Caro energia, fondi UE e Gaza: tre dossier aperti per il governo Meloni
Bollette, carburanti e trattative con Bruxelles: un'estate difficile per le famiglie italiane, mentre da Gaza arrivano testimonianze drammatiche.
L'estate del 2026 si chiude con tre dossier aperti sul tavolo del governo: il caro energia che prosciuga i portafogli delle famiglie, la partita sui fondi europei per la transizione energetica, e la crisi umanitaria in Terra Santa che non conosce tregua. Tre questioni distinte che si intrecciano, perché dietro i prezzi dell'energia e dietro le parole dei ministri c'è, sullo sfondo, l'instabilità geopolitica in Medio Oriente.
I numeri parlano chiaro. Tra marzo e agosto 2026, famiglie e imprese italiane hanno speso cifre molto elevate rispetto ai livelli precedenti alla crisi: circa 5,8 miliardi di euro in più per i carburanti, tra 3,7 e 3,8 miliardi per le bollette elettriche. Per settembre si stima un aggravio di circa 900 euro a famiglia rispetto all'anno scorso. Il prezzo all'ingrosso dell'elettricità ha toccato il 5 agosto i 207,84 euro per megawattora, il picco dell'anno e il livello più alto dalla fine del 2022, con una media mensile ad agosto di circa 0,19 euro per kilowattora: un balzo del 32% rispetto a luglio e quasi del 73% rispetto ad agosto 2025. La causa strutturale è nota: le centrali termoelettriche a gas coprono ancora il 45-50% della produzione elettrica nazionale, e il paese paga ogni fiammata dei prezzi del metano, alimentate in larga parte dalle tensioni in Iran.
Sul versante dei carburanti, il governo aveva prorogato lo sconto sulle accise del gasolio — 17 centesimi al litro, IVA inclusa — con un decreto firmato dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e dal ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin. La proroga però copre soltanto due giorni, fino al 26 agosto, finanziata con 20,8 milioni di euro provenienti dal maggior gettito IVA di luglio. Dopodiché le risorse sono esaurite. Il prezzo medio del gasolio self-service sulla rete stradale era di 2,130 euro al litro domenica 23 agosto; sulle autostrade si saliva a 2,203. Per la benzina non sono previsti interventi.
La partita con Bruxelles
È in questo contesto che si inserisce la richiesta di flessibilità che il governo italiano sta portando avanti con la Commissione Europea. Bruxelles ha aperto la possibilità per gli Stati membri di derogare temporaneamente ai vincoli del Patto di Stabilità per investimenti finalizzati a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili. Per l'Italia lo spazio potenziale vale circa 14 miliardi di euro nel triennio 2026-2028, che salgono a 35-36 miliardi includendo gli investimenti nella difesa. Una cifra significativa, ma che va letta con attenzione: non si tratta di un trasferimento già assegnato, bensì di uno spazio di bilancio entro cui lo Stato può muoversi, a patto di reperire autonomamente le risorse.
Pichetto Fratin, il 22 e il 24 agosto, ha spiegato che questa flessibilità serve ad accelerare la transizione energetica — fotovoltaico domestico, pompe di calore, reti elettriche e ferroviarie, sistemi di accumulo — e non a finanziare misure emergenziali come il taglio delle accise. Il ministro ha anche sottolineato con soddisfazione che la Commissione ha incluso esplicitamente gli investimenti sul nucleare tra quelli ammissibili. Una proposta italiana con il quadro degli interventi sarà pronta entro metà settembre, dopo un confronto politico interno.
Al Meeting di Rimini del 24 agosto, il ministro per gli Affari Europei Raffaele Fitto ha usato toni più ampi, affermando che la «rigidità di bilancio non serve» nella fase attuale e chiedendo programmi europei più flessibili e semplificati. Fitto ha citato l'esperienza del PNRR come esempio virtuoso di come la semplificazione abbia reso le politiche più efficaci. Il dibattito è aperto: c'è chi vede nella flessibilità un'occasione concreta per modernizzare il sistema energetico italiano e chi teme che diventi una scappatoia per rinviare il rigore necessario sui conti pubblici.
Le voci da Gaza
Sempre al Meeting di Rimini, lo stesso 24 agosto, la cronaca dei grandi numeri ha ceduto il passo a testimonianze di tutt'altro peso. Padre Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa, e padre Gabriel Romanelli, parroco di Gaza, hanno descritto una realtà che i dati economici faticano a contenere. Gaza, ha detto Romanelli, è «tritata»: una situazione paragonabile a un post-tsunami senza aiuti immediati, che peggiora ogni giorno per i ritardi nelle risposte internazionali. I cristiani presenti nella Striscia erano oltre 1.100 prima del 7 ottobre 2023; oggi sono 541. Sessanta di loro sono morti nel conflitto: 23 uccisi direttamente, 23 per mancanza di cure, 14 anziani. Il prezzo del diesel a Gaza ha raggiunto i 10 euro al litro, conseguenza diretta del blocco. La chiesa parrocchiale, grazie a una cisterna alimentata da una sorgente, ha fornito acqua a oltre 400 famiglie, in maggioranza musulmane.
Padre Ielpo ha ricordato che anche in Cisgiordania l'emergenza non si è fermata, con violenze e ingiustizie continue. Ha chiesto di riconsiderare la strategia per Taybeh, l'unico villaggio interamente cristiano della Cisgiordania, attualmente isolato come misura di protezione. La comunità, ha assicurato, non si smobiliterà.
Per chi volesse recarsi in Terra Santa, nel 2026 i pellegrinaggi restano possibili con cautela: Gerusalemme Ovest, la Galilea, Nazaret e Tel Aviv sono considerate zone sicure, le principali compagnie aeree hanno ripreso i voli per Tel Aviv, Betlemme è visitabile solo con tour guidati attraverso il Checkpoint 300. La Striscia di Gaza rimane vietata.