'accusa, avrebbe trasformato in ossessione fino alla pianificazione dell'omicidio. La ricostruzione investigativa dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina parlava già di un proposito omicida coltivato dal 2022, elemento che ha pesato nel quadro complessivo del processo.
Con questa pronuncia si chiude un percorso giudiziario durato tre gradi di giudizio. In primo grado, il 21 marzo 2025, era arrivata la condanna all'ergastolo pronunciata dalla Corte d'Assise di Latina. Nell'ottobre dello stesso anno, la Corte d'Assise d'Appello di Roma aveva confermato la massima pena. Ora la Cassazione ha posto il sigillo finale su una decisione che non lascia più spazio a ulteriori riforme.
In ogni fase del procedimento, i familiari della vittima si sono costituiti parte civile, chiedendo giustizia per un omicidio che ha lasciato un segno profondo. E la giustizia, oggi, ha trovato la sua conclusione definitiva.