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Vittoria netta del No al referendum: la giustizia resta salda, Meloni va avanti

Vittoria netta del No al referendum: la giustizia resta salda, Meloni va avanti

La Redazione ·24 marzo 2026 1:36

Il No ha prevalso con chiarezza. Ribaltando ogni pronostica, il referendum sulla riforma della giustizia ha visto il 53,56% degli elettori opporsi al cambiamento proposto dal governo, pari a circa 14,7 milioni di voti contro i 12,7 del Sì. Questa vittoria si è concretizzata in tutte le regioni tranne Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia, con picchi record in Campania e Napoli. L'affluenza, sfiorando il 59%, ha sorpreso tutti, concentrandosi soprattutto al Centro-Nord e nelle grandi città, segno di una partecipazione democratica viva e consapevole.

Le prime proiezioni, già dalle 15, avevano indicato un vantaggio del No: tra il 49% e il 53% secondo gli exit poll, confermato poi da stime al 53,1%, 53,9% e fino al 54% con oltre metà delle sezioni scrutinate. Il gap si è fatto incolmabile, culminando nel trionfo definitivo. Un'onda montante che ha travolto le aspettative, nata da un'affluenza straordinaria – al 58,54% a metà seggi, al 58,51% a un quarto – e da un ritorno alle urne di chi era astenuto.

L'opposizione esulta. "Ce l'abbiamo fatta, viva la Costituzione", tuona un leader entusiasta. "Dalle urne un messaggio chiaro: c'è già una maggioranza alternativa", ribatte la segretaria del Pd, puntando a unire il campo largo verso le primarie. A Napoli, i magistrati brindano cantando Bella ciao, mentre in piazza si annuncia una "nuova primavera per il Paese". Figure di spicco della magistratura celebrano: "Vittoria contro le delegittimazioni", dice il presidente del Tribunale di Milano, commosso dall'affluenza. "Segnale forte e chiaro", aggiunge il procuratore di Napoli, "gli italiani hanno premiato la sincerità". L'Anm vede nel risultato un "punto di partenza" per preservare l'indipendenza delle toghe.

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Il governo accetta la sconfitta con rispetto, ma non arretra. "Rispettiamo la sovranità popolare, ma andiamo avanti", dichiara la premier in un videomessaggio, enfatizzando responsabilità e determinazione. Il ministro della Giustizia prende atto della decisione del "popolo sovrano", difendendo l'intento di una giustizia più equa. Dal fronte di maggioranza, si parla di "nulla da rimproverarci": la riforma era nel programma elettorale. Eppure, non mancano le ombre: "Rischio di un'azione delle toghe più invasiva", avverte un sottosegretario, temendo ritardi su immigrazione e sicurezza.

Un Paese diviso a metà, come notano alcuni, ma con un messaggio politico inequivocabile. La vittoria del No non è solo un blocco alla riforma, ma un richiamo alla Costituzione, all'equilibrio istituzionale e alla partecipazione civica. Mentre i comitati per il No festeggiano in spazi simbolici come ex cinema confiscati alla mafia, l'Italia riflette: le riforme sono necessarie, ma devono nascere dal dialogo, non dall'imposizione. Il referendum ha ridato voce al popolo, confermando la solidità della democrazia.

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