Strage di Bologna, Mattarella: "Libertà, giustizia e democrazia i valori da salvaguardare"
Il presidente della Repubblica ricorda il 2 agosto 1980: la strategia neofascista voleva distruggere quei valori fondanti.
Quarantasei anni dopo, la strage di Bologna torna al centro del dibattito pubblico con le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. In occasione del ricordo dell'attentato del 2 agosto 1980 — quando una bomba esplose nella sala d'aspetto della stazione centrale uccidendo 85 persone e ferendone oltre duecento — il Capo dello Stato ha indicato in libertà, giustizia e democrazia i valori fondamentali da custodire per garantire il futuro del Paese.
Mattarella ha ricordato come quella mattanza non fosse un episodio isolato né casuale: era parte, ha sottolineato, di una strategia neofascista che mirava deliberatamente a distruggere proprio quei pilastri su cui si regge la convivenza civile in una società democratica. Un attacco, dunque, non soltanto alle persone presenti in stazione quel giorno d'estate, ma alle fondamenta stesse dell'ordinamento repubblicano.
Il richiamo del presidente assume un peso particolare nel 2026, a distanza di oltre quattro decenni da una delle pagine più buie del dopoguerra italiano. La strage di Bologna resta una ferita aperta nella memoria collettiva del Paese: i processi si sono protratti per decenni, tra depistaggi, segreti di Stato e verità giudiziarie conquistate a fatica. Ancora oggi il tema delle responsabilità — accertate in sede penale per alcuni, ancora discusse nel dibattito storico e politico — alimenta tensioni e divisioni.
Le parole di Mattarella si inseriscono in un contesto in cui la commemorazione del 2 agosto non è mai soltanto un esercizio di memoria: è anche, inevitabilmente, un atto politico. Ogni anno la cerimonia a Bologna attira figure istituzionali e rappresentanti delle associazioni delle vittime, mentre le polemiche su presenze e assenze, su chi viene invitato e chi no, finiscono puntualmente per occupare spazio nel dibattito pubblico. La strage, in questo senso, non è mai diventata storia in senso pieno: è ancora presente, ancora controversa, ancora capace di dividere.
Il presidente ha scelto di ancorare il suo messaggio non alla polemica contingente ma ai valori di lungo periodo: libertà, giustizia, democrazia. Tre parole che nella loro semplicità portano il peso di tutto ciò che il terrorismo — di qualunque matrice — ha tentato di scardinare negli anni della cosiddetta strategia della tensione. Un periodo in cui attentati, stragi e violenze politiche hanno insanguinato l'Italia da piazza Fontana in poi, seminando paura e sfiducia nelle istituzioni.
Ricordare Bologna, nell'ottica tracciata dal Quirinale, non significa soltanto onorare le vittime — benché questo rimanga il primo e più urgente dovere morale — ma significa anche riaffermare che quelle istituzioni hanno retto, che la Repubblica ha saputo resistere e che i valori presi di mira sono sopravvissuti a chi voleva cancellarli. Un messaggio di tenuta e di continuità democratica, in un momento in cui le democrazie liberali in tutta Europa sono chiamate a fare i conti con pressioni e sfide nuove.
La memoria della strage di Bologna resta dunque, nelle intenzioni del presidente Mattarella, non un peso del passato da archiviare ma una bussola per il presente: un promemoria di quanto costi, e di quanto valga, difendere le libertà civili e il senso di giustizia condiviso che tengono insieme una comunità nazionale.