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Extraprofitti dei petrolieri, l'UE scarica la patata bollente agli Stati: e in Italia lo sconto sul gasolio scade domani
Foto: Lloyd Freeman / Pexels
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Extraprofitti dei petrolieri, l'UE scarica la patata bollente agli Stati: e in Italia lo sconto sul gasolio scade domani

La Commissione europea dice no a una nuova tassa comune sui petrolieri: decide ogni paese. Intanto i prezzi salgono e lo sconto italiano scade il 26 agosto.

La Redazione ·25 agosto 2026 8:06 ·4 min di lettura

Sei governi europei chiedono un'imposta comune sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, ma Bruxelles risponde che la competenza è degli Stati membri. Nel mezzo, gli automobilisti italiani si trovano davanti a un conto sempre più salato al distributore, con lo sconto sul gasolio — prorogato di un giorno dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti — che scade domani, mercoledì 26 agosto 2026.

Il quadro europeo è quello di un braccio di ferro ancora aperto. Germania, Italia, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna hanno inviato una lettera congiunta al ministro delle finanze irlandese — che presiede di turno il Consiglio UE — chiedendo di inserire il tema all'ordine del giorno della riunione dei ministri delle finanze prevista a Dublino a settembre. La tesi dei sei è netta: le compagnie petrolifere stanno registrando margini sui prodotti raffinati che superano ampiamente l'aumento del prezzo del greggio, e «coloro che traggono profitto dalle conseguenze della guerra devono fare la loro parte per alleviare l'onere sul pubblico in generale».

La Commissione europea, dal canto suo, ha scelto una posizione cauta. Nel quadro del piano AccelerateEU, si limita a incoraggiare gli Stati a valutare misure di questo tipo, promettendo assistenza sulle migliori pratiche nazionali e un monitoraggio dell'impatto sul mercato unico. Nessuna proposta di nuova tassa comunitaria è però sul tavolo. Non è la prima volta: già a marzo 2022, in piena crisi energetica legata alla guerra in Ucraina, Bruxelles aveva raccomandato misure temporanee sugli extraprofitti. Nell'ottobre dello stesso anno il Consiglio UE aveva concordato un contributo di solidarietà sulle società di combustibili fossili, che ha raccolto oltre 26 miliardi di euro prima di scadere alla fine del 2023. Ora i sei paesi chiedono di riprendere quel filo, con alcune correzioni: in particolare, vogliono un'analisi più specifica su come includere i profitti esteri delle multinazionali petrolifere.

L'urgenza della richiesta non è casuale. I prezzi dei carburanti nell'Unione Europea sono aumentati in modo significativo nel corso del 2026, con il costo dei combustibili per il trasporto personale cresciuto del 16,9% su base annua a luglio, secondo i dati Eurostat. Su base mensile, a luglio il diesel è salito del 4,3% e la benzina del 4,7%, invertendo i cali registrati a giugno. Al 17 agosto, il prezzo medio della benzina Euro 95 nell'UE-27 si attestava intorno a 1,807 euro al litro, il diesel a 1,952 euro. I prezzi risultavano più alti in 25 dei 27 paesi dell'Unione rispetto allo stesso periodo del 2025. Alla radice di questa impennata c'è il conflitto in Medio Oriente: gli attacchi avviati da Stati Uniti e Israele contro l'Iran il 28 febbraio 2026 e il conseguente blocco iraniano dello Stretto di Hormuz hanno fatto salire il prezzo del petrolio di circa il 25%, con effetti a cascata ben più pesanti sui prezzi finali — il diesel europeo ha guadagnato oltre il 70% dall'inizio del conflitto.

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L'unità dei sei firmatari della lettera non si rispecchia però all'interno di tutti i paesi coinvolti. In Germania, per esempio, l'SPD sostiene la proposta mentre il Cancelliere Friedrich Merz e la CDU vi si oppongono apertamente. Una divisione che riduce la pressione politica sul negoziato europeo e complica la costruzione di una maggioranza sufficiente al Consiglio.

In Italia, intanto, la risposta del governo è stata essenzialmente difensiva: uno sconto sul gasolio di 17 centesimi al litro — comprensivo di riduzioni delle accise e dell'IVA — in vigore dal 28 luglio e già prorogato una prima volta rispetto alla scadenza originaria del 6 agosto. Ieri la firma di Giorgetti ha spostato la nuova scadenza a domani, 26 agosto. La benzina resta esclusa da qualsiasi riduzione. Con lo sconto attivo, il prezzo medio del diesel in Italia si aggira intorno a 2,20 euro al litro; la benzina, senza alcun intervento, è in media a 2,08 euro. La misura è finanziata attraverso le cosiddette accise mobili e tagli selettivi alla spesa dei ministeri. Sul fronte della tassazione, il governo ha introdotto una sovrattassa sull'IRAP per le aziende energetiche, applicabile dal 2026 al 2027, ma senza aderire esplicitamente alla logica di un prelievo europeo coordinato sugli extraprofitti.

Il nodo politico resta aperto: se da un lato chi guida le grandi economie europee preme per una risposta comune, dall'altro Bruxelles continua a rimandare la decisione ai singoli parlamenti nazionali. Per i cittadini che fanno il pieno, nel frattempo, la risposta più concreta è quella che scade domani alla mezzanotte.

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