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Il Plurale Quotidiano
Politica Interna
Tensione sul campo largo: Ucraina e riarmo dividono il centrosinistra

Tensione sul campo largo: Ucraina e riarmo dividono il centrosinistra

La Redazione ·12 luglio 2026 7:22

Le fotografie uniscono, i dossier dividono. Archiviata la grande manifestazione di Napoli, il campo largo fa i conti con i suoi nervi scoperti, rivelando distanze crescenti sulla politica estera e sul riarmo. Il difficile equilibrio con l'area centrista e la sfida di trasformare un'intesa finora simbolica in una reale alternativa di governo sono al centro di un dibattito acceso che rischia di sfaldare la coalizione. A rompere il silenzio in casa Pd è Goffredo Bettini, che avverte del rischio concreto che, spenti i riflettori, ogni alleato torni a rivolgersi alla propria area, dimenticando la necessità di un fronte comune[1][2].

In questo scenario, il dirigente dem invoca un patto solenne di lealtà, rivolgendosi all'intera coalizione ma anche al suo stesso partito, dove continua a serpeggiare il malessere, soprattutto nell'area riformista, per le posizioni di Giuseppe Conte sull'Ucraina[1]. Le ultime uscite del leader pentastellato su Kiev hanno riacceso le fibrillazioni tra i dem di Elly Schlein, convinti che il leader del M5s finisca spesso per allontanarsi dalla linea del Pse e dei principali alleati europei, creando una crepa che i centristi – da Italia Viva a +Europa – provano subito ad allargare[1][5]. Bettini prova a ricondurre il confronto entro un terreno comune, avvertendo che ingigantire il rischio di un'invasione russa dell'Europa rischia paradossalmente di allontanare una soluzione negoziale, un passaggio che conferma quanto il dossier estero resti il più delicato dell'alleanza[1].

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Un tentativo di tendere la mano arriva dalla figura di Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, indicato come possibile garante capace di tenere insieme il fronte riformista e disinnescare il timore che il campo largo si richiuda attorno al solo asse Pd-M5s-Avs[1]. Nella stessa direzione si muovono le primarie delle Idee, approdate a Palermo, con un messaggio chiaro: il centrosinistra può diventare competitivo solo se allarga il proprio perimetro e offre una casa riconoscibile all'area riformista, liberaldemocratica ed europeista[1]. Tuttavia, il malessere diventa anche un assist per Antonio Tajani, pronto a sfruttarlo a suo favore affermando che il campo largo ormai non esiste più, deciso a convincere i moderati che il loro spazio sia fuori dal perimetro del centrosinistra[1][3].

La spaccatura si è manifestata con forza anche in Aula: il Pd ha votato contrario alla parte delle mozioni di M5s e Avs che riguardava gli impegni legati alla guerra in Ucraina, mentre l'unica convergenza è rimasta tra Avs e pentastellati, con la bocciatura della mozione del campo largo e l'approvazione solo di alcuni punti dei documenti centristi[1][2]. Il fuoco amico di Potere al Popolo contro la manifestazione unitaria ha velato per poco l'effetto esplosivo delle dichiarazioni di Conte sulle spese per la difesa e il vertice Nato, evidenziando che la test è fallito ancora[2]. Mentre Renzi sostiene che il campo largo ci sta stretto e vince solo il centrosinistra unito, il governo festeggia la divisione delle opposizioni, lasciando l'idea di un fronte unito per le elezioni del 2027 irrealizzata[3][5].

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