Il 4 agosto al Consiglio dei Ministri: più soldati e riconoscimento facciale all'esame del governo
Il CdM del 4 agosto esaminerà due ddl: uno per portare l'esercito a 40.000 unità entro il 2033, l'altro per regolare l'uso dell'IA biometrica.
Il 4 agosto il Consiglio dei Ministri si riunirà con all'ordine del giorno due provvedimenti destinati ad animare il dibattito politico per settimane: un disegno di legge per il rafforzamento dello strumento militare nazionale e un decreto legislativo sulle norme per il riconoscimento facciale da parte delle forze dell'ordine. Entrambi erano già sul tavolo della riunione tecnica preparatoria svoltasi il giorno precedente a Palazzo Chigi.
Più soldati e una difesa ripensata per i prossimi vent'anni
Il ddl sulla difesa prevede un incremento progressivo dell'organico di Esercito, Marina Militare, Aeronautica e Corpo unico della Sanità militare fino a un massimo di 40.000 unità entro il 31 dicembre 2033. Nei prossimi due anni è atteso un primo aumento di 5.000 soldati. Accanto all'espansione numerica, la riforma istituisce tre nuove componenti di riserva — operativa, specialistica e territoriale — e interviene sulla cybersicurezza, rafforzando il ruolo del Capo di Stato Maggiore della Difesa e istituendo un nuovo Fondo dedicato, con incentivi per il personale specializzato.
Il Ministro della Difesa Guido Crosetto ha inquadrato il provvedimento come la risposta strutturale al mutato contesto geopolitico: «Il ddl definisce lo strumento militare di cui il Paese avrà bisogno per i prossimi vent'anni», ha dichiarato, citando il conflitto in Ucraina come «laboratorio» dei nuovi scenari bellici, in cui droni, guerra elettronica e sistemi automatizzati hanno cambiato la natura stessa degli scontri. L'obiettivo dichiarato è garantire l'integrabilità delle Forze armate italiane nei contesti alleati, in linea con la prospettiva di una difesa comune europea.
Lo sfondo finanziario è però delicato. La spesa militare «pura» per il 2026 è stimata in 32,4 miliardi di euro, pari a circa l'1,48% del PIL, al di sotto della soglia del 2% richiesta dalla NATO. Alcune proiezioni indicano che l'Italia potrebbe essere nel 2026 l'unico Paese dell'Alleanza a ridurre la spesa per la difesa in rapporto al PIL rispetto al periodo pre-bellico, con una contrazione del 14%. Il governo ha scelto di presentarsi al recente summit NATO di Ankara con una quota del 2,8%, ottenuta riclassificando voci come pensioni militari, Carabinieri, Guardia di Finanza e spese spaziali. Una contabilità che non tutti gli alleati riconoscono senza riserve. Giovanni Donzelli di Fratelli d'Italia ha difeso l'impianto complessivo, sottolineando che il rafforzamento della difesa deve avvenire «senza gravare sul welfare dei cittadini».
Il riconoscimento facciale, tra sicurezza e diritti
Il secondo provvedimento è un decreto legislativo che adegua la normativa italiana all'AI Act europeo — il regolamento UE sull'intelligenza artificiale entrato in vigore il 2 agosto 2024 — per quanto riguarda l'uso del riconoscimento biometrico da parte della polizia. L'AI Act vieta in linea generale l'identificazione biometrica remota in tempo reale negli spazi pubblici, ma ammette eccezioni rigorosamente circoscritte: ricerca di persone scomparse, prevenzione di minacce terroristiche imminenti e individuazione degli autori di un elenco ristretto di 16 reati gravi, in ogni caso con autorizzazione giudiziaria. L'Italia ha scelto di avvalersi di queste deroghe.
Il nodo più controverso riguarda la possibilità di attivare i sistemi di riconoscimento facciale in casi di particolare urgenza anche prima dell'autorizzazione formale del giudice, con una semplice comunicazione al pubblico ministero e richiesta di ratifica successiva. Il decreto prevede inoltre l'integrazione delle videosorveglianze con il riconoscimento facciale in aree considerate sensibili — stadi, stazioni, grandi eventi, manifestazioni — con raccolta e conservazione temporanea dei dati biometrici fino a sette giorni: se in questo lasso di tempo viene accertato un reato, i dati possono essere usati nelle indagini; altrimenti devono essere cancellati. I registri informatici delle operazioni sono conservati per cinque anni.
Il Garante per la protezione dei dati personali ha sollevato dubbi significativi, ritenendo che la norma rischi di legittimare una raccolta massiva e preventiva di dati biometrici, potenzialmente sproporzionata e in contrasto con lo stesso AI Act. Fonti di Palazzo Chigi hanno risposto assicurando il pieno rispetto della normativa europea e delle garanzie costituzionali, con la verifica affidata all'autorità giudiziaria caso per caso. Le Commissioni Giustizia e Affari costituzionali della Camera hanno già espresso parere favorevole con condizioni — tra cui la necessità di autorizzazione del giudice per l'uso in tempo reale, requisiti minimi di affidabilità e accuratezza, e supervisione umana — proposte da Forza Italia. Il voto della Commissione Affari europei della Camera è stato rinviato, mentre l'esame prosegue in parallelo al Senato.
Il governo aveva approvato la proposta preliminare del decreto il 10 giugno 2026, dopo che il Parlamento aveva delegato l'esecutivo a disciplinare queste tecnologie nel settembre 2025. Il dibattito si è fatto più acceso anche alla luce di episodi recenti a Bologna e in Val di Susa, che hanno reso più concreto il tema dell'uso della sorveglianza biometrica in contesti di ordine pubblico.