Via libera alla riforma elettorale: il nodo delle preferenze e la corsa verso l'Aula
La commissione Affari Costituzionali della Camera ha dato il via libera definitivo al testo della riforma della legge elettorale, un passo che segna l'inizio di una corsa intensa verso l'Aula. Il provvedimento sarà discusso ufficialmente venerdì, seguito da un dibattito previsto per luglio, dove la maggioranza potrebbe tentare di sfruttare i tempi contingentati per accelerare l'iter. A questo punto, è difficile immaginare che il testo, nato a febbraio e ritoccato nel passaggio in commissione, possa subire cambiamenti significativi, salvo colpi di scena improvvisi.
Tuttavia, il vero nodo aperto rimane quello delle preferenze. Il centrodestra ha evitato di affrontare la questione in questa fase, ma FdI e Nm hanno già fatto sapere di voler riproporre l'istituto in assemblea, dove purtroppo il voto è segreto. Questa scelta potrebbe trasformarsi in un punto di frizione cruciale, mettendo a rischio la coesione della maggioranza. Altri temi che potrebbero essere ripresi in mano includono il voto dei fuori sede, fortemente richiesto dalle opposizioni, e la questione delle circoscrizioni Estero, che aspetta ancora una soluzione definitiva.
Spunta inoltre una nuova norma, già ribattezzata da alcuni come 'anti-Vannacci', riguardante la raccolta delle firme. La proposta mira a esonerare dalla raccolta i gruppi parlamentari che si sono formati entro il 2025, includendo così Az, Iv, Avs e Nm, ma escludendo Noi con Europa e Azione. Questa mossa ha generato accuse di "marchetta" per il partito di Calenda, secondo Edoardo Ziello di FnV, e ha portato Riccardo Magi a scendere in campo contro la bocciatura di emendamenti per la raccolta digitale delle firme. Nemmeno la proposta del centrosinistra per l'alternanza di genere ha trovato spazio, lasciando il campo alla soddisfazione del relatore di FdI, Angelo Rossi, che ha ricevuto un applauso al termine del voto.
Le opposizioni non si sono fatte mancare l'attacco, sia sul merito che sul metodo. Simona Bonafé dei Dem ha accusato Meloni di voler cambiare le regole del gioco per paura, mentre Filiberto Zaratti ha sottolineato che il confronto per loro è semplicemente "fate come diciamo noi". Il centrosinistra e Azione hanno votato contro il mandato al relatore, mentre i Vannacciani non hanno partecipato alla seduta. La Lega, sempre critica sulla riforma, è intervenuta solo per controbattere agli attacchi dei Vannacciani sulle preferenze.
Mentre l'Aula si prepara a esaminare il testo, i rumors sul voto anticipato ripartono con forza. Il vicepremier Antonio Tajani ha dichiarato: "Vedremo quando sarà il momento giusto". L'appello della pentastellata Vittoria Baldino è chiaro: non dare in Aula uno spettacolo indecoroso e cercare di sciogliere i nodi non risolti, come le preferenze e il voto dei fuori sede. La riforma elettorale è ora al centro di una partita politica complessa, dove ogni dettaglio potrebbe determinare il destino della futura legge. Il tempo è limitato, e la pressione è altissima per tutti i protagonisti di questa scena politica.