Tajani a Rimini: "Nessuno strappo con gli Usa" e no secco alle tasse sugli extraprofitti
Il Vicepresidente del Consiglio al Meeting di Rimini difende l'asse transatlantico e attacca l'ipotesi di prelievi sugli extraprofitti: "Sa di Unione Sovietica".
Dal palco del Meeting per l'Amicizia fra i Popoli di Rimini, giunto alla sua 47ª edizione, Antonio Tajani ha scelto di parlare chiaro su due dossier che tengono banco nell'agenda politica italiana ed europea: lo stato delle relazioni con Washington e la questione dei prelievi sugli extraprofitti delle grandi imprese. Le sue parole, pronunciate il 26 agosto 2026 nell'ultima giornata dell'appuntamento ospitato sotto il titolo "L'amor che move il sole e l'altre stelle", hanno tracciato una linea netta su entrambi i fronti.
Sulla tenuta del rapporto con gli Stati Uniti, il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri ha voluto sgombrare il campo da ogni equivoco: nessuno strappo con Washington, ha detto, aggiungendo che il legame tra i due Paesi è "indipendente dai singoli presidenti" e si regge su valori e interessi condivisi che vanno ben al di là delle congiunture politiche. Un messaggio che suona anche come risposta alle tensioni diplomatiche delle ultime settimane: Tajani ha ricordato che "è naturale per gli alleati avere confronti franchi sulle crisi internazionali", senza che questo metta in discussione l'asse transatlantico, definito "pilastro fondamentale della nostra sicurezza". La parola chiave con cui ha descritto la partnership Italia-Usa è pragmatismo: più scambi commerciali, collaborazione proiettata al futuro.
Più acceso, e non privo di risvolti interni alla maggioranza, il passaggio sulle tasse sugli extraprofitti. Tajani si è detto contrario a qualsiasi ipotesi di prelievo di questo tipo, motivando la posizione con argomenti tanto giuridici quanto politici. "Il termine extraprofitto sa molto di Unione Sovietica", ha detto, spiegando che il concetto non ha una definizione riconosciuta nel diritto e che chiunque potrebbe tracciarne i confini a proprio piacimento. Ha poi citato esperti economici secondo cui simili misure hanno prodotto solo effetti negativi, frenando la crescita invece di distribuirne i frutti. Qualora le aziende siano chiamate a contribuire in momenti di difficoltà, ha sostenuto, la strada giusta è quella di un "confronto concordato", non quella di una tassa imposta per decreto.
Le parole di Tajani acquistano peso particolare se si considera che, appena quattro giorni prima, il governo italiano aveva firmato — insieme a Germania, Austria, Spagna, Portogallo e Polonia — una richiesta formale all'Unione Europea affinché imponesse una tassa straordinaria sugli extraprofitti delle società energetiche. La Commissione Europea ha risposto il 24 agosto chiarendo che la materia rientra nella competenza dei singoli Stati membri. Il 26 agosto stesso, il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto-legge n. 153, che proroga lo sconto sulle accise del gasolio fino al 5 settembre e rafforza gli aiuti all'autotrasporto, finanziando le misure attraverso un doppio anticipo sulle tasse per utili e dividendi delle grandi società energetiche — con diritto a un futuro credito d'imposta per le aziende coinvolte. Tajani ha accolto favorevolmente questo schema, definendolo coerente con una prospettiva liberale e alternativo alla "scorciatoia statalista" degli extraprofitti. Una posizione che lo colloca esplicitamente su un fronte diverso rispetto al collega vicepremier Matteo Salvini, principale sostenitore di un prelievo sugli utili bancari.
Nella stessa giornata, Tajani ha partecipato al panel "La speranza da ri-costruire nella terra dei cedri", a cui hanno preso parte anche l'Ambasciatrice del Libano in Italia, Carla Jazzar, e il Vicario Apostolico di Beirut, Monsignor César Essayan. Al centro del confronto, l'impegno italiano per la stabilizzazione e la ricostruzione del Paese dei cedri: il ministro ha annunciato che l'Italia rimarrà presente in Libano anche al termine della missione UNIFIL, a garanzia della piena sovranità di Beirut sul proprio territorio. Ha ribadito il sostegno alla presenza cristiana in Libano e in Medio Oriente come fattore di pace e dialogo, e ha espresso apprezzamento per la decisione libanese di abolire la pena di morte, criticando al contrario la scelta opposta compiuta dal parlamento israeliano.